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Medici e operatori sanitari: centralità della formazione e valorizzazione del ruolo nelle strutture

22/02/2022

Medici e operatori sanitari: centralità della formazione e valorizzazione del ruolo nelle strutture

Ormai da qualche mese sono al vaglio del Senato due proposte di legge 2396 e 2372 funzionali ad una riorganizzazione delle scuole di specializzazione medica nonché della formazione di alcune fra le principali professioni mediche. 

L’obiettivo generale di entrambe è quello di migliorare la formazione di tutto il personale sanitario poiché la pandemia ha messo in luce quanto la preparazione e la formazione siano essenziali per fronteggiare emergenze come quella del Coronavirus, ma anche più in generale quanto sia fondamentale essere pronti alle evoluzioni della sanità e allineati con le linee guida comunitarie UE. 

A questo ovviamente si deve aggiungere il costante e rinnovato interesse negli ultimi anni per la formazione dei professionisti del mondo della sanità durante tutta la carriera, finalizzato al raggiungimento di elevati livelli di professionalità che indirettamente, peraltro, dovrebbero ridurre anche i casi di responsabilità per danni ai pazienti.

Formazione dei medici specializzandi

Quanto ai medici la proposta presentata, che modifica considerevolmente il tanto discusso d.lgs. 368/99 che aveva dato attuazione alla direttiva europea 93/16/CE, dovrebbe porre fine ad una questione ormai ventennale in relazione alla formazione-lavoro degli specializzandi, introducendo un’apposita sezione all’interno del contratto collettivo nazionale di lavoro della dirigenza medica, con la possibilità anche di un aumento progressivo della remunerazione parametrato all’aumento delle competenze.

Di assoluta rilevanza è anche l’equiparazione della formazione del MMG a quella di tutti gli altri specializzandi. Il corso di formazione specifica in medicina generale, infatti, prevede ad oggi ancora delle semplici borse di studio che raggiungono a malapena gli 11.000 euro annui e sono inadeguate a garantire che il medico si dedichi solo ed esclusivamente alla sua formazione libero da preoccupazioni economiche così come sancito anche nelle normative UE. Nella proposta è previsto che il corso aumenti la sua durata a quattro anni e che i sanitari in formazione beneficino dei medesimi trattamenti economici e contrattuali previsti per tutti gli altri specializzandi.  

Alla base di queste previsioni c’è la considerazione che nei percorsi universitari oggetto di queste modifiche vi sia in contemporanea un rapporto di formazione, intesa come acquisizione di competenze specifiche, ma anche un rapporto di lavoro poiché il medico in fase di apprendimento, se pure non al pari di uno specialista con esperienza, è comunque un valido apporto per tutte le strutture sanitarie. 

Formazione delle professioni sanitarie infermieristiche nonché delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e della professione di ostetrica

L’obiettivo del provvedimento che si propone di modificare la formazione degli operatori sanitari è quello di adeguare l’iter formativo per renderlo sempre più professionalizzante in specifiche aree, arrivando ad avere così dei professionisti già altamente formati e pronti ad inserirsi nel mutato sistema sanitario. Di particolare rilievo è l’istituzione di una vera e propria facoltà di scienze infermieristiche, nell’ambito della quale ci sarà un corso di laurea abilitante in infermieristica ed infermieristica pediatrica, un corso di laurea magistrale in scienze infermieristiche e la possibilità di seguire dottorati di ricerca articolati in master e specializzazioni. 

Formazioni obbligatoria post università

I due provvedimenti prendono in considerazione il percorso formativo che medici e operatori sanitari devono completare per arrivare ad esercitare la loro attività in maniera efficiente e completa. Ma in una materia come quella sanitaria, in cui si hanno continue evoluzioni e cambiamenti, non si può non rilevare anche l’importanza della formazione continua. Tutti i professionisti, dopo aver conseguito i titoli di studio necessari, devono sempre continuare a mantenersi aggiornati sulle evoluzioni scientifiche e tecnologiche e in questo appunto rientrano tutte le normative inerenti i crediti formativi obbligatori, che stanno diventando sempre più stringenti in questi ultimi anni. Infatti, i primi anni di introduzione delle normative sull’obbligatorietà dei crediti formativi sono stati caratterizzati da un’estrema flessibilità da parte degli ordini preposti al controllo, al fine di dare a tutti gli interessati il tempo di adattarsi.

Negli ultimi anni, invece, se pure le sanzioni per il mancato assolvimento degli obblighi non siano ancora applicate in maniera costante, in più occasioni è stata sottolineata la rilevanza del conseguimento dei crediti formativi e la sempre maggiore importanza che questa riveste nell’attività di tutti i professionisti. Un esempio di questo progressivo irrigidimento del sistema in materia di assolvimento degli obblighi formativi risale a qualche giorno fa quando la Conferenza Stato Regioni ha dato parere favorevole al regolamento ministeriale, previsto dall’art. 10 comma 6 della legge 24/2017, in materia di requisiti minimi delle polizze assicurative delle strutture e degli esercenti le professioni sanitarie nell’ambito del quale l’art. 38 l’art 38 bis del DL 152/2021 ha condizionato l’ operatività di tutte le polizze sanitarie previste dalla legge Gelli all’ adempimento degli obblighi in materia di formazione continua in medicina. 

Dunque, si prospetta un futuro nel quale l’aggiornamento e la formazione non saranno solo un requisito rilevante per individuare l’elevata professionalità di un sanitario, ma anche un requisito essenziale per esercitare la propria attività.