Menu

Uso di software pirata nello studio medico: cosa si rischia?

23/11/2023

L’utilizzo di software pirata negli studi medici è una pratica diffusa, ma che può comportare gravi rischi: indagini, reclusione e multe salate sotto il profilo penale, risarcimento del danno per quanto riguarda l’aspetto civile, per non parlare, infine, del concreto pericolo di subire attacchi da parte di cyber criminali.

Uso di software pirata nello studio medico: cosa si rischia?

Il software pirata è un software privo della licenza d’uso, che viene riprodotto, distribuito, condiviso, venduto o utilizzato senza averne il diritto. Solitamente, quando viene acquistato un computer, viene inclusa nel prezzo la licenza d’uso del sistema operativo, oltre a una licenza temporanea per i programmi di uso quotidiano per la videoscrittura, la creazione di fogli di calcolo e la lettura dell’e-mail, con invito a sottoscrivere l’abbonamento o ad acquistare la licenza definitiva.

 

Chiunque abbia acquistato un computer, tuttavia, almeno una volta nella vita ha utilizzato programmi con licenze pirata, perché proposti dal tecnico installatore – in buona fede – per far risparmiare qualche soldo oppure scaricati da internet dall’utente smanettone. Se il computer è dedicato a un utilizzo personale, i rischi sono abbastanza contenuti, ma se per quel device è previsto un uso professionale, si rischiano delle gravi conseguenze economiche, con risvolti poco piacevoli.

 

Il diritto d’autore sul software

 

Il software (quello che in gergo chiamiamo “programma per il computer”) è protetto dalla legge sul diritto d’autore, in quanto è il risultato di un’opera dell’ingegno creata dall’autore grazie al suo intelletto e alla sua idea: i profitti derivanti dalla sua vendita e distribuzione, perciò, spettano all’autore.

 

La legge prevede la pena della reclusione da un minimo di sei mesi a un massimo di tre anni, oltre che la multa da un minimo di euro 2.582 euro a un massimo di euro 15.493 euro per chiunque:

 

  1. duplichi abusivamente un software per trarne profitto (ad esempio per rivenderlo a prezzo inferiore);
  2. distribuisce un software abusivamente,
  3. vende un software senza licenza,
  4. detiene a scopo commerciale o imprenditoriale un software senza licenza,
  5. affitta software contenuti su cd/dvd privi del contrassegno SIAE.

 

CONSULTA E SCARICA L’EBOOK SUL WEB COME SPONSORIZZAZIONE DELL’ATTIVITÀ SANITARIA SU CONSULCESI CLUB

 

Software pirata nello studio professionale: è un rischio?

 

L’installazione da parte di un medico sul PC dello studio di software illegali potrebbe rientrare nella detenzione a scopo commerciale o imprenditoriale di software senza licenza: il medico potrebbe perciò essere sottoposto a processo penale ed essere condannato sia alla reclusione che al pagamento della sanzione amministrativa, come determinate nel paragrafo precedente.

 

Il condizionale è d’obbligo, perché la giurisprudenza sul punto è abbastanza altalenante. L’articolo 171 bis della legge sul diritto d’autore punisce, infatti, la detenzione del software crackato a scopo commerciale o imprenditoriale, ma tace sull’utilizzo professionale: l’orientamento oramai costante in giurisprudenza esclude la punibilità del professionista che utilizza al suo studio programmi crackati, non rientrando l’attività professionale in quella “commerciale o imprenditoriale” prevista dalla legge. Il rischio, in ogni caso, è che a seguito di una denuncia da parte della casa produttrice del software i device dello studio medico vengano comunque sottoposti a sequestro preventivo da parte dell’autorità giudiziaria; in questo caso, il sequestro sarà sicuramente annullabile in virtù dell’orientamento costante della giurisprudenza. Tuttavia, il medico avrà affrontato una situazione molto spiacevole e fastidiosa, sostenendo spese per difendersi in giudizio e subendo le conseguenze negative, sotto il profilo reputazionale, di un’irruzione in studio da parte delle forze dell’ordine.

 

Pur non avendo – attualmente – conseguenze sotto il profilo penale, l’utilizzo di software crackato all’interno dello studio sottopone comunque il medico al rischio di una richiesta di risarcimento del danno da cosiddetto fatto illecito. Si potrebbe obiettare, in tal caso, che è difficile, se non impossibile, che la software house venga a sapere che quel determinato programma crackato è utilizzato nello studio medico. In realtà, è più facile di quanto sembri.

 

In molti, infatti, per sbloccare i programmi originali dalle licenze utilizzano il keygen, un programma che genera codici product-key (cioè la chiave di licenza) da inserire per ingannare il programma e fargli credere di avere la licenza. Attraverso questo sistema si rischia che il software, dopo l’inserimento della chiave di licenza e l’accettazione delle condizioni d’uso, si colleghi con la casa di produzione attraverso la connessione web per la segnalazione di eventuali difetti di funzionamento o bug del sistema; attraverso tale collegamento la casa produttrice del software potrà facilmente comprendere, analizzando la product key, che si tratta di una licenza irregolare, inoltrando così nei confronti del medico che ha installato il software pirata una diffida con richiesta risarcitoria. In questi casi, il medico dovrà rivolgersi a professionisti esperti del settore che possano valutare se sussiste o meno l’obbligo risarcitorio, e negoziare, se del caso, la migliore soluzione transattiva.

 

L’uso di un software pirata: quali rischi per la cybersecurity

 

Utilizzare un software pirata – indipendentemente dal fine personale o professionale – è una pratica da sconsigliare non solo per le implicazioni derivanti dalla violazione della legge sul diritto d’autore, ma per i gravi rischi sulla sicurezza informatica. Il software pirata può infatti essere un contenitore di virus e malware che vanno ad infettare il computer, e possono provocare la perdita o la distruzione dei dati ivi contenuti, compresi i numerosi dati personali e sanitari dei pazienti.

 

I software pirata possono anche rappresentare la porta d’ingresso al PC per i cyber criminali: è di un paio di anni fa il caso di alcune backdoor scoperte nelle versioni crackate di Microsoft Office e Adobe Photoshop, che consentivano attacchi capaci di dirottare portafogli di criptovalute ed estrarre informazioni dal PC tramite la rete TOR.

 

In questi casi, il titolare dello studio medico sarà direttamente responsabile della perdita dei dati, perché affidandosi negligentemente e imprudentemente a un software pirata ha messo in pericolo i dati sanitari dei pazienti, provocandone la perdita o – peggio ancora – il furto e la diffusione sul dark web, senza adottare le cautele di sicurezza informatica e le dovute precauzioni, violando così il GDPR. Il rischio è quello di essere travolti da una pesante sanzione da parte del Garante Privacy e da un invio massivo di richieste risarcitorie da parte dei pazienti: in entrambi i casi, il medico che perde i dati perché ha installato un programma pirata sul PC di studio è praticamente indifendibile.

 

Open source: l’alternativa sicura, gratis e legale alla pirateria

 

Ogni utente può avere i suoi motivi per non voler utilizzare un software originali, da quelli “di principio” a quelli economici. L’alternativa alla pirateria, però, esiste ed è di qualità: si tratta dei software open source, cioè di tutti quei software aperti, sviluppati e gestiti attraverso una collaborazione aperta tra i programmatori, resi disponibili in maniera gratuita per l’utilizzo da parte di chiunque, che può così utilizzarlo, esaminarlo, studiarlo, modificarlo e ridistribuirlo a sua volta. Alcuni esempi di software open source sono il sistema operativo Linux, il browser Mozilla Firefox, la suite Libre Office (alternativa a Microsoft Office), il software per la visualizzazione di video VLC Media Player, il software per la gestione delle e-mail e dell’agenda Mozilla Thunderbird.

 

L’utilizzo dell’Open source in studio medico, a differenza del software pirata, non intacca la sicurezza dei dati custoditi all’interno dello studio e non ha conseguenze negative sotto il profilo economico e reputazionale. La pirateria, oltre ad avere spiacevoli conseguenze economiche, è sicuramente disdicevole sotto il profilo morale: usando un software pirata danneggia l’economia ed equivale, moralmente, a commettere un furto.

 

 

Manuela Calautti, avvocato