L’ultima pronuncia sul limite della tollerabilità delle emissioni acustiche

L’ultima ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce il criterio comparativo nella verifica di emissioni acustiche dannose. Il punto e uno sguardo alla normativa.

Sommario
  1. L’inquinamento acustico e la sua percezione nel nostro ordinamento giuridico
  2. Quali misure adottate dall’Italia per fronteggiare il problema?
  3. Quali direttive europee limitano l’inquinamento acustico?

L’ordinanza n. 25976/2023 della Corte di Cassazione ribadisce il limite di tollerabilità delle emissioni rumorose, variabile da luogo a luogo e secondo le condizioni ambientali

La massima dell’ordinanza emessa dalla Corte di Cassazione statuisce che:


“Il danneggiato è tenuto a provare di aver subito un effettivo pregiudizio in termini di disagi sofferti in dipendenza della difficile vivibilità della casa, potendo a tal fine avvalersi anche di presunzioni gravi, precise e concordanti, sulla base però di elementi indiziari (da allegare e provare da parte del preteso danneggiato) diversi dal fatto in sé dell’esistenza di immissioni di rumore superiori alla normale tollerabilità”.


Ciò significa che la Corte di Cassazione ha ribadito che rimane valido il c.d. criterio comparativo. Ciò significa che ogni qualvolta si decida denunciare delle immissioni di rumore e si faccia rifermento al concetto di “normale tollerabilità”, questa non può prescindere dalla rumorosità di fondo. Ciò significa che il contesto ambientale in cui si verificano le immissioni rumorose è da considerare in maniera aprioristica. Il riferimento sul quale si appoggiano i Giudici di legittimità riguarda quanto statuito in particolare dall’art. 6-ter del D.L. n. 208/2008 e da quanto già in precedenza affermato con la sentenza n. 1606/2017. Resta dunque valido il criterio comparativo, secondo cui il limite di tollerabilità delle emissioni rumorose non è mai assoluto, bensì relativo alla specifica situazione ambientale. Va senza dubbio considerata la fascia rumorosa costante su cui vengono ad innestarsi i rumori denunciati come emissioni abnormi.

Il criterio comparativo è un metodo utilizzato per valutare la tollerabilità delle emissioni rumorose rispetto alle condizioni ambientali e al livello di rumore di fondo esistente in una determinata area. Questo criterio prevede che le emissioni rumorose non debbano superare un determinato livello di rumore aggiuntivo rispetto al rumore di fondo già presente nell’ambiente. L’obiettivo della normale tollerabilità delle emissioni rumorose è di garantire che il livello di rumore nell’ambiente sia accettabile per le persone che vi risiedono o lavorano. In base al criterio comparativo, il livello di rumore aggiuntivo causato dalle emissioni rumorose non deve superare un certo valore, altrimenti potrebbe risultare fastidioso o dannoso per la salute delle persone.

Il criterio comparativo tiene conto di diversi fattori, tra cui la sensibilità dell’area circostante (ad esempio se si tratta di un’area residenziale, commerciale o industriale), il livello di rumore di fondo già presente, le condizioni meteorologiche e la durata delle emissioni rumorose. Inoltre è importante tenere a mente che questo criterio può variare a seconda delle legislazioni nazionali o locali, nonché delle diverse situazioni ambientali. I limiti di tollerabilità possono essere stabiliti da apposite norme o regolamentazioni sul rumore emesse dalle autorità competenti.

L’inquinamento acustico e la sua percezione nel nostro ordinamento giuridico

L’inquinamento acustico si riferisce all’eccessiva presenza di rumori indesiderati nell’ambiente, causati principalmente dalle attività umane. Le emissioni rumorose sono quindi una delle cause principali dell’inquinamento acustico. In Italia, l’inquinamento acustico rappresenta un problema diffuso, sia nelle aree urbane che in quelle rurali. Le principali fonti di rumore includono il traffico veicolare, il trasporto pubblico, le attività industriali, il rumore da costruzione e la musica ad alto volume proveniente da bar e locali notturni.

Secondo uno studio condotto dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nel 2020, circa il 56% della popolazione italiana è esposta a livelli di rumore superiori alle soglie di rischio previste dalla normativa europea.

Le conseguenze dell’inquinamento acustico sulla salute umana possono essere gravi. L’esposizione prolungata al rumore può causare stress, disturbi del sonno, perdita dell’udito, disturbi dell’attenzione e dell’apprendimento, disturbi cardiovascolari e disturbi psicologici come l’ansia e la depressione. Inoltre, l’eccessivo rumore può interferire con le comunicazioni, aumentare il rischio di incidenti stradali e danneggiare la fauna e l’ambiente naturale.

Quali misure adottate dall’Italia per fronteggiare il problema?

Per affrontare il problema dell’inquinamento acustico, l’Italia ha adottato diverse misure legislative. Nel 1988 è stata introdotta una legge per il controllo del rumore ambientale, che prevede la definizione di limiti massimi di esposizione al rumore per diverse aree (residenziali, industriali, commerciali, ecc.) e per diverse fasce orarie (diurne, serali, notturne). Le attività produttive e commerciali devono rispettare tali limiti e adottare misure per ridurre l’impatto acustico delle loro attività. Nonostante queste normative, l’inquinamento acustico rimane un problema diffuso per cui sono necessari sforzi continui per sensibilizzare le persone sull’importanza di ridurre il rumore e per adottare misure concrete per limitare le emissioni rumorose. Ciò potrebbe includere la promozione di tecnologie più silenziose, l’adozione di misure di isolamento acustico, la creazione di aree pedonali e ciclabili e una migliore pianificazione urbana in termini di posizionamento di infrastrutture e attività rumorose.

Quali direttive europee limitano l’inquinamento acustico?

Le principali direttive europee che limitano l’inquinamento acustico sono:

  • La Direttiva quadro sull’inquinamento acustico ambientale (Direttiva 2002/49/CE) che stabilisce un quadro per la valutazione e la gestione dell’inquinamento acustico ambientale. Richiede agli Stati membri di identificare le aree soggette ad elevati livelli di rumore e di adottare piani d’azione per ridurre l’esposizione al rumore ambientale. Inoltre, promuove la partecipazione pubblica nel processo di valutazione e pianificazione.
  • La Direttiva sul rumore ambientale dell’aviazione (Direttiva 2002/30/CE) che indica le norme comuni per la gestione del rumore prodotto dagli aeromobili e per la valutazione del rumore ambientale negli aeroporti. Richiede agli Stati membri di sviluppare e attuare piani d’azione per ridurre il rumore nell’ambito degli aeroporti.

Inoltre, l’Unione Europea elabora e promuove norme relative all’inquinamento acustico urbano, come ad esempio le linee guida sull’esposizione al rumore ambientale nel contesto delle politiche comunitarie sulla qualità dell’aria. Tra questi rientrano il regolamento (UE) n. 305/2011 relativo ai prodotti da costruzione che stabilisce requisiti essenziali di prestazione per i prodotti da costruzione, tra cui i requisiti relativi all’isolamento acustico degli edifici.

Cristina Saja, giornalista e avvocato

Di: Redazione Consulcesi Club

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