Il falso profilo di un medico su un social network: come farlo sparire

Sempre più spesso vengono segnalati profili social fake anche da parte di professionisti della sanità. L’avv. Manuela Calutti spiega quali possono essere le conseguenze e come difendersi al meglio da questi attacchi.

Sommario
  1. Cosa si rischia con un profilo falso
  2. Come si fa a riconoscere un profilo falso
  3. Cosa fare se su un social network troviamo un nostro profilo fake

Ognuno di noi ha uno o più profili sui social network, che utilizza per i motivi più disparati, dal divertimento alla professione, dal guardare video e foto di gattini al creare rubriche professionali dove dispensa consigli e “dritte” ai potenziali clienti, o semplicemente esprime il suo pensiero su un determinato argomento.

Facebook, Instagram, TikTok e tutti i social network in generale, però, sono un terreno fertile per i criminali, che potrebbero rubare la nostra identità creando un falso profilo su un social network a nostro nome, ad esempio per screditarci o per truffare altre persone utilizzando il nostro nome e la nostra immagine, magari estorcendo del denaro.

Il fenomeno dei profili falsi è in costante crescita: TikTok solo nel secondo trimestre del 2022 ha rimosso ben trentatré milioni di profili fake, riscontrando un aumento del 62% rispetto al trimestre precedente.

Un profilo si definisce fake o falso quando il soggetto che si registra sul social network si presenta agli altri con una o più caratteristiche non veritiere, come ad esempio:

  • Un uomo che si spaccia per una donna, o viceversa
  • Un minorenne che si registra con data di nascita falsa per dichiararsi maggiorenne
  • Un soggetto che dice di essere un medico e invece non lo è

Quando un soggetto decide di creare un profilo fake, può scegliere di registrarsi al social network:

  1. Con un nome di fantasia, quindi completamente inventato e inesistente
  2. Con il nome di una persona reale

In quest’ultimo caso, il profilo fake solitamente affianca al nome anche la foto della persona reale cui si sta sottraendo l’identità.

I motivi che spingono un soggetto a creare un falso profilo possono essere i più disparati:

  • Per rubare l’identità di una persona e rovinarne la reputazione
  • Per perpetrare una truffa ai danni dei reali contatti del soggetto cui si sta rubando l’identità
  • Per diffondere fake news e false recensioni
  • Per contattare una persona che non vuole essere raggiunta dal creatore del falso profilo
  • Per perpetrare bullismo, cyberbullismo, stalking ai danni di altre persone nascondendosi dietro l’anonimato di un profilo fake
  • Per farsi gli affari degli altri sotto falso nome

Nel caso in cui sia un medico a vedere falsificato il suo profilo, la situazione può diventare molto pesante e pericolosa, specie in un’epoca come quella attuale, in cui l’odio online verso chi esercita la professione medica e cura i pazienti con la scienza ufficiale e i vaccini è sempre più diffuso.

Un fanatico no vax, ad esempio, potrebbe spacciarsi per un medico per diffondere odio verso la categoria e scatenare la reazione delle frange più violente di questi movimenti, che potrebbero per esempio esercitare azioni aggressive nei confronti del medico.

Un soggetto qualunque, inoltre, potrebbe decidere di spacciarsi per medico per adescare le sue pazienti, o per dispensare consigli medici al popolo del web senza averne alcuna competenza.

È abbastanza recente, ad esempio, il caso di un noto chirurgo estetico con più di 10k follower sui vari social: è stato creato un profilo fake con il suo nome e la sua foto, con cui i criminali chiedevano dati personali ai contatti per vincere un fantomatico premio da 500 €. Il profilo è stato rimosso dopo le migliaia di segnalazioni dei follower alla piattaforma.

Cosa si rischia con un profilo falso

Di per sé, creare un profilo falso non è reato, ma può diventare il mezzo per commettere vari tipi di delitti a danno di una o più persone.

Creare un profilo fake, inoltre, è contrario alle politiche di qualunque social network, che dietro segnalazione potrebbe bannare quell’utente, impedendogli futuri accessi al social.

In generale, quando si crea un profilo fake, si rischia di subire una denuncia e una condanna per i seguenti tipi di reati:

  • Sostituzione di persona
  • Diffamazione aggravata
  • Trattamento illecito di dati personali

Sono oramai moltissime le pronunce dei Tribunali italiani che condannano per il reato di sostituzione di persona (punito con la pena di 1 anno di reclusione) i soggetti che creano una falsa scheda personale su un social network, utilizzando nell’immagine del profilo la foto di un altro soggetto per indurre in errore la persona/le persone che si stanno contattando.

Alcuni giudici, accanto al reato di sostituzione di persona, affiancano anche quello di trattamento illecito di dati personali, per il quale è prevista una pena che varia da sei mesi a tre anni di reclusione, in base alla gravità del fatto contestato.

Se il profilo fake è utilizzato per offendere sulla piattaforma social un numero indefinito di persone, il reato che può essere contestato è invece quello di diffamazione aggravata.

Il creatore di un profilo fake, inoltre, può pagare cara la sua bravata, oltre che dal punto di vista penale, anche economicamente, poiché la vittima potrebbe chiedergli un risarcimento del danno.

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Come si fa a riconoscere un profilo falso

Ci sono delle piccole accortezze per riconoscere se un profilo è falso o veritiero:

  • Attenzione all’immagine del profilo: se per esempio si tratta di una persona in abiti succinti o mezza nuda, conviene – prima di accettare la richiesta di contatto – analizzare le altre foto del profilo, per vedere se le immagini sono tutte dello stesso tipo e se ritraggono tutte la stessa persona
  • Fare una ricerca su Google Immagini: se non siamo proprio sicuri di chi ci ha chiesto il contatto, possiamo scaricare una o più foto del suo profilo e cercarle su Google Immagini, per capire se si tratti di foto estratte da altri siti web o rubate a altri utenti per creare un profilo fake
  • Controllare la bacheca: se abbiamo dubbi sulla veridicità di un profilo con cui ci viene fatta una richiesta di contatto, l’analisi della sua bacheca può aiutarci. Solitamente, ci si registra a un social network per avere delle interazioni con altre persone. Se invece la bacheca di questo profilo è insolitamente vuota, la cosa dovrebbe insospettirci
  • Attenzione alla grammatica: se accettiamo una richiesta di contatto da parte di un profilo che sospettiamo sia fake, e subito dopo aver “stretto amicizia” riceviamo uno o più messaggi zeppi di errori e orrori di ortografia, caratteri strani, è probabilmente un fake con cui si sta tentando di perpetrare ai nostri danni una truffa
  • Attenzione a quando è stato creato il profilo: se il profilo è stato creato poche ore prima di chiedervi il contatto, probabilmente è un fake
  • Verifica i tag e le amicizie: se il profilo è reale, ci sarà almeno un suo contatto che lo tagga in un luogo o su una fotografia; l’assenza di tag dovrebbe farci drizzare le antenne e azionare l’allarme fake. Idem l’assenza di amicizie in comune, che dovrebbe farci porre la domanda “ma questo soggetto, come mi conosce?”.

Cosa fare se su un social network troviamo un nostro profilo fake

Se ci si accorge che su un social network qualche buontempone o qualche criminale ha creato un profilo fake usando il nome e l’immagine che ci appartiene, la prima cosa da fare è non andare in panico.

Le strade che si possono seguire sono molteplici, in base a cosa vogliamo ottenere:

  1. Denuncia alla polizia postale: se si ha anche solo il sospetto che il profilo fake sia stato utilizzato per commettere dei reati, è consigliabile rivolgersi immediatamente alla polizia postale per fare una denuncia
  2. Segnalazione alla piattaforma social: se non vogliamo (per i più disparati motivi) avere a che fare con la polizia, la denuncia e la Procura della Repubblica, possiamo semplicemente chiedere alla piattaforma social di rimuovere quel profilo, perché ci ha rubato l’identità
  3. Reclamo al Garante Privacy per segnalare che abbiamo subito una violazione dei dati personali.

La Polizia Postale può essere contattata, per una prima segnalazione, compilando un apposito modulo online; attenzione però, compilare questo modulo equivale solo a una segnalazione.

Se invece si vuole sporgere una formale denuncia, bisogna presentare una formale querela alle Forze dell’Ordine o alla Procura della Repubblica, personalmente o tramite un legale. Nel caso in cui si scelga di presentare querela, è bene cercare di procurarsi qualche elemento di prova da allegare alla querela, come ad esempio l’indirizzo del profilo social falso (basta fare copiare l’indirizzo che troviamo sul browser e incollarlo su un foglio Word o su un’app note per avere l’indirizzo esatto, da conservare e indicare in querela), meglio ancora se si riesce, nell’immediatezza, a realizzare una copia forense della pagina web dove si trova il profilo fake.

Su internet esistono vari servizi – qualcuno anche open source – che consentono di fare una copia forense di una pagina web: per esempio FAW è un software gratuito che può acquisire gli URL di Facebook, le pagine Instagram o le chat di Whatsapp. Una copia forense della pagina in cui si trova il profilo fake sarà molto utile nel processo a carico del soggetto che ha realizzato il falso profilo.

Attenzione: procuriamoci le prove prima di contattare la piattaforma per chiedere di bannare il profilo fake, altrimenti la pagina sparirà e gli investigatori non riusciranno mai a risalire al colpevole.

Per quanto riguarda la segnalazione al social network, tutti i social consentono agli utenti di segnalare profili falsi, seguendo procedure appositamente dedicate, facilmente rintracciabili all’interno del social. È consigliabile chiedere anche ai propri contatti di segnalare il profilo fake: in questo modo, si riuscirà ad ottenere un controllo più rapido del profilo, che sarà prontamente bannato dalla piattaforma.

Con riferimento al reclamo al Garante Privacy, può essere redatto direttamente dall’interessato o da un avvocato o un’associazione (conferendo apposita procura), e recapitato a mezzo raccomandata a.r. o p.e.c. indirizzata a protocollo@pec.gpdp.it, utilizzando l’apposito modulo disponibile sul sito del Garante.

Prevenire è meglio che curare: ogni tanto facciamo una piccola ricerca sui nostri social per vedere se c’è qualcuno che sta usando il nostro nome e la nostra immagine per spacciarsi per noi abusivamente e in caso di dubbi per non incorrere in errori che pregiudicherebbero la tutela è bene fare riferimento ad un legale esperto.

a cura dell’Avv. Manuela Calautti

Di: Redazione Consulcesi Club

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