Con la Manovra 2026 era inizialmente prevista una revisione penalizzante del riscatto della laurea triennale ai fini dell’anticipo pensionistico. Un emendamento stabiliva che, a partire dal 2031, gli anni riscattati avrebbero “pesato” meno nel calcolo dell’uscita anticipata: si parlava di una riduzione progressiva, pari a sei mesi nel 2031 fino ad arrivare a trenta mesi dal 2035.
La proposta ha però suscitato forti critiche, soprattutto tra i lavoratori più giovani, e il governo ha infine deciso di stralciare la norma. Il risultato è un dietrofront netto: il riscatto della laurea resta valido come in passato e non subirà alcun depotenziamento.
Finestre mobili più lunghe per la pensione anticipata
Lo stop al taglio sul riscatto non significa però che tutto sia rimasto invariato. La Manovra conferma infatti l’allungamento delle cosiddette finestre mobili, cioè il periodo di attesa tra il momento in cui si maturano i requisiti per la pensione anticipata e l’effettiva erogazione dell’assegno.
L’intervallo passa da tre a sei mesi, con un conseguente slittamento dell’uscita dal lavoro. Una modifica meno visibile rispetto al tema del riscatto della laurea, ma con effetti concreti sui tempi di accesso alla pensione.
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TFR e silenzio-assenso: cosa cambia dal 2026
Un’altra novità rilevante riguarda il trattamento di fine rapporto. Dal 2026, per i nuovi assunti, il TFR sarà destinato automaticamente ai fondi pensione complementari, salvo esplicito rifiuto del lavoratore entro 60 giorni dall’assunzione.
Entra così in vigore il meccanismo del silenzio-assenso, che punta a rafforzare la previdenza integrativa. In sintesi, la misura che avrebbe ridotto il valore del riscatto della laurea triennale è stata cancellata, ma tra finestre mobili più lunghe e nuove regole sul TFR, l’accesso alla pensione anticipata risulta comunque più complesso e meno immediato rispetto al passato.