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Dalla Medicina di genere alla salute sessuale femminile: formazione e sensibilizzazione guidano il diritto alla salute, di tutti

19/07/2023

Cresce sempre di più la consapevolezza di un approccio “di genere” allo stato di salute. Per colmare il “gender gap” in Medicina, è necessario partire dalla formazione dei professionisti sanitari, ribadiscono pazienti ed esperti, e abbattere tabù e false credenze, in particolare quando si tratta di salute sessuale e riproduttiva.

Dalla Medicina di genere alla salute sessuale femminile: formazione e sensibilizzazione guidano il diritto alla salute, di tutti

Cresce sempre di più la consapevolezza di un approccio “di genere” allo stato di salute. Tante le iniziative dedicate alla formazione dei professionisti sanitari in materia, al fine di adeguare conoscenze e servizi colmando il “gender gap” creato dall’impostazione androcentrica che ha, fin dalle sue origini, guidato lo sviluppo della Medicina.

 

Com’è infatti ormai ampiamente noto, esistono profonde differenze tra uomini e donne in materia di salute: dall’insorgenza, alla progressione fino alla manifestazione di malattie, passando per l’effetto di farmaci e cure, ogni individuo è infatti affetto e reagisce diversamente a seconda delle caratteristiche biologiche (definite dal sesso) e dei fattori ambientali, sociali e relazionali (definiti dal genere) che lo contraddistinguono.

 

A conferma del ruolo che l’approccio di genere deve avere nello sviluppo delle prestazioni e delle cure mediche, ci sono un crescente numero di studi che raccontano come tra i due sessi cambiano, per esempio, i sintomi dell’infarto, l’incidenza di patologie come sclerosi multipla, ipotiroidismo e il più recente Long Covid.

 

Una formazione medica “di genere”

 

Accanto a questi e non a caso, come anche ricordato di recente nel corso dell’evento “Il futuro della medicina e del sistema salute è anche una questione di genere” tenutosi presso l’Università di Bari, il decreto “Piano formativo nazionale per la medicina di genere” del 24 marzo 2023, sottolinea quindi che spetta “anche all’Università (…) integrare la dimensione di genere nei contenuti della didattica, della ricerca e dell’innovazione, al fine di migliorare la qualità scientifica e la diffusione delle conoscenze e delle tecnologie attraverso la formazione specifica in tutte le fasi dei percorsi formativi, dalla laurea al post-laurea, con particolare riferimento ai corsi in area biomedica”.

 

Una panoramica sulla medicina di genere è fornita da Maria Cristina Gori nel corso di formazione Conulcesi dal titolo “Medicina di genere: un diverso approccio al paziente”. Il corso, composto da video-lezioni e da 10.8 crediti formativi ECM, approfondisce alcuni degli aspetti più frequentemente riscontrabili nella pratica clinica, tra cui le differenze di genere nella risposta ai farmaci, nel trattamento del dolore e nella cardiologia.

Nasce invece dalla consapevolezza di dover indagare le modifiche sociali che stanno portando a una sempre maggiore “liquidità dell’identità” tra i più giovani” il corso di formazione “Adolescenti e identità di genere: tra impulsività e pensiero critico”. Anche questo affidato alla lunga esperienza della Gori, neurologa e psicoterapeuta, vuole fornire ai partecipanti le conoscenze necessarie per comprendere la formazione dell’identità di genere, all’interno di un periodo critico di ristrutturazione cerebrale e ormonale.

 

Odontoiatria di genere

 

Anche in materia di salute orale si parla sempre di più di medicina di genere. Come infatti raccontato anche recentemente dagli esperti della CAO (Commissione Albo Odontoiatri) dell’Ordine dei medici e odontoiatri della provincia di Messina nell’evento dedicato all’Odontoiatria di genere, “nelle donne si registra una maggiore incidenza di patologie, anche odontoiatriche, e negli ultimi decenni la medicina personalizzata e di genere ha acquisito sempre più importanza grazie all’analisi delle differenze fisiologiche e biochimiche che si sono aggiunte nelle diverse discipline mediche, dunque la necessità di differenziare le terapie in funzione della specificità”.

 

Nelle donne per esempio sappiamo che, già a partire dalla pubertà, i radicali cambiamenti ormonali, in primis ma non solo, modificano la flora batterica, la risposta flogistica alla placca e la predisposizione all’insorgenza di patologie, continuando a cambiare lo stato di salute della bocca della donna fino alla menopausa.

 

 

Medicina di genere e salute sessuale

 

Ma tra le aree di studio che più di altre necessita indubbiamente di essere rivoluzionata attraverso un approccio “di genere” c’è quella relativa alla salute sessuale e riproduttiva. Come infatti dichiara anche il Consiglio di Europa, sebbene in questi ultimi decenni siano stati compiuti “significativi progressi a livello mondiale per promuovere il diritto alla salute sessuale e riproduttiva delle donne”, continuano ad essere associati a numerosi aspetti della loro vita sessuale e riproduttiva “stereotipi sessisti, stigmatizzazioni e norme sociali pregiudizievoli”.

 

“Nelle strutture sanitarie e nei servizi per la salute sessuale e riproduttiva dappertutto in Europa permane l’uso della violenza e di pratiche coercitive nei confronti”, conclude allora il Coe, oltre che a “certe forme di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva ancora accompagnate da una sorta di riprovazione sociale, biasimo o vergogna e percepite come tabù”.

 

Ad approfondire per Consulcesi molte delle più comuni quanto irrisolte problematiche sessuali e riproduttive, con particolare approfondimento a quelle femminili, è la nota “Divulvatrice” Violeta Benini.

 

Nell’ampio catalogo ECM di Consulcesi infatti, sono presenti due corsi dedicati alla sessualità femminile realizzati dall’”ostetrica poliedrica” più nota del web. Nel corso ECMAnatomia e sessualità femminile: abbattiamo i tabù” la Benini parte dal raccontare “l’anatomia dell’imene e dei genitali in maniera nuova” per mostrare come ancora “molto della sessualità femminile che studiamo sugli articoli scientifici non è applicabile alla realtà” poiché spesso l’esperienza e i bisogni delle pazienti differiscono da quanto riscontrato dagli studi scientifici. In questo contesto, ribadisce l’esperta nel corso di formazione in formato multimediale (6.0 ECM), è fondamentale unire più ambiti e porre l’attenzione sul vissuto delle pazienti.

 

È invece dedicato alla riabilitazione del perineo il secondo corso della Benini per Consulcesi, dal titolo “Benessere del perineo: riabilitazione del pavimento pelvico”. Come racconta l’esperta nel corso della formazione, infatti, il perineo svolge diverse funzioni importanti e per la sua peculiare posizione può essere interessato da infezioni, traumi e altre patologie che impattano significativamente la qualità della vita.

 

Se “sempre più si parla di pavimento pelvico per quanto riguarda le disfunzioni più note come l’incontinenza urinaria, fecale o prolassi (…) l’argomento, purtroppo, viene ancora trattato in maniera marginale per quello che riguarda tantissimi altri sintomi come il dolore durante i rapporti sessuali (sia per maschi che per femmine), difficoltà a raggiungere gli orgasmi, emorroidi e ragadi anali, dolori mestruali”, scrive la Benini nell’introduzione alla formazione disponibile online. Così, questo corso parte dallo spiegare come funziona, “o meglio dovrebbe funzionare, il pavimento pelvico e quali possono essere i sintomi negativi che possono far pensare a una disfunzione che meriti un approfondimento”.

 

Incontinenza e altre disfunzioni pelviche

 

Il pavimento pelvico e le disfunzioni a questo legate, sono ulteriormente approfonditi da Consulcesi in altri ben due corsi specifici: “Le disfunzioni del pavimento pelvico. Il primo passo verso il trattamento riabilitativo” eIl pavimento pelvico. Diagnosi, prevenzione e riabilitazione”, entrambi affidati a Valentino Bergamini, tra le tante, Dirigente medico presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.

 

Come infatti ricordano gli esperti di Consulcesi, le disfunzioni pelviche sono ancora sotto-diagnosticate, tanto che per aumentare la consapevolezza e la conversazione attorno a queste, vengono organizzate sempre più attività di sensibilizzazione. Come nel caso della giornata nazionale dedicata alla prevenzione e cura dell’incontinenza urinaria, che ogni anno si celebra il 28 giugno.

 

Come ricordano in occasione della Giornata anche associazioni di pazienti e società scientifiche, che da anni chiedono risposte attraverso appositi percorsi riabilitativi per coloro che soffrono di incontinenza, “in Italia ci sono circa 5 milioni di persone che ne soffrono, ma che a causa dello stigma sociale, spesso non lo rivelano a nessuno”.

 

All’“incontinenza urinaria, fecale, stomale, disfunzioni del pavimento pelvico e ulcere cutanee” è dedicato il III Stati Generali in programma presso la Sala Riunioni del Ministero della Salute a Roma il 27 giugno 2023.

 

Fabiola Zaccardelli, BA (Hons) Journalism, University of Westminster