Qualità dell’aria in Toscana nel 2025: dai primi dati Arpat emergono luci e ombre

Il report Arpat 2025 evidenzia criticità sulla qualità dell’aria in Toscana tra smog, polveri sottili e superamenti dei limiti. Ecco i dati chiave e le zone più esposte all’inquinamento.

11 Febbraio 2026, 11:51

Qualità dell’aria in Toscana nel 2025: dai primi dati Arpat emergono luci e ombre

PM10 e biossido d’azoto migliorano, ma l’ozono continua a rappresentare una criticità, soprattutto nei mesi estivi. I primi dati preliminari diffusi da Arpat mostrano che, mentre per alcuni inquinanti i limiti normativi sono stati rispettati, circa il 30% delle centraline non ha rispettato l’obiettivo sanitario per l’ozono. Va sottolineato che si tratta di prime elaborazioni dei dati 2025, diffuse prima della pubblicazione del report finale completo, che conterrà analisi e verifiche complete su tutti gli indicatori della Rete Regionale di Monitoraggio della Qualità dell’Aria (RRQA).

Polveri sottili: PM10 sotto controllo

Nel 2025 la Toscana ha rispettato i limiti per il PM10, uno degli indicatori più critici per la salute pubblica negli anni passati. Nessuna stazione della rete regionale ha superato il numero massimo consentito di 35 giorni oltre la soglia giornaliera di 50 µg/m³, e la media regionale si attesta intorno ai 19 µg/m³. Restano comunque differenze territoriali: nella piana lucchese, in particolare nell’area di Lucca-Capannori, il valore medio annuo raggiunge i 25 µg/m³, pur rimanendo entro i limiti. Questi dati confermano che alcune zone restano più esposte per caratteristiche morfologiche, densità abitativa e pressione emissiva.

Anche il PM2,5, la frazione più fine del particolato e tra le più pericolose per la salute, ha registrato valori sotto la soglia annuale di 25 µg/m³, con una media regionale intorno ai 12 µg/m³. Arpat sottolinea però che questi livelli, pur conformi alla normativa europea, sono ancora lontani dagli obiettivi più stringenti dell’Organizzazione mondiale della sanità, evidenziando l’importanza di politiche di prevenzione e riduzione strutturale delle emissioni nelle aree urbane.

Biossido di azoto (NO₂): un trend positivo

Il biossido di azoto, strettamente legato al traffico veicolare, mostra valori medi annui sotto il limite di 40 µg/m³ in tutte le centraline, comprese quelle urbane più esposte come Firenze-Lavagnini. Il rispetto dei limiti per il secondo anno consecutivo riflette il contributo delle politiche di mobilità sostenibile, del rinnovo del parco veicolare e della riduzione delle emissioni da riscaldamento. Resta comunque alta l’attenzione nelle stazioni di traffico intenso, dove i livelli restano più elevati rispetto alle aree di fondo urbano.

Ozono (O3): la criticità estiva

Diversamente da PM10 e NO₂, l’ozono troposferico continua a rappresentare il principale problema della qualità dell’aria in Toscana. Circa il 30% delle centraline non ha rispettato il valore obiettivo per la protezione della salute, calcolato sulla media triennale delle concentrazioni. I superamenti si concentrano principalmente nei mesi estivi e interessano le pianure interne, l’agglomerato fiorentino e alcune zone costiere. La formazione dell’ozono dipende non solo dalle emissioni di ossidi di azoto e composti organici volatili, ma anche da condizioni meteorologiche favorevoli, sempre più frequenti con l’aumento delle temperature, rendendo difficile affrontare il problema con interventi temporanei.

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Distribuzione territoriale degli inquinanti

I dati preliminari mostrano una distribuzione non omogenea degli inquinanti sul territorio regionale. La piana lucchese resta la zona più esposta al PM10, le aree urbane mostrano valori variabili di NO₂, pur sotto soglia, mentre le zone interne e costiere continuano a registrare picchi di ozono durante i mesi estivi. Queste differenze confermano la necessità di strategie differenziate e interventi mirati in base alle caratteristiche locali e alla pressione emissiva di ciascuna area.

Trend positivo ma sfide aperte

I primi dati preliminari Arpat per il 2025 indicano un miglioramento complessivo della qualità dell’aria in Toscana per PM10, PM2,5 e NO₂, ma evidenziano criticità persistenti, in particolare per l’ozono e per le aree più vulnerabili. Secondo Arpat, occorrono interventi strutturali e politiche lungimiranti, dalla riduzione delle emissioni alla pianificazione urbana, dalla mobilità sostenibile all’adattamento ai cambiamenti climatici, per garantire che i progressi osservati diventino duraturi. La pubblicazione del report definitivo fornirà ulteriori dettagli e permetterà di analizzare più precisamente l’intero anno 2025, con tutti gli indicatori validati e confronti con gli anni precedenti.