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Un film per capire cos’è l’ebola

Come cambia l`informazione scientifica: ieri la proiezione al Ministero della Salute

 

 

 

Nella prima settimana di luglio sono stati segnalati dall`Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) 30 nuovi casi di Ebola: 18 in Guinea, 3 in Liberia, 9 in Sierra Leone. È chiaro che l`epidemia non può dirsi ancora finita. Tuttavia, le cose stanno andando molto meglio rispetto ai mesi passati, quando i contagiati erano centinaia a settimana. Questo risultato, nota l`Oms, si è ottenuto grazie soprattutto alla migliore capacità dei medici di tracciare le vie di contagio, al fatto che la popolazione è più disposta a segnalare i casi alle autorità e al fatto che le misure di quarantena vengono accettate e quindi seguite di più. E, naturalmente, grazie anche alla maggiore consapevolezza degli operatori sanitari riguardo a come devono comportarsi per evitare il contagio.

Già da questi fatti si capisce quanta importanza abbiano la formazione professionale e l`informazione verso la popolazione per il contenimento di una epidemia. È sulla base di questa convinzione che è nato il progetto “The ebola lesson“. Un progetto che ha visto la collaborazione di partner diversi: Consulcesi Group, un`azienda che si occupa di formazione per i medici; la Falcon production, casa di produzione cinematografica, l`Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e l`Università La Sapienza, che hanno fornito la consulenza scientifica.

L`idea è quella di utilizzare uno strumento emotivamente forte, come il cinema, per fare formazione professionale e,nello stesso tempo, informare i cittadini. “The ebola lesson” dunque è un film. Il regista Christian Marazziti, attraverso l`interpretazione di attori professionisti, racconta la storia di un gruppo di giovani ricercatori membri di una task force mandata nei Paesiafricani colpiti dall`epidemia all`inizio del 2014. Sono giovani partiti da diversi Paesi dell`Europa, dell`Asia e dell`America con lo scopo di combattere questo virus altamente letale che si trasmette attraverso il contatto con sanguè e liquidi corporei e che nell`ultimo anno ha contagiato più di 27mila persone, uccidendone oltre 11.000 soprattutto in tre Paesi africani: Guinea, Sierra Leone, Liberia.

Nel film ci sono tutti gli elementi della fiction: l`amore, la paura, l`angoscia, la malattia. Ma tutto è raccontato in modo scientificamente corretto perché i medici che per davvero hanno avuto a che fare con Ebola (i due pazienti italiani contagiati dal virus sono stati entrambi ricoverati allo Spallanzani) hanno seguito passo passo le riprese, dando suggerimenti e modificando la storia laddove era necessario.”The ebola lesson” è stato presentato ieri a conclusione di unatavola rotonda patrocinata dal Ministero della salute e alla quale hanno partecipato alcuni protagonisti della lotta alle epidemie. In particolare Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell`Istituto Spallanzani, ha voluto sottolineare l`orgoglio di essere italiani in questo frangente: molte delle regole adottate per il contenimento di Ebola sono state scritte a Roma, ha ricordato.

E in Italia c`è una grande rete per le malattie infettive. Ma bisogna avere il coraggio di adottare un modello centralizzato: pochi centri che funzionino come hub per legrandi emergenze e unarete di controllo sul territorio. Perché la dispersione è pericolosa quando ci si deve preparare “e senza preparazione non si va da nessuna parte”. Il capo del servizio sanitario dell`aeronautica militare, Piervalerio Manfroni, ha sottolineato la fatica di comunicare questa priorità ai cittadini. Eppure, se non ci fossimo preparati per tempo, dice, non saremmo potuti intervenire come abbiamo fatto in Italia e all`estero. All`aeronautica militare dobbiamo, infatti, tutta la procedura di trasferimento dei due contagiati italiani allo Spallanzani.

Uno era in sala: Fabrizio Pulvirenti. “Sono contento di essere guarito, ma l`obiettivo ha detto il medico di Emergency è portare i nostri standard di cure laddove mancano“. Tornerà in Africa, Pulvirenti? “Emergency ha ancora il suo centro in Sierra Leone. Io ho fatto domanda, se avranno bisogno di me, andrò”. E poi i rappresentanti del governo: Maria Grazia Pompa, del ministero della Salute, e Mario Baldi, del ministero Affari Esteri, che ha ricordato tutti gli errori commessi a livello internazionale in questa emergenza. Abbiamo visto che il sistema d`allarme era inadeguato, che la risposta non è stata immediata, ci siamo scontrati con la difficoltà a  mobilitare il personale medico e con risorse troppo limitate, abbiamo avuto a che fare con un`informazione non sempre all`altezza. Ma soprattutto, abbiamo constatato ancora una volta che “povertà e sottosviluppo sono all`origine di tutto“. Per fortuna dagli errori si può imparare. 

 

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