Burnout per le professioni sanitarie: un rischio concreto. Sai riconoscere i segnali?

La sindrome da burnout è una realtà per troppi professionisti sanitari, che spesso non sono consapevoli del livello di gravità del disturbo che li contraddistingue. Nel film formazione "Burnout", associato al corso ecm, alcune situazioni a cui fare attenzione.

Le professioni sanitarie sono una categoria professionale fortemente esposta al rischio stress lavoro-correlato e alla sindrome del burnout. Si trovano, infatti, a dover gestire turni infiniti e notevoli carichi di lavoro con ritmi incalzanti che provocano spesso condizioni di stress emotivo. Complice anche la pandemia da Covid-19, per cui il personale sanitario ha sviluppato anche un disturbo post-traumatico da stress, il burnout oggi è una sindrome sempre più diffusa tra medici e professionisti sanitari, ancora poco presa in considerazione da istituzioni e opinione pubblica. Un campanello d’allarme, invece, da tenere sotto controllo.

Burnout e stress da lavoro correlato: manifestazioni e conseguenze

La sindrome del burnout è un disagio psicofisico che nasce negli ambienti di lavoro e colpisce tutte le professioni mediche. Provoca sintomi psicosomatici che si manifestano con stanchezza, apatia, nervosismo, depressione, perdita di entusiasmo.

Durante il Covid-19 si sono attivati percorsi di supporto psicologico per chi lavorava in prima linea negli ospedali; ad emergenza finita, però, sono tornati i problemi di sempre. L’emergenza, nelle strutture sanitarie, c’è sempre. E il burnout può arrivare a produrre un indebolimento psicofisico tale da “alterare” il rapporto medico-paziente, in negativo. Se i professionisti sanitari lavorano male, con turni massacranti e sottorganico, stipendi bassi e stressati sono scontenti e possono demotivarsi. Distacco emotivo dal ruolo, atteggiamenti di indifferenza, cinismo e intrattabilità sono alcune delle conseguenze dello stress da lavoro-correlato. Fino ad arrivare all’errore professionale, all’assenteismo e addirittura all’abbandono del posto di lavoro.

Fnopi: in burnout sei infermieri su dieci

Bassi riconoscimenti, carichi di lavoro eccessivi e scarsità di risorse. Sono questi i motivi principali che determinano il burnout dei professionisti sanitari.

Una recente ricerca curata da ISTUD Sanità e Salute, dal titolo “La vita nelle organizzazioni sanitarie”, ha esaminato 176 professionisti sanitari tra dicembre 2023 e gennaio 2024. L’analisi evidenzia un allarmante stato di affaticamento del personale infermieristico: quasi uno su due al limite del collasso emotivo.

Un’altra indagine del 2023 di Fadoi riporta un sanitario su due in burnout su un campione rappresentativo di oltre duemila professionisti sanitari. In totale a dichiararsi in “burnout” è il 49,6% ma la percentuale sale al 52% quando si tratta di medici e scende al 45% per gli infermieri.

Infine, secondo le stime della Fnopi il 59% degli infermieri in servizio negli ospedali italiani è molto stressato. Il 36% sente di non avere il controllo sul proprio carico di lavoro. Il 47,3% si percepisce “privo di energia” e nel 40,2% dei casi si riconosce un esaurimento emotivo elevato. Il 45.4% ritiene che l’impegno professionale non lasci tempo per la vita personale e familiare.

Il corso ECM “In&burnout. Il burnout nelle professioni d'aiuto"

Il corso “In&burnout. Il burnout nelle professioni d'aiuto" da 2.0 ECM e associato al film-formazione "Burnout" analizza il fenomeno dello stress lavoro-correlato, con focus sul burnout. Descrive i risvolti normativi e le metodologie utili alla prevenzione anche alla luce del recente inserimento del burnout da parte dell’OMS tra le condizioni che impattano negativamente sulla qualità della vita.

Il corso dà spazio alle nozioni della letteratura scientifica per fronteggiare e contenere il disagio del lavoratore esposto al fenomeno e illustra i contributi dei massimi ricercatori in materia. Inoltre, delinea i risvolti normativi, fornisce strumenti utili alla valutazione della sindrome e suggerisce metodologie utili al contenimento e alla prevenzione.

Il film formazione

Nel film formazione "Burnout” la protagonista inizia il suo nuovo lavoro in un ospedale che ritiene molto attento al benessere del personale.

Ben presto, le sue aspettative si scontrano con la dura realtà: non la chiamano per nome ma con un numero, non può tenere lo smartphone con sé nelle ore di lavoro e deve portare sempre con sé un monitor che controlla i livelli di energia, un monitor passi che previene i problemi venosi e un orologio urinario. I dispostivi decidono quando può fare una pausa o andare a casa.

Turni massacranti e ritmi insostenibili la portano ad uno stress psicofisico ed emotivo estremamente rilevante. Sebbene faccia del suo meglio, continua a ricevere pessime valutazioni nelle performance e questo la porta a pensare di essere inadeguata al ruolo di infermiera.

In realtà, è difficile per tutti sopportare un carico di lavoro così importante senza uscirne provati psicologicamente. Soprattutto per chi lavora in rianimazione e nelle terapie intensive. Infermieri e professionisti lavorano al massimo delle possibilità ma spesso non basta. Inoltre, vengono lasciati soli a gestire il burnout e le proprie emozioni nei momenti più difficili in cui la fatica si sente di più.

Ed è per questo che il personale sanitario deve essere ascoltato e supportato: gestire lo stress e conservare l’energia fisica e psicologica è fondamentale per poter lavorare bene e fare il meglio per i pazienti.

Di: Viviana Franzellitti, giornalista

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