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Cumulo delle pensioni per i medici

27/11/2017

Cumulo delle pensioni per i medici

Il tema “pensioni” è centrale nella vita di ogni professionista. Non fanno eccezione i medici. In particolare, tra gli aspetti più importanti c’è quello del cumulo gratuito dei contributi.

Introdotto con la Legge di Stabilità per il 2017, il cumulo gratuito permette di mettere insieme versamenti contributivi effettuati in gestioni previdenziali diverse, ai fini del raggiungimento della pensione di anzianità o di vecchiaia. Il tutto, senza oneri.  Ma come funziona?

Facciamo un passo indietro. Nonostante la pubblicazione della circolare 140/2017 dell’INPS, avvenuta il 12 ottobre, non si può ancora accedere alla pensione cumulando i contributi versati in una delle Casse di previdenza dei professionisti con quelli accantonati in altre gestioni. L’INPS ha già chiarito alcuni aspetti relativi alle modalità di calcolo e di liquidazione della pensione, ma manca ancora tutta la parte operativa che permetta al cumulo gratuito di diventare effettivo.

L’operatività si basa anche sulle Convenzioni che l’INPS dovrà sottoscrivere con le Casse, ma per le quali al momento non ci sono tempi certi. I singoli istituti dovranno recepire le novità tramite delibera e attendere l’approvazione della decisione da parte dei ministeri vigilanti.

Il cumulo, per effetto delle modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2017, consente di conseguire i trattamenti pensionistici in pro quota utilizzando anche i contributi delle Casse professionali, senza la necessità di dover ricorrere alla totalizzazione (che di norma comporta un calcolo interamente contributivo) o alla ricongiunzione onerosa. Ogni gestione calcolerà e liquiderà, per la propria parte, il trattamento pensionistico applicando le regole di ciascun ordinamento.

L’accesso alla pensione in regime di cumulo viene aperto a seguito di domanda dell’interessato (o dei suoi superstiti) presso l’Ente previdenziale dove risulta accreditata l’ultima contribuzione (ad esempio ENPAM). Quest’ultimo attiverà il procedimento nei confronti degli altri Enti dove il lavoratore avrà dichiarato di possedere altra contribuzione. Il pagamento delle singole quote di pensione – come già avviene per la procedura di totalizzazione – sarà effettuato unicamente dall’INPS, come fosse un’unica pensione. Gli Enti interessati rimborseranno poi all’INPS le quote di pensione pagate per la loro parte.

La vecchiaia in cumulo si conseguirà in forma progressiva al raggiungimento dell’età prevista da ciascun ordinamento, considerando però i contributi accreditati in tutte le gestioni interessate dal cumulo. Per la pensione anticipata, il requisito è quello previsto dalla riforma del 2011 e quindi, fino al 31 dicembre 2018 alle lavoratrici saranno richiesti 41 anni e dieci mesi di contributi, mentre agli uomini un anno in più.

La pensione potrà essere riscossa sempre che risulteranno perfezionati gli ulteriori requisiti previsti da ogni gestione.

Poiché il sistema normativo prevede vari sistemi per accomunare le contribuzioni effettuate a vari enti previdenziali, il consiglio è quello di valutare attentamente la propria situazione e di rivolgersi ad esperti del settore per trovare la soluzione più adatta e conveniente alle singole esigenze.