Rifiuti e gli effetti sulla salute causati da un cattivo smaltimento

Di questo passo, e senza interventi urgenti, i rifiuti sono destinati ad aumentare in modo esponenziale, con gravi conseguenze sulla salute dell’uomo e del pianeta. Invertire la rotta per salvaguardare la salute delle persone, dell’ambiente e l’economia, è possibile oltre che necessario. Per farlo però, è fondamentale ripartire ancora una volta dai professionisti della salute.

Secondo una nuova ricerca del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), realizzata insieme alla International Solid Waste Association (ISWA) senza interventi significativi, entro il 2050, i rifiuti aumenteranno in modo esponenziale con profonde conseguenze sulla salute delle persone e dell’ambiente.

Nel 2023 il mondo ha generato 2,3 miliardi di tonnellate di rifiuti urbani, ed entro il 2050, a questo ritmo e in assenza di interventi urgenti, saranno due terzi in più. Secondo i più recenti dati, quello dei rifiuti, dopo l’agricoltura e il settore petrolifero e del gas, è uno dei principali settori responsabili delle emissioni di metano.

Le discariche in tutto il mondo sono responsabili, infatti, del 20% delle emissioni del potente gas serra causate dall’uomo. Il metano viene rilasciato durante il processo di decomposizione dei rifiuti organici come gli scarti alimentari. Inoltre, il trasporto e il trattamento dei rifiuti producono anidride carbonica, che contribuisce al riscaldamento del pianeta.

Secondo i calcoli di UNEP e ISWA, riducendo le discariche abusive, eliminando l'incenerimento all'aperto dei rifiuti e gestendo meglio i prodotti organici che producono metano, si potrebbe ridurre le emissioni globali di gas serra del 15-25%.

“Le pratiche indiscriminate di smaltimento dei rifiuti possono introdurre sostanze chimiche pericolose nel suolo, nei corpi idrici e nell’aria, causando danni a lungo termine e potenzialmente irreversibili alla flora e alla fauna, incidendo negativamente sulla biodiversità, danneggiando interi ecosistemi ed entrando nella catena alimentare umana”, si legge nel rapporto.

L’inquinamento da rifiuti non conosce confini, quindi è nell’interesse di tutti impegnarsi nella prevenzione dei rifiuti e investire nella gestione dei rifiuti dove questa è carente”, ha dichiarato Zoë Lenkiewicz, autrice principale del rapporto dell’UNEP.

Cattivo smaltimento dei rifiuti e gli effetti sulla salute

Il cattivo trattamento dei rifiuti, che include pratiche irresponsabili e dannose come le discariche abusive, l'abbandono e l'incenerimento non regolamentato, sta generando effetti devastanti sulla salute umana e sull'ambiente.

Come ha ribadito anche l’AIE (Associazione italiana di epidemiologia): “Lo smaltimento dei rifiuti è certamente fonte di problemi economici, ambientali, sociali e sanitari, oltre che di preoccupazioni e tensioni nella popolazione che abita vicino agli impianti di trattamento”.

Il rapido aumento della produzione di rifiuti e la mancanza di adeguate infrastrutture per la loro gestione hanno portato a una diffusa contaminazione dell'aria, del suolo e dell'acqua.

Il processo di decomposizione dei rifiuti organici se fatto in modo errato produce anidride carbonica, esponendo la popolazione a problemi respiratori, irritazioni cutanee e persino danni agli organi interni, oltre che contribuire al riscaldamento globale.

Inoltre, il rilascio di inquinanti chimici nocivi nel suolo e nelle acque sotterranee può contaminare le risorse idriche e agricole, compromettendo la sicurezza alimentare e aumentando il rischio di avvelenamento da sostanze tossiche. Questa contaminazione è associata a una serie di gravi problemi di salute, tra cui disturbi neurologici, malattie cardiovascolari, cancro, infertilità.

Inoltre, la presenza di discariche abusive nelle vicinanze di abitazioni, scuole e aree commerciali aumenta, come sempre più studi hanno dimostrato, il rischio di problemi respiratori, malattie cutanee e disturbi gastrointestinali. Queste discariche possono anche attrarre zanzare, topi e altri animali portatori di malattie, aumentando il rischio di diffusione di elementi patogeni e di produzione di fumi tossici.

Smaltimento dei rifiuti sanitari

Nel panorama dello smaltimento dei rifiuti, una questione che emerge con particolare urgenza è quella relativa ai rifiuti sanitari. Questi materiali, che spaziano da presidi medicali a farmaci scaduti, portano con sé un carico potenziale di rischi per la salute pubblica e l'ambiente se non gestiti correttamente. Il problema si amplifica quando ci si imbatte in casi di smaltimento improprio di tali rifiuti, situazione non rara che può vedere il loro finire in discariche abusive o addirittura miscelati con i normali rifiuti domestici. Questa pratica, oltre a violare le normative vigenti, aumenta il rischio di diffusione di infezioni e contaminazioni ambientali, mettendo a repentaglio la salute di tutti.

È pertanto imperativo partire ancora una volta dai professionisti della salute, per promuovere tra la popolazione una maggiore consapevolezza su questo tema e garantire un adeguato smaltimento dei rifiuti sanitari, al fine di preservare la salute pubblica e del pianeta.

Su questo tema, Consulcesi ha realizzato una “Guida allo smaltimento dei rifiuti medici negli studi di medicina” ed il corso “La gestione dei rifiuti sanitari: normativa e sostenibilità ambientale”, L'obiettivo è quello di migliorare il management e la gestione dei rifiuti sanitari in linea con le normative vigenti (DLgs 152/06 e smi e DPR 254/03).

Terra dei Fuochi ma non solo

Le comunità più colpite dal cattivo smaltimento dei rifiuti sono spesso quelle più svantaggiate, che vivono in prossimità di discariche non regolamentate o di impianti di smaltimento inquinanti. Queste comunità sono esposte a livelli più elevati di inquinamento e subiscono una maggiore incidenza di malattie correlate ai rifiuti.

Basti pensare alla Terra dei fuochi, all’Ilva di Taranto o alla Miteni in Veneto, solo per citare i casi più noti.

Come confermato da un rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e della procura di Napoli nord lo smaltimento illegale dei rifiuti perpetrato per decenni nell’area situata tra le province di Napoli e Caserta - un tempo nota come Campania Felix per la sua fertilità e oggi per tutti la “terra dei fuochi” - ha causato un aumento delle malattie, tra cui tumori, asma, leucemie e malformazioni congenite.

Dal rapporto emergevano inoltre 2.767 siti di smaltimento illegale su un'area di 426 km quadrati, interessando più di un cittadino su tre. Il 37% della popolazione residente nei 38 centri viveva entro cento metri da questi siti tossici.

A questo si aggiunge l’inceneritore di Acerra, un “rogo di rifiuti legale ma ugualmente dannoso”, come denunciano da anni le associazioni sul territorio e i Medici per l’Ambiente..

Secondo quanto raccontano gli esperti a dicembre 2023 infatti, “I dati sono semplicemente tragici. In estrema sintesi, la Provincia di Napoli, ormai da molti decenni, risulta la Provincia i cui cittadini (i più giovani di Italia) registrano la più bassa aspettativa di vita alla nascita (ISTAT) ma anche, e direi soprattutto, la maggiore “mortalità evitabile” (non evitata) di Italia! (report Crea Sanità 2022)”.

Dalle analisi è emerso che nella provincia di Napoli circa 3 milioni di cittadini su 6 totali sono esposti a gravi problemi di salute a causa dell'inquinamento ambientale.

 Acerra presenta la situazione più critica con il tasso di tumori più alto, come precedentemente raccontato nei rapporti del "progetto Sentieri" dell'Istituto Superiore di Sanità.

Nonostante l'apertura di un grande inceneritore, denunciano ancora i medici, i problemi di salute sono peggiorati. L'inquinamento atmosferico, causato anche da questo, ha contribuito a migliaia di morti premature nel solo 2018.
“Possiamo tranquillamente affermare che di mal d’aria si muore. Secondo l’Agenzia Europea per L’ambiente nel solo 2018 in Campania ci sono stati 4446 morti premature legate ad inquinamento da PM2,5, di cui una delle fonti principali è certamente il più grande inceneritore di Italia, anche senza ulteriori ampliamenti”, si legge in una nota dei Medici per l’Ambiente.

“4446 morti premature nel solo 2018 certificano su base regionale quindi non meno di 12 cittadini campani che muoiono ogni giorno in modo prematuro ed evitabile ma non evitato. Il Comune- Distretto dove la Asl 2 nord lo certifica in eccesso nel proprio territorio resta il Comune di Acerra.”

L’approccio One Health

Di fronte alle sfide ambientali e sanitari post dall’inquinamento ambientale e dal cambiamento climatico, nel 2021 ha iniziato a farsi largo un nuovo approccio multidisciplinare e integrato tra le diverse discipline mediche, racchiuso nel concetto di  “One Health”.

Questo si basa sull'idea che la salute umana è intimamente legata alla salute degli animali e all'ambiente circostante, promuovendo la collaborazione tra diverse discipline, come medicina umana, medicina veterinaria, scienze ambientali, scienze agrarie, ecologia, economia e sociologia, per affrontare le sfide globali legate alla salute.

Anche La Commissione nazionale per l'Educazione Continua in Medicina ha riconosciuto l’importanza dell’approccio One Health, includendolo tra le tematiche di interesse nazionale nel programma triennale 2023/2025, e fornendo a medici e professionisti sanitari crediti extra per la formazione su questo argomento.

Tra le sfide affrontate con questo approccio, vi sono la diffusione di malattie infettive emergenti, l'avvelenamento da agenti chimici nell'ambiente e l'impatto dei cambiamenti climatici sulla salute umana e animale.

Tra i punti cardine del concetto di One Health, c’è un’alimentazione sana e sostenibile.  Come infatti raccontato più approfonditamente nel corso di formazione Consulcesi “One Health: alimentazione sana e sostenibile per la salute globale”, le nostre scelte alimentari svolgono un ruolo cruciale sulla nostra salute, ma anche sulla salute degli animali e sull’equilibrio ecologico del nostro pianeta.  

Il corso multimediale (da 18.0 crediti ECM), affronta una vasta gamma di argomenti, tra cui l'"urban health", l'impatto epigenetico della nutrizione, i contaminanti ambientali e la sostenibilità delle città, oltre alle diverse tipologie di diete, a partire da quella Mediterranea, nel contesto One Health.

Tra le problematiche approfondite non poteva mancare lo spreco alimentare, altra emergenza ambientale e sanitaria considerando che circa un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato ogni anno, mentre gli ultimi dati parlano di 783 milioni di persone in crisi alimentare perché non hanno abbastanza cibo.

Di speco alimentare parla anche il corso "Gusto è Salute. L'alimentazione funzionale e sostenibile", curato dalla dottoressa Serena Missori, Specialista in endocrinologia e malattie del ricambio. La formazione da 4.5 crediti ECM, offre approfondimenti sullo spreco alimentare e sulle proprietà salutari di alcuni alimenti spesso considerati scarti. Inoltre, fornisce strumenti tecnici e pratici per contrastare l'infiammazione cronica silente e le patologie ad essa correlate, offrendo indicazioni nutrizionali basate sull'utilizzo di alimenti funzionali per la prevenzione e la cura di tali patologie.

Di: Fabiola Zaccardelli, BA (Hons) Journalism, University of Westminster

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