Formazione ECM, poco più di tre mesi per mettersi in regola

Il 31 dicembre 2023 scade la proroga di un anno del triennio 20-22. Rischio sanzioni per inadempienti. E da quest’anno chi non raccoglie almeno il 70% dei crediti non avrà copertura assicurativa

Sommario
  1. La Commissione ECM
  2. L’attenzione delle istituzioni
  3. Perché è fondamentale approfittare della proroga (e perché potrebbero non essercene altre in futuro)

Di tempo per mettersi in regola con l’obbligo ECM ce n’è ancora, certo, ma non è poi così tanto. La proroga al triennio 2020-2022 scade infatti il 31 dicembre prossimo e chiunque sia risultato inadempiente alla scadenza naturale dello stesso deve per forza di cose farsi trovare in regola questa volta.

Le sanzioni sono infatti un rischio molto concreto per tutti quei professionisti che, nonostante l’anno aggiuntivo, non sono riusciti a mettersi in regola o non hanno voluto farlo. Si va dall’avvertimento alla radiazione dall’albo professionale.

Ma non basta, perché a partire dal triennio in corso (cominciato regolarmente il 1° gennaio 2023) sarà necessario acquisire almeno il 70% dei crediti formativi richiesti (ovvero 150 in tre anni) per poter accedere alla copertura assicurativa.

La Commissione ECM

Insomma, si fa sul serio e da quest’anno il medico inadempiente rischia davvero tanto. E qui entra in gioco la Commissione nazionale per la formazione continua. Questa, nominata dopo alcuni mesi di stallo dovuti al cambio di governo (e dunque del titolare del Ministero della Salute, con l’avvicendamento tra l’ex ministro Roberto Speranza e l’attuale Orazio Schillaci), ha cambiato composizione con il Dm del 1° agosto 2023 ed è dunque in piena attività.

A essa è affidato il compito di assicurare una formazione continua qualificata a tutti i professionisti, al fine di garantire prestazioni sanitarie di qualità e aggiornate alle conoscenze scientifiche e tecnologiche, ma anche quello di stabilire quali sanzioni debbano essere comminate a chi si farà trovare inadempiente alla scadenza del 31 dicembre 2023. Sarà dunque proprio la Commissione ECM a dare indicazioni agli Ordini provinciali su come gestire le singole situazioni.

La Commissione è presieduta dal ministro Schillaci, i cui vicepresidenti sono il coordinatore della Commissione Salute, Raffaele Donini, e il presidente della Federazione Nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri Filippo Anelli.

L’attenzione delle istituzioni

E che la formazione continua in medicina venga seguita, a livello istituzionale, con la massima attenzione, è testimoniato dal convegno “Prospettive e sfide dell’ECM”, che ha avuto luogo lo scorso giugno a Roma. Il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, nel dare inizio ai lavori, ha evidenziato quanto per ogni professionista sanitario sia importante la formazione “life-long”, vale a dire quella che lo accompagna durante tutta la sua attività lavorativa.

Il ministro Schillaci ha successivamente ribadito quanto la formazione sia fondamentale per implementare le capacità di tutti i professionisti sanitari, al fine di garantire efficacia, sicurezza ed efficienza dei servizi offerti dal nostro Ssn. Roberto Monaco, presidente del Cogeaps (Consorzio gestione anagrafica delle professioni sanitarie), ha spostato l’attenzione sulle nuove tecnologie (come l’intelligenza artificiale), che possono migliorare di molto il tipo di fruizione della formazione ECM, valorizzando al tempo stesso sia quella sul campo che la FAD (Formazione a Distanza). Quest’ultima, ricorda Monaco, è stata fondamentale durante gli anni di pandemia da Covid-19.

Perché è fondamentale approfittare della proroga (e perché potrebbero non essercene altre in futuro)

Ma perché si è resa necessaria una proroga per permettere a tutti di mettersi in regola con l’obbligo formativo? Il motivo è da ricercare nel difficilissimo periodo Covid, durante il quale le strutture sanitarie sono andate sotto pressione e i professionisti sanitari hanno dovuto far fronte a una mole di lavoro assolutamente critica. Il tutto ha ovviamente tolto tempo alle attività non emergenziali, e dunque anche alla formazione.

Come confermato dal senatore Francesco Zaffini (presidente della Commissione affari sociali e sanità di Palazzo Madama), primo firmatario dell’emendamento al Milleproroghe con il quale è stata decretata la proroga del triennio ’20-’22 e la possibilità di recupero straordinario anche dei trienni ’14-’16 e ’17-’19, “il provvedimento tende a salvare il periodo del Covid e quindi a evitare a tanti professionisti di perdere il triennio e dare modo di recuperare i due anni trascorsi a combattere il Sars-CoV-2”.

Ciò significa che la proroga è un provvedimento eccezionale dettato da una situazione, a sua volta, altrettanto eccezionale. E dunque, non rappresentando una prassi consolidata, non è affatto detto che ce ne saranno di nuovo in futuro.

Di: Arnaldo Iodice

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