Ciclone Harry e crisi climatica: il Sud Italia sempre più esposto agli eventi estremi

Calabria, Sardegna e Sicilia affrontano nuove emergenze climatiche che mostrano quanto l’Italia sia vulnerabile. Eventi estremi, territori fragili e risposte istituzionali ancora insufficienti.

4 Febbraio 2026, 09:23

Ciclone Harry e crisi climatica: il Sud Italia sempre più esposto agli eventi estremi

Danni per miliardi di euro, allagamenti diffusi, crolli, arenili erosi, scuole e università chiuse, pesanti ripercussioni sulla mobilità. È il bilancio del passaggio del ciclone Harry su Sicilia, Sardegna e Calabria, un evento che ha spinto il governo a richiedere lo stato di emergenza. Una risposta necessaria, ma insufficiente, se continua a intervenire solo dopo le catastrofi, senza affrontare le cause strutturali che rendono i territori sempre più vulnerabili.

L’evento estremo non è più un’eccezione

Il passaggio del ciclone mediterraneo Harry sul Sud Italia ha riportato al centro dell’attenzione un dato ormai strutturale: gli eventi climatici estremi colpiscono con maggiore frequenza e intensità territori già fragili, trasformando ogni perturbazione intensa in un’emergenza. Calabria, Sardegna e Sicilia sono state investite da piogge torrenziali, venti violenti e mareggiate che hanno causato allagamenti, frane e gravi danni alle infrastrutture. Secondo il WWF, Harry non è un’anomalia, ma l’ennesima manifestazione di una crisi climatica che sta accelerando, in assenza di politiche di prevenzione e adattamento adeguate.

Gli effetti del ciclone Harry: danni diffusi e comunità in difficoltà

Le conseguenze del ciclone sono state immediate. Strade interrotte, abitazioni allagate, dissesto idrogeologico e infrastrutture danneggiate hanno messo in difficoltà intere comunità locali. In Sicilia, in particolare, una frana di oltre 4 km a Niscemi ha costretto all’evacuazione di più di 1.500 persone e ha lasciato interi quartieri e strutture in bilico su versanti instabili, con case e automobili sospese sull’orlo del precipizio.

Il fronte franoso, attivo e in espansione, ha reso inabitabili molte abitazioni e costretto alla chiusura di scuole e vie di comunicazione, mentre le autorità hanno istituito una zona rossa di sicurezza di circa 150 metri attorno all’area più critica. Le istituzioni locali e il governo hanno avviato sopralluoghi e incontri operativi per interventi urgenti e indennizzi, pur sottolineando che per alcune famiglie potrebbe essere necessaria una rilocalizzazione definitiva a causa dell’instabilità del terreno

Le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza nazionale e stanziato risorse per gli interventi urgenti. Tuttavia, come evidenziato dal WWF, la risposta resta prevalentemente emergenziale, focalizzata sulla gestione del danno più che sulla riduzione del rischio futuro.

Territori fragili tra dissesto idrogeologico e infrastrutture obsolete

il punto è che Calabria, Sardegna e Sicilia condividono criticità strutturali che amplificano l’impatto degli eventi estremi. Il dissesto idrogeologico è diffuso, con pendii instabili e coste già compromesse dall’erosione. A questo si aggiungono infrastrutture progettate per un clima che non esiste più, incapaci di reggere precipitazioni intense e concentrate in poche ore. I piani di prevenzione e adattamento risultano spesso incompleti, sottofinanziati o non coordinati a livello nazionale, lasciando i territori esposti a rischi crescenti.

Una vulnerabilità aggravata da ondate di calore e siccità

Il ciclone Harry si inserisce in un contesto già segnato da anni di stress climatico. Ondate di calore, siccità prolungate e incendi hanno ridotto la resilienza degli ecosistemi e delle comunità locali, rendendo il territorio meno capace di assorbire eventi meteorologici intensi. Questa combinazione di fattori climatici estremi – caldo, siccità, piogge violente – è uno degli effetti più evidenti della crisi climatica nel Mediterraneo, considerato dagli scienziati un hotspot climatico globale.

L’appello del WWF: serve un Patto nazionale per il Clima

Per il WWF, il ciclone Harry conferma l’urgenza di superare la logica dell’emergenza permanente. L’organizzazione chiede un Patto nazionale per il Clima che metta al centro prevenzione, adattamento e riduzione delle emissioni.

Tra le priorità indicate:

  • l’attuazione rapida ed efficace del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC);

  • l’integrazione delle politiche climatiche nella pianificazione territoriale e nelle infrastrutture;

  • una governance stabile, basata su dati scientifici e valutazioni del rischio;

  • l’accelerazione della transizione energetica per ridurre le cause della crisi climatica.

Dall’emergenza alla prevenzione: una scelta non più rinviabile

Il ciclone Harry dimostra che ogni ritardo nelle politiche climatiche aumenta il costo umano, sociale ed economico degli eventi estremi. Calabria, Sardegna e Sicilia restano tra le regioni più vulnerabili, ma ciò che accade nel Sud anticipa dinamiche destinate a coinvolgere l’intero Paese. Senza una strategia nazionale di lungo periodo, avverte il WWF, ogni nuova perturbazione rischia di trasformarsi in una catastrofe annunciata.