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Borse ex specializzandi, ricorsi in continuo aumento: urge legge

Una legge per fermare i ricorsi e pagare il dovuto ai medici ex specializzandi che hanno intrapreso un’azione legale per le borse di studio non corrisposte tra 1983 e 1993 e solo in parte onorate tra 1993 e 2006: sempre più esponenti del mondo medico la chiedono allo Stato, e i progetti in senato ci sarebbero, ma lo Stato rinvia le preoccupazioni. E i conti rischiano di saltare perché – fino a prova contraria – possono ancora intraprendere un’azione legale non solo tutti e 160 mila i medici interessati dai mancati pagamenti fra 1983 e 2006 ma anche i circa 50 mila immatricolati alle scuole di specialità a partire dal 1978.

Secondo dati Fnomceo riferiti dall’Ufficio Stampa Consulcesi in una conferenza stampa a Milano, dove sono stati consegnati gli assegni di Bankitalia ad alcuni ricorrenti vincitori in Lombardia, sarebbero 97.300 i medici che hanno intrapreso azione legale tra 1983 e 2006, e ventuno le cause fin qui vinte (per un totale di 400 milioni di euro) dalla sola Consulcesi, collegio di avvocati che tutela circa 70 mila casi individuali. Su una platea di 160 mila potenziali ricorrenti ci sarebbe posto per altri 62 mila e rotti ricorrenti, né la chance di avere successo con un’azione datata 2015 sarebbe preclusa a priori. Spiega l’avvocato Sara Saurini dell’Ufficio legale Consulcesi: “Per le cause intentate prima del 2009 c’è una giurisprudenza consolidata. Chi ha intrapreso azione legale prima di quell’anno non ha problemi; sulle cause successive per alcune interpretazioni la prescrizione decorre, ma non per tutte, e non esiste una normativa ad hoc che escluda la possibilità di azioni legali”. Tra l’altro la recente sentenza 17434 del 2 settembre 2015 ha reso ancora più fosco il quadro per lo Stato. “La Cassazione, attuando una prassi giuridica già utilizzata nel recepimento delle direttive Ue, ha riconosciuto che il bacino degli aventi diritto alla borsa si estende anche a chi nel 1983 aveva già iniziato il corso di specialità e ricomprende gli immatricolati ai corsi dal 1978 in poi”, dice Saurini. Che puntualizza come ai ricorrenti non spettino le sole quote riferite alle annualità a partire dal 1983, anno in cui l’Italia avrebbe dovuto attuare la direttiva, “ma tutte le annualità in modo da non creare diseguaglianze in base all’anno d’immatricolazione”.

Il Senato ha prodotto tre disegni di legge (due a prima firma di Luigi D’Ambrosio Lettieri, Pdl, e un terzo del senatore Carlo Lucherini, Pd) che prevedono un indennizzo omnicomprensivo di 13 mila euro per annualità frequentata, non rivalutabile né passibile d’interessi. Considerata una media di 10 mila specializzandi l’anno – 60 mila in tutto da aggiungere ai 160 mila interessati dalle borse – se tutti ricorressero si arriverebbe alla stima astronomica di 8 miliardi di euro. Consulcesi ha anche accennato ai ricorsi intrapresi con i medici del Ssn per il rispetto degli orari di lavoro e dei turni di riposo, altra direttiva disattesa dall’Italia, puntualizzando che anche in questo caso l’obiettivo delle azioni legali è lo Stato e non l’azienda ospedaliera che ha applicato la normativa vigente e “irregolare”;

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