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750 ex specializzandi brianzoli battono cassa per 23 milioni

Il caso in Italia riguarda oltre 150mila medici a cui non sarebbero state riconosciute le prestazioni offerte durante la specializzazione. Ecco chi riguarda sui nostri territori

 

 

 

In Brianza 750 medici aspettano dallo Stato rimborsi per oltre 23 milioni di euro. Questa la cifra che si evince secondo i dati forniti da Consulcesi, una holding internazionale con 350 avvocati che segue le maggior parte delle cause medico-sanitarie (e quindi e cifre sono per difetto).

Dei 773 camici bianchi brianzoli che hanno fatto ricorso con l’agenzia, 43 hanno vinto la causa e in 23 hanno già incassato i quattrini: in totale 710mila euro. Una media di 30mila 863 euro. Se si moltiplica questa cifra (media) per gli altri in attesa arriviamo ai 23 milioni. I ricorrenti brianzoli fanno parte di quella schiera di medici che non hanno avuto quello che loro spettava, secondo le direttive europee negli anni in cui hanno svolto la specializzazione. 

L’origine del problema

Tutto risale agli inizi degli anni Ottanta, quando furono promulgate le direttive europee che imponevano agli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai medici durante gli anni della scuola di specializzazione in medicina. Nonostante l’obbligo entrasse in vigore all’inizio del 1983, lo Stato italiano non ha corrisposto le borse di studio dovute ai medici immatricolatisi tra gli anni accademici 19821983 e 19901991. Stiamo parlando secondo le stime della federazione degli ordini dei medici di oltre 158mila persone.Su scala nazionale le cifre sono da capogiro: se tutti coloro che in Italia hanno diritto al risarcimento facessero ricorso tramite avvocato, lo Stato (non le Asl o le Regioni,) dovrebbe sborsare 4 miliardi di euro. Chi ha vinto la causa ha percepito una cifra compresa tra i 20 e i 180mila euro (le cifre variano a seconda degli anni di specializzazione, c’è chi ne ha fatte anche due o tre), con una media di oltre 30mila euro.

Un secondo fronte

Più di recente si è aperto anche un secondo fronte per coloro che si sono iscritti tra il 1994 e il 2006. In quest’ultimo caso le borse di studio sono state pagate, ma non comprendevano il riconoscimento  della rivalutazione periodica,delle coperture previdenziali e assicurative e delle differenze contributive. Il mancato rispetto delle precise indicazioni contenute nelle direttive ha anche portato a una condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia europea, con le sentenze del 25/02/1999 e del 03/10/2000. Le corti d’appello di Roma e Milano e i giudici dei  tribunali di Genova, Napoli e Venezia,tra gli altri, hanno già riconosciuto ai medici seguiti da Consulcesi 373 milioni di euro. “La giurisprudenza – dice Marco Tortorella, avvocato specialista dei rimborsi – è ormai a favore dei amici bianchi, ed a riprova della velocità delle sentenze. La presidenza del Consiglio dei ministri ci contatta non appena arriva la notifica della sentenza per risparmiare su interessi e more”.

La politica

La politica si sta muovendo per risolvere il problema. Il governo Renzi ha già ricevuto sulla testa la tegola dei rimborsi dovuti ai pensionati cui non è stata rivalutata la pensione, ora si trova a dover dirimere il contenzioso miliardario coi medici. In Parlamento sono tre i disegni di legge presentati da parti diverse: si va verso una transazione,per garantire ai medici quanto dovuto e permettere allo Stato di contenere i costi. Ma non è finita. È pronta una class action contro la mancata applicazione della direttiva europea 2003/88 relativa alle ore di lavoro in più. Secondo i sindacati, i governi Prodi e Berlusconi hanno fatto saltare il limite delle 48 ore settimanali compresi gli straordinari. Una tegola da 3 miliardi di euro, anche se la questione non è solo economica ma di qualità del lavoro: si pensi a un chirurgo che opera in condizioni di non lucidità per troppo lavoro e mancati riposi. Col governo Letta le norme europee sono state recepite e saranno operative a novembre. Ma resta il pregresso.

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