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Carenza medici: un’emergenza in aumento a causa dell’imbuto formativo

25/08/2022

La carenza dei medici rappresenta una delle maggiori difficoltà del nostro Sistema Sanitario Nazionale. A ciò si aggiunge l’imbuto formativo che aumenta la fuga di camici bianchi.

Carenza medici: un’emergenza in aumento a causa dell’imbuto formativo

L’annoso problema del tetto di spesa per le assunzioni in vigore da 15 anni e la mancata programmazione sulle nuove leve: queste vengono considerate come le due principali cause della carenza dei medici.

 

La fuga dal pronto soccorso da parte dei camici bianchi si è acuita con l’avvento del Covid-19 e torna a pesare sul Sistema Sanitario Nazionale adesso che i pazienti tornano a curarsi e controllarsi con regolarità. Sono 4.500 i medici che mancano al pronto soccorso, perché un lavoro “usurante e mal pagato” non fa gola a nessuno, soprattutto se si tratta di curare le persone e incorrere anche in eventuali responsabilità. A questo si aggiunge la cifra di circa 10mila medici che mancano negli ospedali e come medici di Medicina Generale.

 

Al fatto che le Regioni non possano spendere più di quanto hanno fatto nel 2004, togliendo l’1,4 %, si aggiunge l’assenza di programmazione del sistema formativo che ha creato il cosiddetto “Imbuto formativo”: per i molti laureati in medicina non ci sono e non ci sono state abbastanza borse di specializzazioni. Il risultato? Pochissimi giovani medici e malpagati.

 


Interessante, a tal proposito, è conoscere a che punto siamo con l’accesso ai corsi di formazione specialistica in medicina generale


 

Un’emergenza che tende ad aumentare

 

Il dato che più preoccupa riguarda, senza dubbio, la carenza dei Medici di Medicina Generale. Gli italiani, secondo Il Sole 24Ore, contano 3-4mila sedi vacanti su 40mila e le carenze, purtroppo, non riguardano solo i piccoli centri ma anche grandi città come Milano e Firenze. Almeno 1,5 milioni di italiani sono senza il proprio medico di fiducia e alcuni sono costretti ad appoggiarsi a studi che hanno già raggiunto il tetto massimo di assistiti. Oltre alla perdita dei medici per fuga e abbandono del camice bianco, si aggiungono anche i pensionamenti: ne sono previsti 35.200 entro il 2027.

 

La pandemia, però, ha reso il Sistema consapevole e nel Piano nazionale di ripresa e resilienza si stanziano le risorse per aggiungere 900 borse in più per formarsi in medicina generale per i prossimi tre anni.

 


Ma il PNRR, da solo, non può bastare. Serve una riforma più radicale.


 

L’annoso problema si è incrementato dopo la pandemia, ma già prima il Sistema era in crisi. Stando ai dati Anaao, ad esempio, nel 2012 1,7 medici ogni 1.000 abitanti facevano registrare un calo di 3.401 medici. Una carenza destinata a diventare pari a 6.200 medici e 2mila dirigenti sanitari in meno nel 2018 rispetto al 2009, l’anno di maggiore dotazione del Ssn. Sono 9mila i laureati in Medicina ogni anno che rimangono nel limbo, in attesa di poter entrare nel Servizio Sanitario Nazionale tramite specializzazione o Corso di Medicina Generale.

 

In Italia si registrano 22 milioni di accessi in Pronto Soccorso ogni anno, a fronte di una carenza di circa 4mila medici di pronto soccorso. Dall’inizio del 2022, 100 medici al mese lasciano il Ssn che – in termini di pronto soccorso, equivale alla chiusura di 4-5 pronto soccorso ogni mese. A fronte di questa fuga degli operatori, però i servizi di emergenza-urgenza restano aperti e operativi senza alcuna differenza e di conseguenza il sistema arranca e i pazienti in emergenza-urgenza rischiano di rimanere inascoltati. Ma non soltanto per questo: il cittadino, a volte, non ha altro da fare se non rivolgersi ai presidi di emergenza-urgenza perché non ha come riferimento i Medici di Medicina Generale.

 

Porre rimedio a questa situazione con una riforma del Ssn

 

Secondo gli esperti, il cambio di passo in Italia si potrebbe avere con una riforma che modifichi radicalmente il Sistema Sanitario Nazionale, senza però spersonalizzarlo. Il primo passo potrebbe essere quello di pensare la sanità più territoriale e vicino al cittadino e meno ospedaliera. Certamente un aiuto può venire dal PNRR, ma non la soluzione che, invece, dovrebbe guardare a incrementare la soddisfazione dei medici e limitare le sofferenze ospedaliere: il boarding al pronto soccorso, le lunghe liste d’attesa per le visite e nei reparti, le lungaggini degli interventi chirurgici non-urgenti, ecc..

 

Tutto questo, però, non è realizzabile se le attività formative non rispettano lo standard omogeneo a livello nazionale e se i contratti degli Specializzandi continuano ad essere carenti sotto molti aspetti. Inoltre, vanno rimodulati i contratti di formazione che continuano ad essere in numero minore rispetto ai candidati, i quali decidono di rinunciare a eventuali posti perché poco attrattivi e poco inclini alle loro aspirazioni.

 

Avviare un tavolo di lavoro sul tema e ascoltare la voce di chi vive in prima persona questa situazione potrebbe essere un buon inizio, nel frattempo medici e specializzandi devono essere resi edotti e consapevoli delle loro opportunità e dei loro diritti, ma ancor di più delle tutele a loro disposizione in un Sistema che, al momento, non risulta essere il migliore per loro.