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Orario dei medici, interrogazione al Governo sulla mancata attuazione della direttiva Ue

Il mancato rispetto dell’orario massimo di lavoro e delle ore di riposo giornaliero, così come disposte dal Dlgs 66 del 2003 per il personale della dirigenza medica, può determinare una riduzione dei livelli di appropriatezza, qualità ed efficienza delle prestazioni sanitarie con conseguente pregiudizio per la tutela della salute pubblica? Quali provvedimenti legislativi intende adottare il Governo per riconoscere i danni subiti dai medici per effetto della mancata attuazione della direttiva 2003/88/CE e in quali tempi? E infine: saranno previsti accantonamenti sul prossimo documento di economia e finanza, al fine di risarcire i professionisti danneggiati dalla mancata attuazione della direttiva 2003/88/CE.

Sono queste le domande calde sul mancato rispetto dell’orario di lavoro previsto dalla normativa comunitaria, e a cui l’Italia ha deciso di derogare parzialmente per un anno, poste da un gruppo di senatori – proponente Luigi D’Ambrosio Lettieri (Conservatori, Riformisti italiani) – con l’interrogazione orale (Atto n. 3-01975, pubblicata il 10 giugno 2015, nella seduta 463) presentata alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin e al titolare dell’Economia Pier Carlo Padoan. “Con questa prima iniziativa – ha affermato il senatore D’Ambrosio Lettieri nel corso di una conferenza stampa organizzata da Consulcesi e Cimo – parte una vera e propria “crociata” per il rispetto dei diritti degli operatori sanitari: i prossimi passaggi saranno una mozione e, se sarà necessario, anche un emendamento e, quindi un disegno di legge sul tema. Nel frattempo – ha aggiunto – è necessario fare due cose: innanzitutto ripristinare i loro diritti visto che sono stati privati del trattamento economico spettante; in aggiunta bisogna riportare dentro il dibattito, ma con consequenziale impegno concreto, il tema della sostenibilità del Ssn con riferimento anche agli oneri spettanti a chi questo sistema non soltanto lo fa forte, credibile e qualitativamente apprezzato per l’efficienza, ma anche a chi lo sostiene sotto il profilo scientifico: i medici. Una crociata, torno a dire, che vale la pena fare per ripristinare le condizioni di regolarità in un Paese che vuole che vinca sempre la democrazia”.

Plaudono all’iniziativa Consulcesi e il sindacato Cimo, che chiedono rispetto e garanzie per la categoria fortemente penalizzata dal mancato rispetto della direttiva 2993/88. E sottoscrivono la dichiarazione di D’Ambrosio Lettieri, secondo cui “se il Governo non trova una soluzione, chi presenta ricorso per la mancata applicazione della direttiva Ue sugli orari di lavoro, avrà davanti a sé una autostrada spianata”.

È indispensabile garantire ai camici bianchi la possibilità di poter svolgere nelle condizioni idonee la loro professione, tenendo anche in considerazione la delicatezza delle situazioni che si trovano ad affrontare – spiega il presidente di Cimo, Riccardo Cassied è anche un loro diritto tutelarsi e pretendere di essere adeguatamente risarciti per una mancanza dello Stato che ha penalizzato solo la categoria dei medici. Attraverso questa iniziativa e le successive da mettere in campo, ci auspichiamo che si arrivi ad un’organizzazione del lavoro, che non può prescindere da un contratto autonomo della categoria, che preveda turni e riposi specifici per l’attività che il medico svolge all’interno del Ssn, a tutela non solo dei camici bianchi, ma soprattutto dei cittadini”.

Registriamo un segnale importante e siamo i primi a chiedere alle istituzioni di trovare una soluzione per evitare un altro salasso alle casse pubbliche – dichiara infine l’ad Consulcesi Andrea Tortorellama proseguiamo la battaglia per il rispetto dei diritti dei medici. Siamo riusciti a farli valere arrivando a cambiare la giurisprudenza a loro favore, in Italia ed in Europa, e siamo pronti a sostenere i loro ricorsi, attraverso cui si può arrivare ad ottenere fino a 80mila euro a medico: la nostra nuova azione partirà il 20 luglio”.

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