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I diritti dei pazienti curati in telemedicina

30/01/2024

La telemedicina sta rivoluzionando da tempo il modo in cui vengono erogati i servizi di diagnosi e cura nei confronti dei pazienti, con l’azzeramento delle distanze geografiche grazie all’informatica e a una connessione a internet. I pazienti, però, hanno dei diritti, che il sanitario deve conoscere per mettersi al riparo da eventuali responsabilità.

I diritti dei pazienti curati in telemedicina

La telemedicina consiste nell’erogazione di una prestazione sanitaria a distanza, tramite tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Questo termine fu utilizzato per primo da Thomas Bird negli anni ’70 per indicare la pratica della medicina senza l’usuale confronto fisico tra medico e paziente, utilizzando un sistema di comunicazione interattivo multimediale.

 

L’avvento della telemedicina ha avuto un impatto rivoluzionario nel campo medico e rappresenta una forma innovativa di erogazione delle cure, destinata a trasformare in modo radicale in modo in cui i pazienti accedono ai servizi medici.

 

Il principale vantaggio della telemedicina è rappresentato dalla riduzione delle barriere geografiche: l’accesso alle cure tramite piattaforme online, video call o applicazioni mobile hanno reso possibile l’accesso ai servizi medici anche in aree remote o scarsamente servite da servizi di tipo specialistico, e ciò grazie soprattutto a una semplice connessione a internet.

 

La telemedicina, inoltre, ha notevolmente ampliato la possibilità di monitorare e gestire le patologie croniche, consentendo ai pazienti di accedere a cure personalizzate in un luogo familiare e accogliente, come solo la propria casa può essere: l’importanza della casa come luogo di cura, infatti, è al centro del PNRR, che ha destinato notevoli investimenti all’implemento della telemedicina in Italia.

 

Secondo le linee guida per l’assistenza domiciliare i servizi di telemedicina sono:

 

  • televisita,
  • teleconsulto medico,
  • teleconsulenza medico-sanitaria,
  • teleassistenza,
  • telemonitoraggio,
  • telecontrollo,
  • teleriabilitazione.

 

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I diritti dei pazienti in telemedicina: il consenso informato

 

Il consenso informato in campo medico è un elemento fondamentale per garantire al paziente un trattamento sanitario etico e rispettoso dei suoi diritti: l’importanza del consenso è, ovviamente, maggiore quando medico e paziente sono fisicamente allocati in due posti diversi, come nel caso dell’erogazione di prestazioni in telemedicina.

 

Il paziente è, infatti, titolare del diritto all’autodeterminazione: da ciò deriva la sua facoltà di essere messo nelle condizioni di comprendere, nel caso della telemedicina, le modalità di erogazione delle cure, le limitazioni e i rischi derivanti dall’assenza di un contatto fisico diretto con il professionista sanitario, in base alla patologia da cui il paziente è affetto. Solo dopo aver acquisito tutte queste informazioni il paziente potrà scientemente decidere se sottoporsi a un trattamento sanitario in telemedicina – sottoscrivendo l’apposito modulo di consenso informato – oppure se preferirà usufruire del servizio in presenza.

 

 

È diritto del paziente, in particolare, essere informato sui rischi specifici connessi alla telemedicina, come ad esempio:

 

  • la possibilità che il trattamento si interrompa o non vada a buon fine a causa del malfunzionamento dei sistemi operativi o della connessione web,
  • i limiti dell’indagine medica derivanti dalla mancanza di contatto fisico con il medico e il rischio che da ciò possa scaturire una diagnosi errata,
  • l’impossibilità di una visita completa e di un intervento immediato in caso di urgenza improvvisa,
  • le eventuali carenze e inadeguatezze – anche solo temporanee – eventualmente presenti nell’apparato organizzativo e negli strumenti utilizzati per il trattamento in telemedicina.

 

Il consenso del paziente al trattamento in telemedicina, oltre che informato, deve anche essere libero, specifico e inequivocabile, acquisito perciò senza essere estorto e riferito esclusivamente ai dati sanitari necessari per le specifiche finalità indicate nell’informativa privacy della struttura sanitaria o dello studio medico.

 

La mancata informazione del paziente e la conseguente mancata acquisizione del suo consenso informato al trattamento sanitario in telemedicina è ovviamente elemento valutabile ai fini di una eventuale responsabilità del medico per malpractice.

 

I diritti del paziente in telemedicina: la tutela dei dati personali e sanitari

 

Nel momento in cui un paziente utilizza una piattaforma per la telemedicina, per prima cosa fornisce al sistema o all’operatore i propri dati personali: nome, cognome, codice fiscale, indirizzo, numero di cellulare. Spesso, in base al tipo di servizio di cui usufruisce, il paziente fornisce ulteriori informazioni sulle sue condizioni di salute, scambiando telematicamente cartelle cliniche, referti o esami precedenti, rispondendo alle domande sul suo stato di salute in uno studio medico, sostanzialmente, virtuale.

 

Il pericolo è che i dati del paziente, le sue cartelle e i suoi esami, la diretta della sua televisita o i dati del suo telemonitoraggio siano attaccati da un hacker e vengano perciò distrutti, distorti, falsati o diffusi a terzi per scopi illegali.

 

È perciò evidente il diritto del paziente a usufruire del servizio di telemedicina un contesto sicuro sotto il profilo cibernetico: a tal fine, il professionista o la struttura sanitaria dovranno adottare tutte le cautele necessarie per evitare possibili attacchi esterni alla piattaforma utilizzata per la televisita, adottando connessioni sicure, sistemi di VPN, password forti per l’accesso alla piattaforma e sistemi di crittografia per lo scambio e la conservazione dei dati personali e di quelli sanitari.

 

Il paziente ha inoltre diritto al trattamento dei propri dati personali e sanitari nel rispetto dei principi generali in materia, vale a dire:

 

  • Liceità, correttezza e trasparenza – i dati devono essere trattati in modo legale, corretto e trasparente nei confronti del paziente;
  • limitazione della finalità – i dati devono essere raccolti solo per scopi specifici, legittimi e successivamente trattati in modo coerente con tali scopi;
  • minimizzazione dei dati – i dati raccolti devono essere adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto agli scopi del trattamento;
  • esattezza – dati devono essere accurati e aggiornati o modificati quando necessario, al verificarsi un loro cambiamento;
  • limitazione della conservazione – i dati devono essere conservati solo per un periodo limitato, non oltre quanto necessario per gli scopi del trattamento;
  • integrità e riservatezza – deve essere garantita la sicurezza dei dati con misure tecniche e organizzative adeguate a prevenire accessi non autorizzati o perdite;
  • responsabilizzazione – il titolare del trattamento deve essere in grado di dimostrare la conformità ai suddetti principi.

 

Il paziente che fornisce i propri dati personali e sanitari per usufruire di un servizio di telemedicina vanta una serie di facoltà garantite dalla legge, quali:

 

  • il diritto di revocare il consenso a trattare i suoi dati,
  • il diritto di accedere ai suoi dati sanitari,
  • il diritto di chiedere la rettifica dei suoi dati sanitari,
  • il diritto di limitare il trattamento dei suoi dati sanitari rispetto al consenso precedentemente sottoscritto,
  • il diritto alla portabilità dei dati presso un altro operatore sanitario,
  • il diritto di opporsi, in qualunque momento, alla prosecuzione del trattamento dei propri dati da parte del sanitario o della struttura medica.

 

Il professionista sanitario che operi in telemedicina deve conoscere analiticamente i diritti esercitabili dai propri pazienti, per poter erogare un servizio conforme alla legge e al contempo prevenire eventuali richieste risarcitorie o sanzioni da parte delle Autorità competenti.

 

Manuela Calautti, avvocato