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Salute: una questione di genere

15/12/2022

Numerose ricerche mostrano come le differenze biologiche e di genere possono influenzare significativamente la salute degli individui: per questo la formazione e l’aggiornamento da parte dei camici bianchi risulta fondamentale, al fine di garantire l’equità e l’appropriatezza delle cure.

Salute: una questione di genere

A suscitare un rinnovato interesse nelle differenze di genere è stata la recente la notizia diffusa dal World Economic Forum circa la produzione del primo manichino da crash test femminile da parte di scienziati svedesi. Questi, scrive l’Organizzazione in un articolo dal titolo “Le città non sono disegnate per le donne”, potrebbero finalmente cambiare il modo in cui verranno progettate le future auto, a partire dai sedili del conducente fino ad altre caratteristiche di sicurezza, rendendo le strade più sicure per i conducenti di sesso femminile.

 

Un passo avanti non di poco conto se si considera che secondo un recente studio inglese “le donne hanno il 47% di probabilità in più di rimanere severamente ferite in un incidente stradale” a causa di design automobilistici progettati per il confort dell’uomo, e che non tengono in considerazione caratteristiche femminili come una corporatura tipicamente più piccola e le differenze nella forza muscolare, nella conformazione del torso, del bacino e dell’anca. Proprio sul tipico maschio caucasico, si è basato, pressoché con esclusività, lo sviluppo della nostra società, lasciando, ancora oggi, le donne svantaggiate su una molteplicità di aspetti che vanno dall’educazione al lavoro, dalla giustizia alla ricchezza, fino alla salute ed il benessere.

 

“Il tema delle differenze di genere nella ricerca scientifica e nella farmacologia, ma non solo, è storia recentissima, sebbene rivendicazioni per una “medicina neutra” risalgano agli anni Settanta”, spiega Maria Cristina Gori, medico chirurgo specializzata in Neurologia e Statistica Sanitaria, nonché responsabile scientifico di diversi corsi Consulcesi come quello sull’argomento: “Medicina di Genere: un diverso approccio al paziente”.

 

“Da cuori artificiali spesso troppo grandi per il torace della maggior parte delle donne ad aghi per le iniezioni fino alle ultime mascherine: strumenti, dispositivi, farmaci e sono ancora troppo spesso sviluppati ponendo al centro l’uomo. Ma possiamo vedere come, seppur lentamente, le cose stanno cambiando. Grazie all’impegno delle Istituzioni come del singolo professionista della salute che torna a formarsi, consapevole che per poter contribuire a garantire equità e appropriatezza della cura è necessario un approccio alla medicina che dia più spazio alle differenze biologiche come anche socioeconomiche e culturali, ci stiamo muovendo verso una medicina sempre più personalizzata e di precisione”, aggiunge l’esperta.

 

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La Medicina di Genere

 

La prima incisiva sensibilizzazione a riguardo arriva solo nel 1991 grazie alla cardiologa statunitense Bernardine Healy che in una pubblicazione evidenzia le differenze nella gestione dell’infarto nei due generi. Da quel momento si inizia a prendere sempre più consapevolezza di come “lo sviluppo della medicina fosse avvenuto attraverso studi condotti quasi solo su uomini, in base all’errato pregiudizio scientifico che il corpo della donna, a parte i diversi apparati sessuali e procreativi, è come quello dell’uomo”, raccontano i Quaderni del Ministero della Salute pubblicati nel 2016 sul “genere come determinate di salute”, poi per scoprire pian piano che le differenze biologiche (definite dal sesso) e socio-economiche e culturali (definite dal genere) possono influire significativamente sullo stato di salute e di malattia di ogni persona.

 

“Dall’attenzione a contrastare queste possibili distorsioni prende le mosse la Medicina di Genere o Gender specific”, scrive ancora il Ministero nel documento sottolineando come tali differenze rappresentino un “punto d’interesse fondamentale per il Servizio Sanitario Nazionale”.

 

La Medicina di Genere in Italia

 

Una delle più recenti e significative azioni verso l’implementazione della Medicina di Genere in Italia è rappresentata dalla firma del decreto attuativo relativo della Legge 3/2018 che, a giugno 2019, ha portato all’approvazione di un “Piano per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere sul territorio nazionale”.

 

Tale documento prevede l’applicazione della medicina di genere nei: “percorsi clinici di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione; ricerca e innovazione; formazione; comunicazione”, riporta l’ISS, oltre all’istituzione di un Osservatorio dedicato al fine di monitorare l’implementazione e fornire al Ministro della Salute i dati da presentare annualmente alle Camere”.

 

Differenze di genere e sistema immunitario

 

La più recente dimostrazione della differente risposta dell’organismo maschile da quello femminile la troviamo nell’emergenza sanitaria da Covid-19. Se nei primi mesi, infatti, abbiamo visto una forma più aggressiva del virus nel sesso maschile, gli studi sul Long Covid hanno mostrato rischi superiori per le donne. In modo analogo, si sono rilevate differenze significative nei confronti delle vaccinazioni che hanno causato eventi avversi in modo predominante tra le donne, con oltre il 70% dei casi riportati da queste nel nostro Paese.

 

“Dati che comunque – aggiunge la Gori – non dovrebbero sorprendere perché la profonda differenza tra i due sistemi immunitari è ben nota. Basti pensare alle malattie autoimmuni, dove le donne rappresentano 8 pazienti su 10 e presentano una differenza nell’incidenza che va da 2:1 per la sclerosi multipla a 12:1 per quella sistemica; senza considerare l’epatite autoimmune (4:1), all’ipertiroidismo (7:1) e ipotiroidismo (19:1), per nominarne alcune”.

 

Le ultime novità dall’Osservatorio per la Medicina di Genere H2

 

Tra le più recenti novità provenienti dai Gruppi di Lavoro dell’Osservatorio dedicato alla Medicina di Genere dell’ISS, un documento attraverso cui viene definito un glossario di medicina di genere, uno dedicato alla farmacologia di genere e relativo “all’appropriatezza terapeutica nelle persone transgender” e un terzo documento, prodotto dal GdL diseguaglianze di salute legate al genere, consistente in un’analisi descrittiva della salute delle persone migranti in ottica di genere.

 

“Il primo passo per normalizzare un approccio alla medicina che consideri il genere che ricordiamo, comprende oltre alle caratteristiche biologiche dell’individuo anche i rapporti con il mondo e la società, consiste inevitabilmente nella formazione del personale sanitario e nell’acquisizione da parte di questo di un linguaggio consapevole e appropriato”, riflette ancora la Gori che, è anche laureata in Scienze Sociali e in Scienze della formazione.

 

“Ad oggi, infatti, sono ancora molti i professionisti che presentano pesanti lacune in materia di conoscenza di medicina di genere. Dalle più note differenze come nel caso di patologie cardiologiche, e nell’efficacia dei farmaci, soprattutto se guardiamo alle terapie a lungo termine e corniche, fino a questioni, per così dire, ‘più recenti’ che possono riguardare le persone transgender, come cure ormonali e fertilità. Per assistere tutti i pazienti e in particolare quest’ultimi, è dunque necessaria una grande consapevolezza da parte del professionista sia in relazione alle numerose declinazioni dell’identità di genere sia rispetto ai possibili interventi per l’affermazione di questa”, aggiunge la Gori che affronta più approfonditamente l’argomento nel corso ECM “Adolescenti e identità di genere: tra impulsività e pensiero critico”, disponibile in modalità e-book fino al 31 dicembre 2022, termine ultimo per il conseguimento dei crediti formativi obbligatori previsti per tutti i professionisti sanitari.