Oltre 30 mila operatori sanitari sparsi in più di 500 presidi (tra ospedali e ASL) hanno aderito alla Giornata di digiuno per Gaza (#digiunopergaza). Un atto nato e cresciuto dal basso che si è diffuso rapidamente di struttura in struttura per dare un segnale di fronte ad una situazione su cui non è più possibile tacere.
Le perdite a Gaza: oltre 1600 operatori sanitari e 17 mila bambini
Dall’inizio del conflitto e dell’occupazione di Gaza da parte di Israele sono oltre 17 mila i bambini che hanno perso la vita, altrettanti lasciati orfani dei propri genitori. Sono 1.600 gli operatori sanitari, volontari e locali, che sono morti a Gaza e il 70% del servizio sanitario del paese è ormai fuori uso, in larga parte a causa dei bombardamenti israeliani.
La giornata di digiuno voleva illuminare il trattamento disumano che la popolazione di Gaza e tutti i volontari stanno ricevendo nel conflitto iniziato il 7 ottobre dello scorso anno. Dai sanitari che hanno partecipato alla protesta, oltre che la denuncia delle condizioni del popolo palestinese, anche due richieste chiare al governo italiano.
Le richieste dei sanitari italiani
La prima: sospendere ogni accordo militare con Israele e, di conseguenza, la fornitura che l’Italia ancora provvede di armi. La seconda: una urgente mobilitazione per il cessate il fuoco e l’apertura di corridoi umanitari controllati.
I partecipanti al digiuno per Gaza hanno anche richiesto ad aziende e istituzioni sanitarie, ordini professionali, società scientifiche e università di palesare una dichiarazione chiara dove si riconosca che quello che viene portato avanti è un genocidio del popolo palestinese, e dunque si concretizzi l’impegno per contrastarlo con ogni mezzo.
Il sostegno della Federazione degli Ordini dei Medici
Immediatamente sono arrivate le parole di sostegno. “Un grazie a tutti i professionisti sanitari che oggi hanno partecipato al #digiunopergaza e agli Ordini territoriali che lo hanno sostenuto. Ben vengano tutte le manifestazioni di solidarietà, i digiuni, perché i nostri Governi, italiano ed europeo, spinti dalla volontà popolare, assumano iniziative forti per provare a fermare questa violenza”, ha scritto sui canali social della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli.
“Viviamo con trepidazione la sorte di questi popoli, di queste comunità – ha proseguito – e abbiamo più volte denunciato le violazioni dei diritti universali dell’uomo. Non possiamo restare inerti e disarmati di fronte a tanta violenza. Nello stesso tempo, prendiamo le distanze da ogni iniziativa di boicottaggio volta a danneggiare il popolo di Israele, che è vittima e non responsabile di questa ingiusta guerra”.