Vittima di diffamazione online: consigli per procurarsi la prova in maniera corretta

Quando si è vittima di diffamazione online non basta lo screenshot o la stampa dell’articolo o del post sul social network. Scopri come procurarti la prova in maniera corretta.

Sommario
  1. Diffamazione online. Il web e i suoi pericoli
  2. I programmi e i tool a pagamento più usati per l’acquisizione forense di pagine web
  3. La sentenza 24600/2022 della Corte di Cassazione

Quando un soggetto offende la reputazione altrui comunicando con più persone, commette il reato di diffamazione. Chi commette questo tipo di reato è punito con la reclusione fino a un anno o con una multa fino a 1.032 euro.

Se, nell’offendere l’altro, il soggetto attribuisce un fatto determinato (ad esempio “il dr. Tizio ha operato mio marito al cuore e lo ha ucciso perché è un incompetente e un ciarlatano”), la pena è molto più alta: reclusione fino a due anni ovvero multa fino a 2.065 euro.

Nel caso in cui l’offesa venga recata attraverso la stampa o con qualunque altro mezzo di pubblicità (come ad esempio internet), si parla di diffamazione aggravata: in questo caso, la pena è quella della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro.

La vittima di diffamazione, se vuole che il responsabile venga perseguito dalla giustizia, deve sporgere querela all’autorità giudiziaria. Se viene rintracciato il colpevole, la vittima ha il diritto di costituirsi parte civile nel procedimento penale a carico del soggetto che lo ha diffamato, per ottenere il ristoro dei danni subiti.

Diffamazione online. Il web e i suoi pericoli

La diffamazione, ai giorni nostri, corre sul web.

I leoni da tastiera che si trincerano dietro uno schermo possono prendere di mira chiunque per denigrarlo e offenderlo, spesso gratuitamente, arrecandogli non pochi problemi.

Un post diffamatorio su un social network è visibile da potenziali milioni di utenti, e se condiviso per un enorme numero di volte può addirittura diventare virale e andare persino a finire sugli organi di stampa, con ricadute reputazionali inimmaginabili per la vittima, specialmente se esercita una professione come quella medica.

I programmi e i tool a pagamento più usati per l’acquisizione forense di pagine web

Tra i software utilizzati dalle forze dell’ordine italiane per l’acquisizione forense di pagine web troviamo FAW (Forensics Acquisition of Websites), un programma che permette di acquisire pagine sia dal web che dal dark web (browser TOR), e consente di acquisire pagine di Youtube, Facebook, Whatsapp, Instagram, caselle e-mail, video in streaming, pagine riservate degli account Google.

Il software può essere acquistato in abbonamento annuale, oppure on demand per 24 ore; quest’ultima soluzione può consentire anche al meno esperto (utilizzando le guide di supporto disponibili sul sito) di procurarsi la prova forense della diffamazione subita.

Un’ulteriore risorsa, rinomata tra i tecnici per la facilità con cui può essere usata direttamente dal soggetto che ha subito la diffamazione, è Legal Eye, che consente di navigare su internet e cristallizzare in tempo reale tutto ciò che si vede a schermo, secondo il processo di acquisizione forense che abbiamo descritto sopra, semplicemente con un click, senza bisogno di scaricare alcun tipo di software. Il servizio è a pagamento.

Si può utilizzare, a costi peraltro molto contenuti, anche acquisizioniforensi.it (il vecchio hash-maker), che consente di acquisire url, pagine web e immagini da un sito, il tutto secondo la procedura di acquisizione forense sopra descritta.

Questi sistemi sono solitamente utilizzati dai tecnici del settore, come ingegneri informatici e avvocati, per fornire un servizio per i loro clienti.

Diffamazione online. I tool di acquisizione gratuiti

Tra i tool gratuiti, invece, si può segnalare Wayback Machine (web.archive.org), un sito web che permette di acquisire, gestire e cercare raccolte di contenuti digitali senza bisogno di avere alcuna competenza tecnica, semplicemente inserendo l’indirizzo della pagina web che interessa e salvandola. Su questo sito milioni di utenti in tutto il mondo salvano le pagine web; quindi, il funzionamento può spesso essere molto lento.

Stesso sistema – e stessa lentezza dovuta al massiccio utilizzo in tutto il mondo – troviamo su archive.is, che si definisce una vera e propria capsula del tempo per le pagine web, attraverso la quale, inserendo semplicemente l’indirizzo nella barra di ricerca rossa, è possibile cristallizzare e archiviare un’istantanea inalterabile di una determinata pagina web, salvandone inoltre testo e copia grafica.

Su perma.cc – sviluppato e gestito dalla biblioteca della scuola di legge di Harward – è possibile archiviare una pagina web, che rimarrà immutata per sempre; il sito richiede la registrazione, ma è gratuito solo per istituzioni accademiche e tribunali, mentre per utenti professionali o privati è possibile sottoscrivere dei piani a pagamento.

Conifer (il vecchio Webrecorder) permette di salvare fino a 5 GB di pagine web mediante creazione di un account gratuito.

Data l’alta richiesta, i tool e i software per l’acquisizione forense di pagine web si stanno moltiplicando, per offrire dei servizi sempre più semplici, utilizzabili non solo dai professionisti ma anche dagli utenti del web più inesperti.

La sentenza 24600/2022 della Corte di Cassazione

Sul web si trovano numerosi articoli con titoli altisonanti, secondo cui la Corte di Cassazione avrebbe riconosciuto valore di prova legale allo screenshot di una chat.

Non bisogna farsi fuorviare da questi titoloni, che alimentano la diffusione di notizie parziali e spesso contengono articoli scritti da soggetti non esperti né in materia giuridica né digitale.

La sentenza n. 24600/2022 della Cassazione, in effetti, ha riconosciuto valore di prova agli screenshot di una chat di gruppo, ritenendola equiparabile a una fotografia.

La Cassazione, però, attribuisce forza probatoria a questi screenshot non in quanto tali, ma perché sono stati riconosciuti in giudizio dai testimoni, che ne hanno confermato il contenuto in ogni parola.

Si è trattato, perciò, di un caso particolare, in cui si avevano a disposizione i nominativi delle persone che avevano letto quelle offese e le hanno confermate in giudizio.

Un post diffamatorio su un social network, invece, può essere letto da persone che noi non conosciamo o comunque difficilmente rintracciabili, per cui il semplice screenshot, non accompagnato da un’acquisizione forense, continuerebbe ad avere un valore probatorio pressoché nullo in un giudizio o durante un tentativo stragiudiziale di transazione per una richiesta di risarcimento del danno.

Il consiglio, perciò, è quello di diffidare dei fantomatici esperti del web e rivolgersi a professionisti del settore che possano fornire un’assistenza mirata per questo tipo di problematica.

I suggerimenti per creare la prova in maniera corretta non valgono solo per chi è vittima di diffamazione online, ma per chi subisce qualunque tipo di reato che si consuma sul web: stalking, sexting, truffe subite su piattaforme di e-commerce.

 

Di: Manuela Calautti, avvocato

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