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Blockchain e sanità: le possibili applicazioni sulla cartella clinica

29/12/2022

Blockchain e sanità: una catena di blocchi immutabile e immodificabile per una gestione efficiente del paziente e della documentazione sanitaria.

Blockchain e sanità: le possibili applicazioni sulla cartella clinica

La blockchain non è altro che un registro dove vengono annotati degli elenchi di transazioni che si caratterizza per essere trasparente, immutabile e immodificabile. La tecnologia blockchain (letteralmente “catena di blocchi”) è un sottotipo della più ampia famiglia delle tecnologie basate su registro distribuito (Distributed Ledger), attraverso la quale è possibile registrare e archiviare dati tramite dei blocchi di transizioni concatenati tra loro in ordine cronologico.

 

Il registro è trasparente perché visibile a tutti gli utenti. L’integrità di questi blocchi è garantita dall’uso della crittografia, che cifra i dati e consente l’accesso solo ai possessori delle chiavi crittografiche. L’immutabilità della struttura dei dati inseriti in blockchain è data dal fatto che, una volta scritto il contenuto, per poterlo modificare o eliminare sarebbe necessario invalidare l’intera struttura, andando ad ottenere, a ritroso, il consenso di tutti coloro che hanno inserito dati prima del “blocco” da variare.

 

L’esempio classico per cercare di rendere comprensibile il concetto di blockchain ai meno avvezzi alla tecnologia è quello del libro mastro. Com’è noto, le banche utilizzano i libri mastri per annotare le transazioni contabili, gestendo direttamente la registrazione di ogni transazione, fungendo da autorità centrale.

 

Grazie al libro mastro è possibile verificare la legittimità di una movimentazione di denaro, controllando – ad esempio – che la stessa somma non venga spesa due volte. Il cliente ha fiducia nell’autorità centrale, rappresentata dalla banca, e confida che la stessa gestisca il libro mastro con adeguata competenza e rigidità, effettuando costanti controlli delle transazioni. Il libro mastro si caratterizza per essere:

  • centralizzato, poiché gestito da un intermediario investito dalla fiducia dei clienti
  • a scatola chiusa, perché il suo contenuto non è visibile ai clienti

 

La blockchain offre quindi le stesse funzionalità e garanzie di un libro mastro, senza che però vi sia un’autorità centrale (la banca) che effettui i controlli: la blockchain, infatti, viene decentralizzata, e il suo controllo (anzi, autocontrollo) è delegato agli utenti stessi, che sono gli unici a poter fornire il consenso per modificare un blocco precedente.

 

Per le sue caratteristiche di trasparenza, immutabilità e immodificabilità delle transazioni e dei dati inseriti nei blocchi, la blockchain ha trovato applicazione nel campo delle criptovalute, tanto che spesso i due concetti vengono utilizzati – sbagliando – come sinonimi. Il binomio blockchain/cripto nasce nel 2009 con Bitcoin, la prima criptovaluta ad utilizzare il registro distribuito per la registrazione delle transazioni.

Permissionless e permissioned: i due principali tipi di piattaforma blockchain

La tecnologia dei registri distribuiti della blockchain si inserisce in un sistema complesso definito Internet of Value: si tratta di una rete digitale di nodi che trasferiscono valore (value) tramite algoritmi e regole crittografiche, attraverso il quale viene modificato un registro distribuito, ove vengono annotate le transazioni (asset).

 

All’interno dell’Internet of Value esistono varie piattaforme che permettono di sviluppare blockchain.

 

Queste piattaforme possono essere distinte in due grandi gruppi:

  • Le blockchain permissionless
  • Le blockchain permissioned

 

In una blockchain permissionless chiunque, “senza permesso”, può partecipare al processo di validazione delle transazioni, accedendo ai dati registrati, eseguendo transazioni, validandole creando nuovi blocchi.

 

L’esempio più famoso di blockchain permissionless è rappresentato dalle criptovalute Bitcoin e Ethereum.

 

In una blockchain permissioned, invece, i dati rimangono comunque visibili a tutti. Tuttavia, per poter accedere e partecipare è necessario avere un’autorizzazione da parte del promotore della blockchain: solo in questo modo si potranno scrivere i dati e validare le transazioni.

 

Tra le più famose blockchain permissioned abbiamo Corda e Hyperledger.

L’uso della blockchain in Italia: il progetto

L’Italia, alla fine del 2018, ha sottoscritto la dichiarazione sullo sviluppo della blockchain nell’ambito del MED7, il gruppo costituito da sette Paesi del Sud Europa (Italia, Spagna, Francia, Malta, Cipro, Grecia e Portogallo).

 

Nella dichiarazione si riconosce che la blockchain – e in generale le tecnologie basate su registri distribuiti – possono essere determinanti nello sviluppo di questi paesi, tanto da rendere necessaria la creazione di un coordinamento – anche tecnico – tra i paesi, per sperimentare l’utilizzo di questa e di altre tecnologie emergenti (ad esempio 5G, Internet of Things, Intelligenza Artificiale).

 

In seguito, nel 2019, il nostro paese ha nominato una task force di esperti presso il Ministero dello Sviluppo Economico, con lo scopo di realizzare dei progetti di sviluppo e utilizzo di tecnologia blockchain.

 

Sotto il profilo medico-sanitario, la sintesi della strategia nazionale blockchain rileva una generale lentezza del sistema sanitario a recepire le nuove tecnologie e modificare i propri schemi organizzativi, tanto da rendere necessario lo studio di adeguate strategie di implementazione e di transizione, anche attraverso incentivi per gli operatori già insediati.

 

La strategia nazionale blockchain, in ambito sanitario, detta alcune linee guida, riassumibili come segue:

  • L’uso della tecnologia deve rispettare i limiti etici e giuridici nazionali e comunitari di settore, se esistenti, soprattutto per quanto concerne la protezione dei dati personali, la modalità di condivisione e riutilizzo dei dati clinici;
  • La progettazione tecnica delle piattaforme dovrà prestare particolare attenzione alle fasi di gestione dell’identità, autenticazione e autorizzazione dei soggetti coinvolti, poiché da ciò dipenderà l’affidabilità dell’infrastruttura;
  • Obiettivo primario dei sistemi blockchain medico-sanitari dovrà essere l’interoperabilità, la sicurezza e la privacy, e tale obiettivo potrà essere raggiunto anche tramite l’intervento di strutture di coordinamento e standardizzazione nel settore, sia nazionali che europee;
  • Lo sviluppo della tecnologia blockchain dovrà comunque tenere conto, nel design tecnologico, dell’importanza del fattore umano, che in ambito sanitario ha un impatto sicuramente importante dal punto di vista dell’empatia con il paziente; per questo, le procedure automatizzate dovranno essere valutate sul piano antropologico e psicologico, le informazioni verso pazienti e familiari sulle nuove tecnologie dovranno essere presentate in maniera efficace, perché la mancata comprensione dei benefici da parte dei pazienti potrebbe comportare dei costi importanti.

Per essere preparato sul tema e risolvere eventuali dubbi in materia, rivolgiti agli avvocati di Consulcesi & Partners.

 

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Nonostante le nobili finalità e i traguardi importanti fissati dalla strategia nazionale blockchain, attualmente i progetti pilota del Mise si stanno concentrando esclusivamente sul Made in Italy.

 

Recentemente, il 21 settembre, è stato aperto (e subito chiuso per esaurimento fondi) un bando a sportello per imprese e centri di ricerca per richiedere finanziamenti al Fondo per lo sviluppo delle tecnologie e delle applicazioni di Intelligenza artificiale, blockchain e Internet of Things (istituito presso il Mise), con una dotazione iniziale di 45 milioni di euro. Tra i settori ammessi al finanziamento vi era anche quello della salute.

La blockchain in sanità, le prospettive per la cartella clinica

L’utilizzo in ambito medico-sanitario di una tecnologia che consenta di inserire i dati sanitari del paziente in un registro accessibile a tutti, immutabile, immodificabile e centralizzato, potrebbe davvero rappresentare un nuovo modo di fare medicina e di rendere servizi ai pazienti.

 

In Italia i dati sanitari in possesso delle singole aziende – pubbliche e private – su ciascun paziente sono tantissimi, ma sono anche frammentati: nonostante gli sforzi, gli ospedali e le cliniche private non parlano tra loro e quindi si ritrovano in possesso di una marea di informazioni mediche sullo stesso paziente, ma non riescono a condividerle in tempo reale tra loro, in modo sicuro e garantendone l’immutabilità.

 

È vero, due ospedali possono, ad esempio, scambiarsi i dati clinici tramite FSE, o più banalmente due sanitari possono scambiarsi la documentazione sanitaria di un comune paziente via e-mail: questi sistemi, però, sono vulnerabili, soggetti ad attacchi informaticiBLO, a frodi, e non sono certo trasparenti.

 

Se invece questi dati fossero inseriti in blockchain, la rete, ristretta comunque al personale medico, riceverebbe i dati sanitari di quel paziente in modo tempestivo e preciso, in totale sicurezza e in maniera efficiente. Una cartella clinica su blockchain è garanzia di integrità, di riservatezza e di non ripudiabilità dei documenti.

 

L’applicazione della tecnologia blockchain alla cartella clinica potrebbe anche facilitare lo sviluppo e la diffusione del FSE su scala nazionale.

 

Ad oggi, ogni ambulatorio, studio medico, ospedale, clinica privata, utilizza il suo software gestionale creando documenti sanitari sui pazienti non collegati tra loro, difficilmente aggiornabili proprio per la disomogeneità degli strumenti utilizzati.

 

Se invece il sistema sanitario utilizzasse solo un’unica piattaforma basata su tecnologia blockchain, i dati sanitari di ogni paziente sarebbero concatenati tra loro cronologicamente, immutabili, immodificabili, completi e precisi, indipendentemente da quale sia la struttura sanitaria di provenienza.

 

Ogni medico potrebbe sapere, ad esempio, con assoluta precisione quali sono i farmaci in uso del paziente, le allergie, i precedenti clinici, garantendo una prestazione sanitaria più efficiente e di qualità.

Pensiamo inoltre, a livello probatorio, ai casi di responsabilità sanitaria: una cartella clinica su blockchain, per le sue caratteristiche intrinseche, rappresenterebbe un documento inalterabile, immodificabile, immutabile, che gli interessati – sanitarie pazienti – inattaccabili in giudizio, come fossero stati validati da un notaio.

La sanità su blockchain all’estero, le esperienze già in corso

Nessuno penserebbe mai che un paese piccolo come l’Estonia possa aver digitalizzato la sanità su blockchain.

 

Tramite il progetto e-Estonia, i cittadini raggiungono tutti i servizi pubblici, compresi quelli sanitari, tramite un’unica piattaforma. I medici accedono alla storia clinica di ogni paziente – previo consenso – direttamente online tramite i servizi offerti dalla Fondazione estone per la sanità elettronica.

 

Nel 2017, grazie a un finanziamento europeo, Estonia e Finlandia hanno anche lanciato la prima prescrizione elettronica transfrontaliera per gli europei che viaggiano all’estero: tramite il servizio, la prescrizione cartacea è sparita sia a livello nazionale che internazionale, e il paziente va in farmacia a ritirare il farmaco semplicemente esibendo il documento elettronico d’identità e la tessera sanitaria.

 

In Gran Bretagna, invece, è stata creata Medicalchain, una piattaforma blockchain per la memorizzazione dei dati medici, previo consenso dei pazienti, i quali hanno costante accesso alle loro informazioni, addirittura tramite smartphone.

Cosa potrebbe offrire la blockchain alla sanità italiana

In un Paese dove l’efficienza del servizio sanitario varia in base alla regione o alla provincia di residenza, con ospedali altamente tecnologici e altri in cui il registro di prenotazione delle RX giornaliere è tenuto su un quaderno scolastico, è indispensabile riuscire a sviluppare una sanità digitale più efficace ed efficiente, sia per il paziente che per la dignità del sanitario che opera all’interno della struttura ospedaliera.

 

L’implementazione della registrazione di tutti i dati sanitari, dalla semplice “ricetta medica” alla più complicata cartella clinica, su piattaforma basata su tecnologia blockchain migliorerebbe di molto la vita di medici e operatori sanitari che, con un semplice clic, potrebbero accedere a tutte le informazioni riguardanti il loro paziente, aggiornate al minuto, e avere a disposizione tutti i dati anamnestici necessari per svolgere al meglio il loro lavoro. Confidiamo che i piani del Mise per l’innovazione digitale proseguano in breve tempo, con nuovi progetti pilota per la sanità su blockchain.

 

Leggi anche: Sanità digitale in Italia, verso una trasformazione strutturale