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Specializzandi, risarciti 27 bresciani

Dallo Stato 700 mila euro per compensi e contributi mai versati.

Se dal 2007 gli specializzandi di Medicina possono studiare e lavorare con un assegno mensile (borsa di studio), il merito è forse anche di tutti quei dottori che hanno portato la vicenda in tribunale. Chiedendo che la magistratura ingiungesse allo Stato italiano di pagare un assegno mensile, come imposto dalla direttive comunitarie emanate negli anni 1975-76. Le cause, perseguite da migliaia di camici bianchi, aumentano. E ieri è arrivato il riconoscimento per 27 medici bresciani, 408 in Lombardia. A medici bresciani il governo dovrà versare 700 mila euro. Tradotto, in media, ogni dottore riceverà 26 mila euro.

Si tratta di cifre che arrivano dopo decenni, con i professionisti già avviati alla loro carriera. Come Michele Di Natale, oculista a Milano, che è stato tra i primi ad aderire alle azioni collettive “per il diritto negato ai medici ex specializzandi. Questo risultato – sostiene – può servire per i tanti colleghi che ancora non hanno fatto ricorso e fa ben sperare chi è in attesa di rimborso”. Ma c’è anche chi ha deciso di devolvere in beneficenza la somma ricevuta. E’ il caso di Alberto Gobbi, specializzato in ortopedia a Milano e ora presidente della Onlus “Oasi Bioresearch Foundation”, che aiuta i giovani medici stranieri a formarsi in Italia: “è bello pensare che il rimborso per la mia specializzazione del passato – spiega – serva per dare un futuro e una speranza alle nuove generazioni di camici bianchi”. I 27 medici di Brescia, al pari dei 381 colleghi lombardi, hanno avuto ragione in Tribunale grazie agli avvocati di “Consulcesi”, lo studio legale con sedi in diversi Paesi (Londra, Lugano, Los Angeles, Roma, Tirana) che da sempre si occupa di assistere i camici bianchi in quest’annosa vicenda. “Finora – precisano dallo studio legale – abbiamo ottenuto per i medici risarcimenti per 400 milioni di euro”.

E se fino al 1993 gli specializzandi di Medicina lavoravano senza ricevere alcun assegno, dal ’94 al 2006 il problema erano soprattutto gli oneri previdenziali mai versati. La presidenza del Consiglio dei ministri si trova quindi a gestire una partita milionaria, che forse troverà esito in un futuro accordo transattivo: fino ad allora, però, le cause continuano.

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