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Dopo vent’anni rimborsati trecento medici siciliani

Lo Stato versa 11 milioni ai professionisti che a lungo hanno chiesto la remunerazione del lavoro svolto in corsia durante la specializzazione

Un diritto rispettato con oltre vent’anni di ritardo, tra inadempienze dello Stato italiano e lungaggini giudiziarie. Ieri a Palermo nella sede dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri, a 307 medici siciliani è stato assegnato un maxi rimborso, per un totale di 11 milioni di euro, relativo alle somme negate durante la Scuola di Specializzazione frequentata tra il 1978 e il 2006.

Il fatto è originato dalla violazione, da parte dello Stato, delle direttive dell’ Ue in materia di formazione dei medici specializzandi ai quali, secondo gli articoli 5 e 189 del Trattato istituito dagli organi di Bruxelles, è prescritta un’adeguata remunerazione. Che migliaia di camici bianchi italiani, in barba alla legge, non hanno mai ricevuto, lavorando gratuitamente tra le corsie.

È una giornata importante perchè dopo tanti anni viene riconosciuto un nostro diritto. Dal ’91 al ’95 non ho mai ricevuto una lira, seppure mi spettasse. Senza il sacrificio della mia famiglia, oggi non sarei una professionista” dice Pierina Richiusa, specialista in endocrinologia al Policlinico di Palermo, ricordando quegli anni.

Dopo un iter processuale lunghissimo, grazie all’azione del gruppo legale Consulcesi, che tutela i diritti dei professionisti della sanità, arriva la condanna per lo Stato che ha già risarcito gli ex specializzandi italiani per una cifra che supera i 530 milioni di euro. “Oggi sono contento a metà – dichiara il presidente dell’ Ordine dei Medici, Salvatore Amato perchè in uno Stato di diritto queste cose non dovrebbero mai accadere“.

Nonostante giustizia sia stata fatta, i numeri dei medici che hanno fatto ricorsi, crescono esponenzialmente, tanto da far temere allo Stato un esborso complessivo superiore ai 5 miliardi. Così è la stessa Consulcesi a proporre al Senato un accordo che prevedrebbe il pagamento immediato, prima della prescrizione prevista per il 2 novembre, di 2,5 miliardi di euro. Il provvedimento, però, rischia di arenarsi tra le carte della Commissione Sanità, mettendo a repentaglio il diritto di migliaia di medici specialisti.