Il 2026 si è aperto con uno scenario epidemiologico complesso, caratterizzato da una convivenza tra vecchie conoscenze che si evolvono e minacce emergenti che mettono alla prova i sistemi di sorveglianza globale. Se da un lato abbiamo imparato a convivere con alcuni patogeni, dall'altro la velocità di mutazione e i cambiamenti ambientali stanno ridisegnando la mappa del rischio. Ecco i principali fronti caldi che stanno preoccupando le autorità sanitarie quest'anno.
L'evoluzione delle varianti: Covid e il “Super virus” influenzale
Il panorama dei virus respiratori nel 2026 è dominato da una stagione influenzale partita con grande anticipo e intensità. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l'allerta per un nuovo ceppo di influenza A, soprannominato "variante K", che sta colpendo l'Europa con una velocità di diffusione superiore alle medie stagionali.
Parallelamente, il SARS-CoV-2 continua il suo percorso evolutivo: la scena attuale è occupata da nuove varianti ricombinanti della famiglia Omicron, come le varianti Nimbus (NB.1.8.1) e Stratus (XFG). Sebbene la protezione immunitaria della popolazione rimanga solida contro le forme gravi, l'elevata trasmissibilità di questi ceppi sta causando picchi di ospedalizzazioni che mettono sotto pressione i reparti di medicina interna e i medici di base.
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L'allarme Aviaria: il rischio di una nuova pandemia
La preoccupazione maggiore per gli esperti nel 2026 rimane l'influenza aviaria ad alta patogenicità, in particolare il sottotipo H5N1. Quella che era nata come un'epidemia tra uccelli selvatici è ormai diventata una "panzoozia" globale, con focolai estesi che hanno raggiunto i mammiferi e, in casi isolati ma monitorati con estrema attenzione, il bestiame da latte.
Il timore dei virologi è che il virus possa compiere il salto di specie definitivo (spillover) acquisendo la capacità di trasmettersi stabilmente da uomo a uomo.
La situazione è descritta da molti scienziati come "fuori controllo" nel regno animale, rendendo la sorveglianza negli allevamenti e nei mercati una priorità assoluta per prevenire una minaccia pandemica che supererebbe per letalità quella delle normali influenze stagionali.
Vecchie minacce e malattie riemergenti
Oltre ai virus respiratori, il 2026 vede la ricomparsa di patogeni che sembravano sotto controllo. Il Morbillo sta registrando un numero di casi record in diverse giurisdizioni (con oltre 2.000 casi negli Stati Uniti e focolai in Israele e Australia), alimentato da lacune nella copertura vaccinale degli anni precedenti.
Contemporaneamente, restano sotto stretta osservazione le febbri emorragiche: focolai di Virus Marburg in Africa orientale continuano a richiedere interventi rapidi dell'OMS per evitare la diffusione regionale di una malattia che presenta tassi di letalità vicini al 90%. Infine, l'espansione territoriale di virus trasmessi da vettori come la Dengue e la Chikungunya sta raggiungendo nuove aree geografiche a causa delle temperature globali più elevate, trasformando malattie un tempo considerate tropicali in minacce endemiche anche in zone temperate.