Olio di palma demonizzato e riabilitato: sostituirlo non porta benefici

Nuove analisi scientifiche mostrano che l’olio di palma non è di per sé nocivo per la salute. Il problema riguarda qualità, processi produttivi e quantità consumata. Ecco perché oggi se ne parla di “riabilitazione”.

18 Febbraio 2026, 11:56

Olio di palma demonizzato e riabilitato: sostituirlo non porta benefici

Negli ultimi dieci anni l’olio di palma è stato oggetto di campagne mediatiche che ne hanno messo in dubbio la sicurezza per la salute. Tuttavia, studi scientifici recenti e il position paper dell’Unione italiana per l’olio di palma sostenibile (Uiops) evidenziano che, all’interno di una dieta equilibrata, l’olio di palma non è nocivo. La demonizzazione ideologica del prodotto non trova riscontro nei dati nutrizionali e la sua sostituzione non comporta benefici reali. Il focus deve essere sulla qualità, la sostenibilità e il consumo moderato.

Olio di palma: tra mito e realtà scientifica

L’olio di palma ha subito negli ultimi anni un vero e proprio attacco mediatico, soprattutto in Italia, dove è stato associato a rischi per la salute. Secondo il tecnologo alimentare Giorgio Donegani, questa demonizzazione è ingiustificata: “La sostituzione dell’olio di palma con altri grassi non comporta alcun beneficio nutrizionale. Nonostante la sua riduzione in molti prodotti, l’assunzione complessiva di grassi saturi nella popolazione italiana è addirittura aumentata”. Il professor Sebastiano Banni dell’Università di Cagliari ricorda come l’acido palmitico, presente naturalmente nell’olio di palma, sia anche il più diffuso nel nostro organismo e nella dieta quotidiana: “Il latte umano contiene moltissimo palmitico, fondamentale per funzioni biologiche e nutrizionali essenziali”.

Nutrizione e sicurezza alimentare

Il position paper dell’Uiops, elaborato da un gruppo di esperti tra cui Banni, Donegani e Andrea Poli, evidenzia come l’olio di palma, se inserito in una dieta normocalorica e bilanciata, non alteri il profilo lipidico. Il documento sottolinea anche l’importanza di non demonizzare singoli ingredienti: l’eliminazione di un grasso non garantisce automaticamente una dieta più sana.

Inoltre, i moderni processi di raffinazione hanno drasticamente ridotto la presenza di contaminanti, rispettando limiti europei rigorosi, rendendo l’olio sicuro per il consumo.

Sostenibilità e ruolo nell’industria

Oltre agli aspetti nutrizionali, l’olio di palma sostenibile ha un ruolo strategico per il sistema agroalimentare globale. Con oltre 70 milioni di tonnellate prodotte ogni anno, rappresenta una materia prima fondamentale, versatile e stabile per numerosi prodotti dolci e salati, nonché per fritture e margarine.

Lucia Gramigna, R&D Oils & Fats Manager di Unigrà, sottolinea la sicurezza del prodotto italiano: “L’olio di palma subisce processi di raffinazione controllati, garantendo stabilità, neutralità e sicurezza”. Andrea Carrassi, direttore generale di Assitol, aggiunge: “È l’unico olio vegetale disponibile a livello mondiale in quantità tali da soddisfare le esigenze dell’industria alimentare, e molte aziende già scelgono volontariamente la certificazione sostenibile”.

Verso un approccio scientifico e integrato

Il presidente dell’Uiops, Vincenzo Tapella, evidenzia la necessità di superare un approccio ideologico: “Il dibattito deve evolvere verso una valutazione scientifica e integrata, che tenga insieme nutrizione, sicurezza alimentare e sostenibilità. Solo informazioni corrette possono guidare scelte consapevoli”. Secondo gli esperti, il consumatore dovrebbe basare le proprie scelte su fonti autorevoli come il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e la Società Italiana di Nutrizione Umana, evitando allarmismi infondati.

L’olio di palma, per concludere, se di qualità e sostenibile, non è un ingrediente nocivo e la sua demonizzazione non ha portato benefici reali. La chiave sta nella varietà nella dieta, nella moderazione dei consumi e nella conoscenza scientifica. La riabilitazione di questo olio si basa su evidenze oggettive, sostenendo la sua importanza nutrizionale, industriale e ambientale.