A che punto è la Piattaforma Nazionale di Telemedicina?

Il punto sulla PNT: risorse disponibili, progetti avviati e le principali sfide da affrontare per una diffusione uniforme sul territorio.

Sommario

  1. Le ultime novità: bandi per i "grandi anziani" e nuove risorse
  2. I limiti attuali: tra divario digitale e omogeneità regionale
  3. Obiettivo 2026: verso gli 800.000 pazienti in assistenza remota

La Piattaforma Nazionale di Telemedicina opera come un nodo tecnico di smistamento, progettato non per erogare prestazioni dirette, ma per tentare di centralizzare i flussi informativi regionali. Gestita da AGENAS tramite il concessionario PNT Italia, la struttura ha il compito di normalizzare i dati provenienti da sistemi locali spesso eterogenei e tra loro incompatibili. Sebbene sulla carta debba garantire l'interoperabilità con il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE 2.0), l'efficacia del sistema dipende interamente dalla capacità delle singole Regioni di alimentare la piattaforma con dati corretti e aggiornati. Di fatto, la PNT si configura come un "ponte" informatico la cui utilità clinica è subordinata alla reale integrazione delle reti sanitarie territoriali.

Le ultime novità: bandi per i "grandi anziani" e nuove risorse

Tra la fine del 2025 e i primi giorni di gennaio 2026, l'attenzione si è spostata sull'attuazione pratica dei progetti pilota. È appena scaduto il termine per la presentazione delle domande relative al bando AGENAS dedicato ai "Grandi Anziani" over 80, che punta a coinvolgere circa 50.000 pazienti in percorsi di telemonitoraggio domiciliare per contrastare l'isolamento e il declino cognitivo.

Lo scorso settembre, la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera definitivo alle regole di gestione della PNT, sbloccando i primi 12,5 milioni di euro per l'operatività del 2026. Questi fondi sono destinati a stabilizzare l'infrastruttura e a supportare le Regioni nel popolamento dei dati, cercando di superare la fase puramente sperimentale degli anni precedenti.

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I limiti attuali: tra divario digitale e omogeneità regionale

Nonostante il completamento dell'infrastruttura, il percorso verso una piena operatività deve ancora superare ostacoli significativi. Il limite principale è rappresentato dalla frammentazione regionale: non tutte le regioni hanno completato l'adeguamento dei propri software locali agli standard della PNT, creando una "Italia a due velocità" nell'accesso ai servizi.

A questo si aggiunge il problema del digital divide, che colpisce proprio la fascia di popolazione più bisognosa di telemedicina: gli anziani e i cronici residenti in aree interne con scarsa copertura di rete. Infine, resta aperta la questione della formazione del personale: molti medici riscontrano ancora difficoltà nell'integrare i nuovi workflow digitali nella pratica clinica quotidiana, spesso a causa di una burocrazia digitale percepita come un carico di lavoro aggiuntivo.

Obiettivo 2026: verso gli 800.000 pazienti in assistenza remota

L'anno in corso segna il giro di boa per il raggiungimento dei target europei, che prevedono la presa in carico di almeno 800.000 pazienti entro dicembre 2026. Grazie agli investimenti stanziati nella Legge di Bilancio, la PNT sta implementando servizi di telemonitoraggio per le patologie croniche (come diabete e ipertensione), con l'intento di ridurre gli spostamenti fisici e le ospedalizzazioni improprie. Il piano prevede l'integrazione di strumenti di analisi per i parametri vitali, che dovrebbero permettere interventi più tempestivi. La sfida finale resta quella di trasformare la telemedicina da una serie di progetti pilota frammentati a una pratica ordinaria e accessibile su tutto il territorio nazionale.

Di: Arnaldo Iodice, giornalista

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