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La battaglia degli stipendi dei medici di base

Un mestiere in crisi; entro 5 anni 14milioni di italiani non avranno il servizio

In 4mila si rivolgono all’avvocato per avere le stesse retribuzioni e agevolazioni degli specializzandi: “Siamo penalizzati”

Stipendi nettamente più bassi. Contributi non pagati. Assicurazione lavorativa a proprio carico. Irpef pure. Un poker di disparità, rispetto ai colleghi specializzandi, che spiega al meglio il motivo per cui tra cinque anni 14milioni di italiani si ritroveranno senza il medico di famigllia. Già, perché i camici bianchi di medicina generale da un quarto di secolo non fanno altro che finire sempre più in basso negli indici di gradimento dei neo laureati che si apprestano a scegliere la specializzazione. Rendendo di fatto impossibile il ricambio generazionale. Ma ora qualcosa inizia a muoversi. Dopo 25 anni di discriminazioni, i medici di base hanno deciso di dire basta e passare alle vie legali. Supportati da Consulcesi, il network di avvocati esperti nella tutela dei medici.

La data da segnare in rosso sul calendario è il prossimo 13aprile. Giorno in cui verrà lanciata un‘azione legale contro lo Stato per chiedere un risarcimento a titolo forfettario. Che potrà arrivare fino a 50mila euro per ogni annualità di specializzazione.

Potenziali ricorsi

Al momento, sono già 4mila i medici che hanno contattato i mille avvocati messi a disposizione da Consulcesi gratuitamente. Ma il numero, da qui a settimana prossima, è destinato a crescere. Quello che è certo è che, considerati i mille posti che ogni anno vengono riservati agli specializzandi di medicina generale su tutto il territorio nazionale, il numero di medici discriminati dal ’93 a oggi supera i 20mila. Un potenziale bacino di ricorsi enorme, che potrebbe costringere lo Stato a un esborso economico non indifferente. Il dato è tratto. Intanto il pool di legali di Consulcesi ha già sondato il terreno nei tribunali d’Italia, da nord a sud, deciso a rivendicare i diritti dei medici di base sanciti dalle direttive europee. Indicazioni che, però, non sono state messe in atto nel nostro Paese.

Infatti, chi viene ammesso al “Corso di formazione specifica in Medicina Generale” – previsto per legge dal ’90 in attuazione di una direttiva della Cee – percepisce una borsa di studio pari a 11.603 euro all’anno. Peccato, però, che i colleghi specializzandi, dai cardiologi agli oncologi, dagli psichiatri agli ortopedici, incassino più del doppio. Dall’anno accademico 2006/2007, infatti, la loro paga è salita fino a 26mila euro annui. Non solo. Perché in tutte le specializzazioni i neo medici sono esentati dal pagamento dell’ Irpef, non sostengono gli oneri assicurativi per i rischi professionali e godono dei contributi post-laurea. Tutti tranne i medici di medicina generale. 

Che oltre ad essere borsisti e a guadagnare metà degli altri camici bianchi, pagano pure l’Irpef sulla borsa già tassata, i contributi e anche la copertura assicurativa. La borsa, così, assume valenza di reddito senza però comprendere il calcolo del triennio di specializzazione ai fini della pensione. Oltre al danno, la beffa.

Borse di studio

Come successo per i colleghi medici del periodo 78-2006 a cui i Tribunali continuano a riconoscere il diritto negato, ora siamo in campo per far sì che venga cancellata anche la disparità di trattamento che riguarda migliaia di medici di Medicina Generale“, affermano da Consulcesi annunciando battaglia. “Fare il medico di famiglia, ora, è diventata un’attività inferiore rispetto alle altre specialità. E questo è un problema, perché deve esserci pari dignità“, spiega Fiorentino Corti, vice segretario Fimmg (Federazione italiana medici di famiglia). Nei prossimi cinque anni saranno 45mila i medici di base che andranno in pensione, senza che le nuove leve potranno compensare in tutto le loro perdite. “In questo momento l’emergenza è grossa. Bisogna aumentare le borse di studio: ne avremmo bisogno almeno 2mila all’anno. E per questo ci auguriamo un accordo tra governo e regioni“. A proposito dell’azione legale ideata da Consulcesi, il sindacato aspetterà il Consiglio nazionale di fine mese per valutare i pro e i contro. “Stiamo seguendo la situzione con interesse, ma dobbiamo ancora studiare come agire. Siamo al lavoro per ridare dignità e importanza a questa professione, che è il primo presidio per le famiglie”.