Quando tornare alla routine fa stare male: come “leggere” i sintomi dello stress da rientro

Come affrontare lo stress da rientro dopo le feste: intervista alla dottoressa Federica Parri, psicologa e psicoterapeuta e consigliera OP FVG

Sommario

  1. Le radici psicologiche dello stress da rientro: quando la routine riattiva il conflitto interno
  2. Ritrovare equilibrio e motivazione: strategie clinicamente sostenibili dopo le festività
  3. Rientro brusco o graduale: il ruolo di lavoro, famiglia e abitudini nella regolazione dello stress
  4. I falsi miti del rientro: perfezionismo, buoni propositi e sovraccarico emotivo

Lo stress da rientro non è solo stanchezza post-vacanze: è, spesso, il segnale di un disallineamento profondo tra ciò che facciamo e ciò che siamo. Il ritorno alla routine dopo le feste è spesso accompagnato da un senso di fatica che va oltre la semplice ripresa degli impegni quotidiani. Irritabilità, calo della motivazione, difficoltà di concentrazione e una diffusa stanchezza emotiva sono segnali sempre più comuni. Ma parlare di “stress da rientro” come di un problema legato solo al cambio di ritmo rischia di semplificare troppo e oscurarne il significato psicologico. Secondo Federica Parri, psicologa e psicoterapeuta e consigliera OP FVG, il ritorno alla routine riattiva una frattura interna già presente: quella tra i bisogni autentici che emergono nei momenti di pausa e una quotidianità vissuta spesso come obbligo e sacrificio. In questa intervista, la dottoressa Parri analizza le cause più profonde dello stress da rientro, gli errori più comuni nella sua gestione e propone strategie concrete per rendere il ritorno alla normalità più sostenibile, realistico e coerente con i propri valori.

Le radici psicologiche dello stress da rientro: quando la routine riattiva il conflitto interno

Ci sono errori comuni nella gestione dello stress da rientro? I buoni propositi per l’anno nuovo sono utili o dannosi?

Un errore frequente nella gestione dello stress da rientro è voler ripartire cercando di essere perfetti in tutto: lavoro, famiglia, forma fisica, vita sociale, obiettivi personali. Questo slancio iniziale, spesso sostenuto da aspettative irrealistiche, porta rapidamente a un sovraccarico e a una sensazione di inadeguatezza. In una società già fortemente sovrastimolata, in cui siamo costantemente esposte a richieste, informazioni e confronti, può essere utile iniziare a pensare non tanto a cosa aggiungere, ma a cosa togliere. Ridurre impegni, semplificare le giornate, rinunciare a ciò che non è davvero essenziale aiuta a recuperare energie, a focalizzarsi su ciò che conta e, paradossalmente, a stare meglio. I buoni propositi in sé non sono sbagliati. Diventano dannosi quando sono scollegati dalla propria realtà, dalle risorse effettivamente disponibili o quando rispondono più a modelli esterni che a bisogni autentici. Sono invece utili quando sono realistici, sostenibili e coerenti con i propri valori. Ambire a crescere e migliorarsi è sano. Farlo perdendo il contatto con sé, con i propri limiti e con ciò che per noi è davvero importante, lo è molto meno. I buoni propositi dovrebbero funzionare come una bussola che orienta, non come un’ulteriore fonte di pressione.

Ritrovare equilibrio e motivazione: strategie clinicamente sostenibili dopo le festività

Quali strategie pratiche possono aiutare a ritrovare equilibrio, motivazione e benessere mentale dopo le festività?

Non basta tornare riposati: è fondamentale tornare connessi a sé stessi. Una strategia efficace è rientrare al lavoro portando con sé piccoli obiettivi personali, non solo professionali, che diano un senso di soddisfazione e continuità. Quando il lavoro è vissuto esclusivamente come sacrificio, lo stress aumenta. Quando invece è inserito in un progetto di vita più ampio, in cui c’è spazio anche per ciò che nutre, motiva e rappresenta la persona, diventa più sostenibile. Ritrovare equilibrio significa chiedersi: in che modo ciò che faccio ogni giorno è coerente con i miei valori, con la mia etica, con ciò che considero importante? Anche piccoli aggiustamenti (tempi, confini, priorità) possono fare una grande differenza.

Leggi anche

Rientro brusco o graduale: il ruolo di lavoro, famiglia e abitudini nella regolazione dello stress

In che modo l’organizzazione del lavoro, la routine familiare e le abitudini personali influiscono sulla capacità di gestire lo stress da rientro?

L’organizzazione del lavoro, la routine familiare e le abitudini personali influiscono sulla gestione dello stress da rientro perché determinano il modo in cui il sistema emotivo deve riattivarsi dopo una fase di rallentamento. Durante una pausa, il sistema emotivo e fisiologico si adatta a ritmi più lenti, con meno richieste simultanee e una maggiore possibilità di recupero. Quando il rientro avviene in modo brusco (con un’organizzazione del lavoro rigida e una routine familiare e personale che riparte subito a pieno regime, senza pause o gradualità) il sistema emotivo non ha il tempo di riadattarsi a livelli più alti di attivazione, e lo stress aumenta. In queste condizioni le richieste arrivano tutte insieme, la soglia di tolleranza si abbassa, cresce la sensazione di essere sopraffatte e anche compiti ordinari vengono vissuti come eccessivi. Non perché la persona sia meno capace, ma perché il passaggio è troppo rapido. La gradualità, insieme a una minima flessibilità organizzativa e alla presenza di spazi personali, funziona come un regolatore: consente al sistema emotivo di riattivarsi progressivamente e rende il rientro più sostenibile. Per questo l’equilibrio tra lavoro e vita personale non è uno stato stabile da raggiungere, ma un processo dinamico da riaggiustare nel tempo, accettando che l’adattamento richieda passaggi e non avvenga mai in modo istantaneo.

I falsi miti del rientro: perfezionismo, buoni propositi e sovraccarico emotivo

Ci sono errori comuni nella gestione dello stress da rientro? I buoni propositi per l’anno nuovo sono utili o dannosi?

Un errore frequente nella gestione dello stress da rientro è voler ripartire cercando di essere perfetti in tutto: lavoro, famiglia, forma fisica, vita sociale, obiettivi personali. Questo slancio iniziale, spesso sostenuto da aspettative irrealistiche, porta rapidamente a un sovraccarico e a una sensazione di inadeguatezza. In una società già fortemente sovrastimolata, in cui siamo costantemente esposte a richieste, informazioni e confronti, può essere utile iniziare a pensare non tanto a cosa aggiungere, ma a cosa togliere. Ridurre impegni, semplificare le giornate, rinunciare a ciò che non è davvero essenziale aiuta a recuperare energie, a focalizzarsi su ciò che conta e, paradossalmente, a stare meglio. I buoni propositi in sé non sono sbagliati. Diventano dannosi quando sono scollegati dalla propria realtà, dalle risorse effettivamente disponibili o quando rispondono più a modelli esterni che a bisogni autentici. Sono invece utili quando sono realistici, sostenibili e coerenti con i propri valori. Ambire a crescere e migliorarsi è sano. Farlo perdendo il contatto con sé, con i propri limiti e con ciò che per noi è davvero importante, lo è molto meno. I buoni propositi dovrebbero funzionare come una bussola che orienta, non come un’ulteriore fonte di pressione.

Di: Viviana Franzellitti, giornalista

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