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L’ambiente in cui viviamo può condizionare il nostro benessere fisico?

11/01/2023

Biodiversità, benessere del pianeta e salute umana: quale legame? Uno sguardo all’impatto dei fattori ambientali sull’uomo e, viceversa, dell’attività umana sull’ambiente, fino alle ultime azioni internazionali messe in campo in difesa della salute di entrambi.

L’ambiente in cui viviamo può condizionare il nostro benessere fisico?

L’esposizione a fattori ambientali è ormai causa di oltre il 24% delle malattie nel mondo, di 1 morte su 3 nei Paesi più poveri. Sono questi gli ultimi, allarmanti dati contenuti nel report pubblicato dall’OMS “Prevenire le malattie grazie a un ambiente migliore: verso una stima del carico di malattia legato all’ambiente”. A farne maggiormente le spese sarebbero soprattutto i bambini, con il 33% delle patologie sviluppate al di sotto dei 5 anni dovute all’esposizione a fattori di rischio ambientali prevedibili. A livello globale poi, racconta ancora l’indagine, ogni anno più di 13 milioni di decessi potrebbero essere evitati attraverso una politica ambientale adeguata.

 

COP15

 

A questo proposito, il 2022 si è chiuso con “un accordo storico” raggiunto durante la COP 15 – la Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità firmata a Rio nel 1992 e in vigore dal 1993 – tenutasi a Motreal dal 7 al 19 dicembre.

 

Definito come “lo sforzo più significativo per proteggere le terre e gli oceani del mondo”, l’accordo prevede, tra le misure più significative, l’impegno a proteggere il 30% delle terre e delle acque considerate importanti per la biodiversità entro il 2030 (contro un 17% di aree terrestri e un 10% di quelle marine attualmente protette) e  la fornitura di “finanziamenti essenziali per salvare la biodiversità nei Paesi in via di sviluppo”.

 

È stato infatti concordato da quasi 200 Stati un importante contributo economico pari ad almeno 20 miliardi di dollari da destinare alla protezione dell’ambiente in questi Paesi, equivalente a circa il doppio di quanto al momento erogato – sebbene non siano mancate critiche da parte di Paesi come la Repubblica democratica del Congo per la mancata istituzione di un apposito fondo per la biodiversità sul quale confluire i nuovi finanziamenti.

 

Dubbi sono stati mossi anche da molteplici organizzazioni ambientaliste tra cui il WWF che ha definito l’intesa come “un punto di partenza” ribadendo come senza “un’accelerazione nell’implementazione degli obiettivi e una seria mobilitazione delle risorse, l’accordo resterà un guscio vuoto di promesse”. O The Nature Conservancy, organizzazione mondiale noprofit per la conservazione e la cura della natura, secondo cui il testo “contiene alcuni segnali forti in materia di finanza e biodiversità, ma non riesce ad andare oltre gli obiettivi di 10 anni fa in termini dell’affrontare i fattori che determinano la perdita di biodiversità in settori produttivi come l’agricoltura, la pesca e le infrastrutture” rischiando quindi di essere inefficace.

 

Biodiversità e salute

 

È ormai ampiamente dimostrato che la perdita di biodiversità contribuisce, in primis ma non solo, all’insicurezza alimentare ed energetica, a ridurre la qualità e la disponibilità delle risorse idriche, ad aumentare la vulnerabilità ai disastri naturali e abbassare il livello di salute all’interno della società.

 

In particolar modo la comparsa, la trasmissione e la diffusione di circa il 60% delle malattie infettive umane sono ampiamente impattate dalla distruzione degli ecosistemi e dalla perdita di biodiversità. Ne è un esempio il Covid-19 (ma anche la malaria) i cui agenti patogeni sono zoonotici.

 

Ma l’importanza della biodiversità per la salute umana investe pressochè ogni aspetto: i farmaci prescritti nei Paesi industrializzati per la maggior parte derivano da composti naturali prodotti da animali e piante, e la medicina vetegale tradizionale è largamente usata nei Paesi in via di sviluppo per l’assistenza sanitaria primaria.

 

La perdita di biodiversità e la distruzione degli ecosistemi, inoltre, oggi mette a rischio di estinzione oltre un milione di specie, impattando conseguentemente le funzioni e i meccanismi degli ecosistemi. Basti pensare che un terzo degli alimenti umani – dai frutti ai semi ai vegetali – verrebbe meno se non ci fossero gli impollinatori (ma anche uccelli e pipistrelli), e che circa 130 mila specie di piante hanno bisogno delle api.

 

Proprio queste purtroppo, a causa della distruzione e degradazione degli habitat, di malattie, dei trattamenti antiparassitari e dell’utilizzo di erbicidi in agricoltura, stanno subendo un declino drammatico in questi ultimi anni, e sembrano siano ulteriormente minacciati dalle onde elettromagnetiche che, recenti studi ipotizzano, influenzano il loro sistema d’orientamento, impedendoli di tornare all’arnia, portandoli a disperdersi e morire altrove.

 

Onde elettromagnetiche, salute e biodiversità

 

Non solo nelle api, ma anche in uccelli, insetti migratori, ragni e mammiferi le radiazioni elettromagnetiche possono distrubarne l’orientamento, e persino condizionare il metabolismo delle piante come di recente mostrato da studi condotti in Olanda.

 

Qui si è visto come anomalie nella crescita delle piante, dalla decolorazione delle foglie a varie forme di necrosi dei tessuti, sono ormai presenti nella quasi totalità degli alberi esposti alle radiazioni di sorgenti CEM (campi elettromagnetici), contro il 10% delle piante interessate dalle stesse anomalie un decennio fa.

 

Gli esperti si dicono poi prarticolarmente preoccupati per la salute dell’uomo, “sempre più immerso in una rete di radiazioni artificiali prodotte dai molteplici strumenti che costantemente utilizza”, aggiunge Cinzia De Vendictis, Medico Anestesista, esperta in Medicina Ambientale Clinica e sicurezza sul lavoro e responsabile del corso di formazione ECM di Consulcesi “Covid-19, ambiente e salute. Elettrosmog, inquinamento domestico e sovraesposizione alla tecnologia” in cui viene approfondita ulteriormente la correlazione tra salute, ambiente e i nuovi inquinanti.

 

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Secondo ricerche in corso infatti, l’esposizione a onde elettromagnetiche artificiali, potrebbe portare al riscaldamento interno del corpo (e per questo non percepito dagli organi sensoriali che diversamente attiverebbero meccanismi di compensazione dell’organismo), causando alterazioni genetiche, ma anche variazioni nelle funzioni ghiandolari e nel sistema immunitario, alterazioni del sistema nervoso centrale e del comportamento, come già registrato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in soggetti esposti alle radiazioni CEM.