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Medici, turni da ricorso

Il mancato rispetto delle 48 ore coinvolge circa 100mila camici bianchi. E il governo rischia un salasso da 3 miliardi

 

 

Non c’è pace per i camici bianchi, e nemmeno per le casse dello Stato. Dopo il caso “rimborsi per gli ex specializzandi”, ecco arrivata un’altra tornata di ricorsi che rischia di valere più di 3 miliardi di euro. E questa volta il dito è puntato contro i turni di lavoro. Allo stato attuale delle cose, infatti, è matematicamente impossibile che siano rispettati i diktat della legge 161/2014 relativamente agli orari di lavoro del comparto sanitario. E l’allarme arriva direttamente da Consulcesi, realtà leader nella difesa dei camici bianchi in Italia, che ha fatto sapere come a partire dal 25 novembre prossimo ogni medico appartenente al Ssn, in teoria non potrà più lavorare oltre le 48 ore settimanali e avere turni di riposo al di sotto delle 11 ore.

E, inevitabilmente, i conti non torneranno. Il blocco dei turn over e le risorse a disposizione non basteranno per coprire tutti i turni necessari e, per non rischiare di abbandonare a loro stessi i pazienti, i medici non potranno sottrarsi al lavoro. “Il problema dei turni massacranti, come ci confermano i tanti medici che ci hanno contattato, è dovuto sostanzialmente al blocco del turn over e alla mancata stabilizzazione dei precari“, ha sottolineato il presidente di Consulcesi Group Massimo Tortorellaproprio in quest’ultimo caso c’è un decreto legge che non riesce a trovare attuazione per la mancanza di risorse. Ecco perché abbiamo qualche perplessità sul fatto che dal 25 novembre  possa realmente cambiare qualcosa“. Risultato, circa 100mila camici bianchi si potranno preparare a fare ricorso. E non solo per quello che accadrà da novembre in poi, bensì per tutto il pregresso fino al 2007.

L’Italia, infatti ,era già stata ammonita dall’ Ue che, dopo l’entrata in vigore della direttiva 88/2003 aveva fatto presente al Paese la necessità di adeguare a tutto il comparto pubblico la regola delle 48 ore. Dettame a cui l’Italia si è adeguata solo parzialmente tra la fine del 2006 e il 2007, inserendo una norma ad hoc nella allora legge finanziaria. Da questo adeguamento, però, fu espressamente tenuto fuori il comparto sanitario. Elemento che ha portato l’Ue prima nel 2012 ad ammonire o Stato italiano e, successivamente nell’estate del 2014, a far scattare la procedura di infrazione nei confronti del Paese. Fatto che ha fatto correre il governo ai ripari attraverso la legge 161/2014 che, di fatto, ha esteso anche ai camici bianchi la regola delle 48 ore. Un’entrata in vigore differita a novembre 2015 quella della norma in questione che, nelle originarie idee del governo, doveva permettere di trovare una soluzione ad un problema da anni ora mai noto. E la palla era passata alle regioni chiamate a risolvere una questione con risorse sostanzialmente invariate. Soluzione ovviamente impossibile da trovare e che porterà quei medici che ancora non si erano mossi per il pregresso dal 2007 ad avere una spinta in più per poter agire.

ntanto sono già più di 5mila i soggetti che hanno fatto ricorso in meno di un anno. Una platea di destinatari che, in base ai dati elaborati da Consulcesi e che hanno trovato sostanziale conferma anche nel corso degli Stati generali della sanità convocati la scorsa settimana dalla FNOMCeO (federazione nazionale degli ordini dei medici), potrebbe ammontare a circa 100mila unità alle quali spetterebbero rimborsi medi per 80mila euro ciascuno. Una cifra, quindi, che potrebbe facilmente arrivare intorno agli 8miliardi di euro di rimborso. Realisticamente, però, il quantum dovrebbe aggirarsi intorno alla metà, dato che non tutti i soggetti faranno ricorso e che i rimborsi potranno anche assettarsi a cifre inferiori. Per quanto al ribasso, però, la cifra rischia di restare sempre troppo alta. Oltre al danno, infatti, dietro l’angolo c’è anche la beffa. La cifra di questi ricorsi, infatti, bene che vada non scenderà sotto i 3miliardi di euro e si andrà a sommare agli altri 5miliardi di euro di rimborsi per gli ex specializzandi non pagati. Una vera e propria spada di Damocle che pende sulle casse dello Stato. Ma dal governo tutto tace.

La legge è dalla tua parte: non rinunciare a un tuo diritto. Informati ora.

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