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TFR, come verificarlo e cosa controllare in busta paga?

26/04/2022

TFR, come verificarlo e cosa controllare in busta paga?

TFR sta per “Trattamento di Fine Rapporto”, per tale intendendosi il rapporto lavorativo tra il lavoratore e il datore di lavoro.
La disposizione è sancita dal nostro ordinamento sin dal 1927 quando è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la cosiddetta “Carta del Lavoro”, la n. 100 del 30 aprile 1927 che all’art. 17 disponeva testualmente: “nelle imprese a lavoro continuo il lavoratore ha diritto, in caso di cessazione dei rapporti di lavoro per licenziamento senza sua colpa, ad una indennità proporzionata agli anni di servizio. Tale indennità è dovuta anche in caso di morte del lavoratore”. L’intento iniziale era quello di garantire al lavoratore un sostegno economico che potesse garantirgli un’esistenza dignitosa nel periodo intercorrente tra la perdita del lavoro e la ricerca andata a buon fine di un altro. Negli anni, la sua natura è cambiata volgendosi sempre più ad un metodo retributivo-previdenziale, più comunemente detta come “indennità di anzianità” o “liquidazione”. Dunque, come lo conosciamo oggi, il TFR è un metodo di accantonamento di una parte della retribuzione che gli verrà erogata alla fine del rapporto lavorativo e che viene maturata mensilmente, secondo una normativa dettagliata. Ai sensi dell’art. 21120 c.c., il TFR spetta ai lavoratori dipendenti- subordinati – del settore privato, ne sono esclusi i lavoratori autonomi.

 

Tra i servizi offerti da Mio Avvocato di Consulcesi c’è anche la valutazione del TRF, un argomento spesso complesso e articolato sul quale ora cerchiamo di fare maggiore chiarezza.

TFR e riferimento normativo

Il TFR è stato introdotto dalla Legge 297/1987 che ha modificato l’art. 2110 c.c., rimodulando il calcolo per l’importo previsto e, successivamente, incentivare i “fondi pensione”. È stato il D.lgs n. 252/2005 che, in attuazione della L. n.243/2004, ha riformato complessivamente il sistema della previdenza complementare. Il D.lgs n.151/2001 ha incrementato le cause che giustificano la richiesta di anticipazione del TFR, mentre una misura particolare è stata quella prevista dalla legge di stabilità 2015 che, in maniera sperimentale con durata fino al 2018, disciplinava la possibilità di ricevere il TFR direttamente in busta paga.

Le informazioni base sul TFR sono in busta paga

Il documento che mensilmente il datore di lavoro consegna al lavoratore al fine di erogare lo stipendio, far ottenere l’accredito dei contributi per la pensione e altri trattamenti INPS e per accantonare la quota TFR è la busta paga.
Il TFR si trova nella parte bassa della busta paga, dove è possibile leggere sia quanto matura quel mese sia quanto è stato accantonato progressivamente, fino a quel mese, nell’anno. Spesso i cedolini riportano quanto del TFR sia stato maturato nell’anno precedente in una casella con la dicitura “Fondo TFR al 31/12”. Accanto a tale casella si possono trovare anche altre informazioni come la retribuzione utile al calcolo del TFR. Non tutte le voci retributive concorrono al calcolo del TFR, per questo spesso la retribuzione mensile non coincide con quella utile al calcolo. Poi si possono leggere varie informazioni come: quota anno TFR, cioè la quota di TFR maturato, sino a quel mese, nell’anno; la rivalutazione TFR e relativa imposta; la voce TFR a Fondi che indica quando il TFR viene destinato dal lavoratore, in tutto o in parte, ad un fondo pensione; la voce TFR a QuIR, una dicitura che andava completata quando il TFR poteva essere percepito mensilmente in busta paga e non a fine rapporto; gli anticipi, cioè quanto del TFR maturato sia già stato corrisposto nell’anno al lavoratore.

Quali sono altre informazioni a cui prestare attenzione?

È essenziale che gli esperti controllino la busta paga e per questo ci si può rivolgere a CAF/Sindacata, commercialisti, consulenti del lavoro che – di concerto e in collaborazione – con gli avvocati sappiano spiegare al meglio tutele e diritti spettanti a lavoratori. È, inoltre, interessante sapere che la quota finanziaria del TFR prevede una tassazione del 17% applicata alla somma di rivalutazione in base ai coefficienti Istat e al tasso fisso. La restante parte è tassata in base a come viene gestito e richiesto il trattamento di fine rapporto. Tra l’altro, il lavoratore che abbia maturato almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro può chiedere un’anticipazione del TFR, in misura non superiore al 70% dell’importo maturato. Tale richiesta deve essere giustificata da particolari esigenze, essenzialmente correlate a spese da sostenere per prestazioni sanitarie o per l’acquisto della casa di abitazione propria o per i figli, e deve essere comprovata (ad esempio, con ricevute e fatture relative a spese mediche, con il rogito notarile per l’acquisto di immobili, ecc.). Il TFR può essere accantonato dal datore di lavoro, su richiesta del lavoratore, in un fondo di previdenza complementare. In tal caso, il lavoratore, che interviene nella scelta del fondo pensione, dispone in tal caso di un accantonamento con tutte le caratteristiche e i vantaggi della previdenza complementare, dalla deducibilità fiscale dei contributi versati alla possibilità di garantirsi una forma di pensione integrativa.

Vorresti avere una panoramica completa su diritti e doveri nel rapporto di lavoro?

Risulta sempre complesso immagazzinare informazioni ed essere lucidi nel riconoscimento dei propri diritti o doveri quando si parla di “rapporto di lavoro”. Per fortuna, però esistono dei professionisti a cui affidarsi. Con il servizio Mio Avvocato di Consulcesi, l’informazione è a portata di click e comprensibile immediatamente ai più grazie ad un sistema interattivo che consente di dialogare immediatamente con il team legal ed essere seguiti passo passo su questioni riguardanti il TFR, ma anche l’indennità specifica medica, la retribuzione di posizione unificata, l’indennità di anzianità, la retribuzione di posizione variabile aziendale, i mancati incarichi, il surplus di orario, gli ordini di servizio illegittimi, i turni eccessivi e tutti quegli argomenti che risultano spesso incomprensibili e ingarbugliati. Chiedere una valutazione preliminare è facile, sicuro e lungimirante.