Lotta all'asma: il ruolo dell'inquinamento dell’aria e del cambiamento climatico

L’asma colpisce sempre più persone ma cause, e soluzioni, sono da ritrovare ancora una volta nell’inquinamento dell’aria e nel cambiamento climatico. Scopri di più

L'asma, patologia respiratoria cronica caratterizzata dall’infiammazione delle vie aeree, continua ad interessare sempre più persone in Italia e nel mondo. Le cause, ancora una volta, sono da ritrovare nella (scarsa) qualità dell’aria che si è costretti a respirare.

In Italia, di asma soffrono più di due milioni e mezzo di persone, di cui 260 mila sono bambini. Secondo gli esperti, sono proprio i più piccoli e gli anziani ad essere particolarmente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico e dell’inquinamento ambientale, a partire da quello dell’aria, legate a questa ed altre patologie, respiratorie e no.

Le diagnosi di asma continuano ad aumentare in modo significativo. In Italia, solo tra i bambini si stima che nel 2023 siano stati diagnosticati oltre 50 mila nuovi casi.

A livello mondiale, secondo Global Initiative for Asthma (GINA) un’organizzazione che collabora con l’OMS (l'Organizzazione Mondiale della Sanità), l'asma colpisce oltre 260 milioni di persone ed è responsabile di oltre 450 mila morti ogni anno in tutto il mondo, la maggior parte dei quali sono prevenibili.

Una tendenza destinata a salire con proiezioni OMS che guardano ad un incremento del 50% dei casi ogni decennio.

La Giornata mondiale dell’asma 2024

In occasione della Giornata Mondiale dell’Asma 2024, celebrata come ogni anno il 7 maggio, GINA ha scelto il tema "Asthma Education Empowers" (la formazione sull’asma rende autonomi) per sottolineare la necessità di fornire alle persone affette da asma una formazione adeguata a gestire la propria malattia e riconoscere quando rivolgersi a un medico. Anche gli operatori sanitari sono invitati ad aumentare la loro consapevolezza sull’asma, quindi di acquisire competenze per un trattamento ottimale della patologia.

Secondo GINA, l'asma continua a essere sottodiagnosticata, e si osserva ancora un uso insufficiente degli inalatori di corticosteroidi anti-infiammatori, un abuso e una dipendenza eccessiva dagli inalatori di beta2-agonisti a breve azione (SABA), e una scarsa identificazione dei pazienti che richiedono una valutazione specialistica e un trattamento aggiuntivo.

Nei paesi a basso e medio reddito l’organizzazione rileva la mancanza di disponibilità di farmaci inalatori, soprattutto quelli contenenti corticosteroidi, una delle principali cause del fatto che più del 90% delle morti per asma avvengono in questi paesi.

Se GINA “invita i decisori politici e l'industria farmaceutica a prendere coscienza della continua morbilità evitabile associata all’asma, e a intensificare gli sforzi per garantire che i farmaci inalatori rispettosi dell'ambiente siano resi disponibili in tutti i paesi”, sempre più studi dimostrano come è necessario agire sull’inquinamento atmosferico per contrastare la diffusione di questa e altre patologie respiratorie.

Il legame tra asma e inquinamento dell’aria

L'asma è una malattia complessa influenzata da fattori genetici ed ambientali. La ricerca scientifica sta sempre più mettendo in luce il legame diretto tra l’inquinamento dell'aria e l’insorgenza della patologia.

Studi scientifici hanno dimostrato infatti che il particolato fine nell'aria è collegato in modo causale a una serie di gravi conseguenze, tra cui morti post-neonatali dovute a problemi respiratori, al basso peso alla nascita, allo sviluppo e alla funzionalità polmonare compromessa, nonché all'aumento dell'incidenza di malattie respiratorie e allergie nei bambini e negli adolescenti.

Lo conferma anche il direttore della struttura complessa di Pneumologia e dell’unità di terapia semi intensiva della pneumologia dell’ospedale Mauriziano di Torino, Roberto Prota, secondo cui “il cambiamento climatico sta facilitando la presentazione ciclica e virologica di problemi respiratori e forme influenzali”. In una recente intervista a La Stampa ha spiegato: “L’improvviso sbalzo di temperature, da freddo a caldo, porta ad acutizzare o anticipare patologie croniche come l’asma. Se in mezzo ci mettiamo anche l’inquinamento da polveri sottili, aumentano problemi respiratori quali tracheiti, bronchiti e polmoniti”.

Secondo l’esperto, è proprio il particolato fine a rappresentare il rischio più grande: “Il ventaglio dei rischi si allarga: possono emergere patologie come enfisemi polmonari e insufficienza respiratoria. Quest’ultima è la seconda causa di ricovero nei Pronto soccorso. Una lunga esposizione a questo tipo di inquinamento facilita anche rischi cardiaci”, ha concluso Prota.

Cambiamento climatico, inquinamento dell’aria e sistema immunitario

Un recente studio internazionale pubblicato sulla rivista Frontiers in Science ha esaminato l'impatto del cambiamento climatico e dell'inquinamento ambientale sul sistema immunitario.

Gli esperti hanno scoperto che la diminuzione della biodiversità e l'accelerata urbanizzazione hanno compromesso gli effetti positivi dell'ambiente sul nostro sistema immunitario, impedendo a questo di svilupparsi correttamente. In pratica, il nostro corpo è abituato a adattarsi gradualmente all'ambiente circostante, imparando a distinguere ciò che è pericoloso e deve essere eliminato da ciò che è innocuo e può essere ignorato. Tuttavia, i cambiamenti avvenuti negli ultimi tempi sono stati così rapidi che il nostro sistema immunitario non ha avuto il tempo di adattarsi adeguatamente.

A peggiorare la situazione, evidenziano ancora i ricercatori nello studio, concorrono i fattori di stress ‘negativi’ a cui le persone sono sempre più esposte.

Ad esempio, l'elevato livello di inquinamento atmosferico e l'aumento delle temperature stanno causando una maggiore diffusione di polline, che recenti ricerche hanno dimostrato essere in grado di trasportare inquinanti atmosferici come l'ozono e il biossido di azoto, potenziando le reazioni allergiche e causando sintomi asmatici e di tosse anche nelle persone non allergiche. Anche gli incendi boschivi e le tempeste di sabbia e polvere, diventati più frequenti a causa del cambiamento climatico, stanno contribuendo ulteriormente al problema, aumentando la quantità di fumo e particelle di sabbia nell'aria.

Infine, le inondazioni e le piogge abbondanti, sempre più frequenti, stanno causando una maggiore crescita di muffa nelle case, soprattutto in quelle poco ventilate, compromettendo la salute respiratoria delle persone.

Come concludono sempre più esperti, inquinamento ambientale e cambiamento climatico stanno mettendo sempre più a rischio le persone, a partire da quelle con un basso status socio-economico o condizioni di salute preesistenti, così come i bambini e gli anziani.

Inquinamento e salute: la formazione per i professionisti della salute

Nel contesto di questa consapevolezza crescente, diventa cruciale che i professionisti della salute, a partire dai medici di base ma non solo, siano adeguatamente informati sulla relazione tra inquinamento atmosferico e salute.

Tra i corsi Consulcesi che affrontano la tematica, c’è “Habitat. Medicina ambientale e patologie correlate”, affidato a Cinzia De Vendictis, dottoressa specializzata in Anestesia e Rianimazione, con Master nelle materie di Omotossicologia, Omeopatia, Nutrizione Biologica e Medicina Ambientale clinica.

Nella formazione multimediale, dall'analisi della sindrome dell'edificio malato a quella della sensibilità chimica multipla, fino a esplorare nevriti, paralisi e dolori neuro-muscolari, l'esperta esplora varie problematiche connesse all'inquinamento e in particolar modo a quello indoor, spesso trascurato dalla formazione del professionista sanitario come dal dibattito pubblico. Come ricorda infatti anche l’esperta nel corso da 3.0 crediti ECM, l'inquinamento all'interno delle nostre case contribuisce in modo significativo all'inquinamento totale da polveri sottili.

L’approccio One Health

Sempre guardando all’interconnessione e l’interdipendenza tra salute umana, animale e ambientale, si sta diffondendo anche in Italia l’approccio “One Health”. Questo, guarda ad una strategia interdisciplinare che coinvolge operatori sanitari, ambientalisti, cittadini e scienziati nella gestione congiunta delle sfide ambientali e sanitarie sempre più incombenti.

Tra le priorità individuate in questo contesto c’è ad esempio la riduzione dell’inquinamento atmosferico, ma anche l’adozione di pratiche agricole più sostenibili e la riduzione nell’uso di pesticidi e altri prodotti fitosanitari, oltre che ad una maggiore sensibilizzazione della comunità da parte di medici e operatori sanitari al favorire stili di vita sani e sostenibili.

Guarda in particolar modo al ruolo della nutrizione nel rapporto tra ambiente e salute, il corso di formazione "One Health: alimentazione sana e sostenibile per la salute globale". Questo, guidato da Andrea Ghiselli, esperto in scienza dell'alimentazione, esplora la sostenibilità e gli aspetti nutrizionali della dieta mediterranea ma non solo. Il corso infatti mira a promuovere una visione olistica del concetto di salute e nutrizione che includa anche la consapevolezza sull'impatto ambientale delle nostre scelte alimentari.

Di: Fabiola Zaccardelli, BA (Hons) Journalism, University of Westminster

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