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Sanità, stop al countdown. Pronti i ricorsi per l’orario

Il conto alla rovescia è finito. Dopo un anno di attesa entra, oggi, in vigore l’obbligo delle 48 ore di lavoro a settimana e delle 11 ore di risposo consecutive per tutto il comparto sanitario. Regola prevista già dalla direttiva UE 88/2003 e che l’Italia non aveva mai recepito fino alle legge 161/2014.

Un recepimento, però, dal sapore amaro. E’, infatti, del tutto fittizio dato che, numeri alla mano, per il Servizio sanitario nazionale è del tutto impossibile garantire il rispetto della norma sia per quanto riguarda i medici sia per quanto riguarda il resto del personale sanitario, infermieri in primis. E nell’inerzia sia delle regioni che in un anno nulla hanno fatto per apporre le necessarie modifiche al Ccnl di categoria o per riuscire a reperire le risorse umane ed economiche per risolvere la situazione, sia del governo che più volte sollecitato sul punto non ha trovato le risorse per far fronte all’emergenza, il caos è assicurato. E anche i ricorsi. E’ solo questione di tempo. Per quanto riguarda la parte strettamente organizzativa, infatti, le categorie hanno già preannunciato che garantiranno nei limiti del possibile la continuità del servizio sanitario ma che per quanto riguarda le attività come quelle ambulatoriali tutto starà nella verifica degli orari. Il rischio concreto, quindi, è quello di un ingorgo nelle liste di attesa già piene.

Capitolo a parte, ma economicamente rilevante, quello dei ricorsi. Posto che, sia i camici bianchi, sia il personale infermieristico, come più volte sottolineato da Consulcesi (la società leader nella difesa dei camici bianchi), potevano e potranno agire in giudizio per la mancata attuazione della direttiva, già a partire dal 2003 la situazione si appresta ad aggravarsi. Sono già in migliaia, infatti, gli aventi diritto che si sono rivolti alla giustizia per il mancato rispetto della normativa e, a questi, si andranno ad aggiungere anche tutti coloro che fino a questo momento avevano atteso invano che regioni e governo accogliessero le loro istanze. E in ballo per le casse dello Stato ci sono miliardi di euro a cui rischiano di andare ad aggiungersi quelli legati all’apertura, nell’estate del 2014, della procedura di infrazione nei confronti dell’ Italia da parte dell’ Ue.

 

La legge è dalla tua parte: non rinunciare a un tuo diritto. Informati ora.

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