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Latte vaccino: tra scienza e false credenze, benefici e intolleranze

01/06/2022

Latte vaccino: tra scienza e false credenze, benefici e intolleranze

È tra i prodotti più amati dai bambini e allo stesso tempo tra i più attaccati da fake news, che continuano a far abbassare la sua popolarità tra gli adulti. Tanto che per richiamare l’attenzione sui suoi benefici, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha istituito una giornata mondiale. Parliamo del latte, e del World Milk Day che ogni anno a partire dal 2001 si celebra il 1° giugno con lo scopo di valorizzare sia il prodotto in sé che i derivati lattiero-caseari.

“L’Italia storicamente, e a differenza di molti altri Paesi europei, non è mai stato un grande consumatore di latte. Ma le false credenze che soprattutto negli ultimi anni con il web hanno potuto diffondersi più rapidamente, fanno sì che sempre più persone pensano che questo alimento, che è in realtà ricco di sostanze nutritive, faccia male”, commenta Andrea Ghiselli, presidente della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione, che proprio alla bevanda-alimento dedica un corso di formazione ECM realizzato con Consulcesi Club “Notizie da scremare. Il latte vaccino tra miti, realtà e intolleranze”.

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Il consumo di latte nel mondo e in Italia

Prodotto per l’85% da mucche e per l’altro 15% da capre, pecore, bufali ma anche cammelli, cavalli e asini, i principali Paesi esportatori di latte al mondo sono Argentina, Australia, Bielorussia, Cile, Nuova Zelanda, Ucraina, Usa e Uruguay, oltre all’India che detiene il primato per il latte scremato in polvere, anche in termini di produzione.

La classifica dei consumatori però ci dice che sono gli europei ad amare in modo particolare questo alimento e i suoi derivati. Le prime 10 posizioni sui consumi, infatti, sono occupate da tutti Paesi che si trovano in Europa, primi fra tutti i nordici Finlandia, Svezia, seguiti da Olanda, Svizzera, Grecia, Montenegro, Lituania, Danimarca, Albania e Romania.

Per quanto riguarda il nostro Paese invece, che si colloca al 15esimo posto nei consumi con un’assunzione pro-capite pari ad un terzo di quello raccomandato, a partire dal lockdown si è vista un’insolita crescita di acquisto di prodotti derivati, in particolare di latte fermentato e yogurt.

“Il latte non fa bene per le ossa, fa ingrassare, fa venire infarti e diabete. Queste sono solo alcune delle innumerevoli, false concezioni diffuse, purtroppo spesso anche attraverso i media – aggiunge il dottore che nel corso dedica un approfondimento proprio alle più grandi fake news sul latte andandole a smantellare a colpi di ricerca – Con tutti gli strumenti a nostra disposizione oggi per verificare fonti e attendibilità, è inaccettabile la diffusione di informazioni che non siano sufficientemente supportate da evidenze scientifiche”.

Proviamo a sfatare 3 miti sul consumo di latte:

1. Il latte fa male alle ossa

Tra le ragioni più utilizzate da chi sostiene che il latte fa male, c’è sicuramente la questione delle “troppe proteine” in questo contenute, che “rubano calcio alle ossa”. In realtà, come ci spiega Ghiselli, la risposta ce la dà la biochimica: le proteine animali sono ricche di aminoacidi solforati che quando vengono degradate producono scorie Acide. Per far passare queste attraverso le vie urinarie devono essere neutralizzate, e per farlo l’organismo utilizza il calcio.

“Ma se andiamo a vedere quanti Solforati, prendiamo per esempio la cistina e la metionina, sono contenuti effettivamente nel latte, ci rendiamo conto che in realtà in alimenti come pasta, pane, spinaci ecc., ce ne sono molti di più. Senza contare che chi rifiuta il latte su questa base, spesso sceglie di mangiare alimenti come soia, tofu e sesamo che contengono ben più alti livelli di Aminoacidi Solforati. Per dare un’idea delle proporzioni, se il latte ne ha 93mg per 100g, si va dai 420 del tofu fino ai 930 della soia per le stesse quantità”.

“Inoltre – aggiunge lo specialista – una ricerca recente dimostra che il consumo di proteine diverse protegge l’osso da fratture ossoporotiche, a parte da quelle vertebrali, che non sono sembrano avere benefici in termini di riduzione di rischio”.

2. Il latte contiene troppi grassi, aumenta l’obesità

“Il latte non è particolarmente grasso, compreso quello intero. In due bicchieri di latte, che è la quantità giornaliera consigliata, assumiamo 9g di grasso, contro un riferimento di 67 grammi. Mentre sono molto alti i valori di altri importanti nutrienti contenuti nel latte, come fosforo, magnesio, potassimo, ferro e zinco”, spiega ancora il dottore.

Non a caso, le ricerche anzi mostrano che chi consuma lattici tende ad aumentare di peso molto meno rispetto a chi non ne consuma. Questo perché i prodotti lattiero-caseari preservano la massa magra e diminuiscono quella grassa e il giro-vita”.

3. Il latte provoca infarti?

“Sempre perché il nostro riferimento è, o almeno dovrebbe essere, la scienza, vi riporto quanto raccolto da una recente e ampia ricerca condotta su ben 21 Paesi, su tutti e 5 i continenti e tra popolazioni ad alto e a basso reddito. Questa mostra che, considerando il rischio di chi non ne beve affatto, o ne beve poco, il consumo di latte è associato ad un minor rischio di malattie cardiovascolari”.

Intolleranze e allergie: facciamo chiarezza

L’intolleranza al lattosio e l’allergia al latte sono spesso confuse, nonostante le loro diverse fisiopatologie e conseguenze cliniche”, aggiunge Paolo Magni, Professore di Patologia Generale presso l’Università degli Studi di Milano.

Se è vero che le allergie al latte sono tra le più diffuse tra i bambini (insieme alle allergie causate da inquinamento e fattori ambientali), interessando tra il 2 e il 3% dei bambini nel primo anno di vita, queste generalmente tendono a scomparire con la crescita, “ma presentano molteplici complessità soprattutto quando si tratta di diagnosi e sintomatologia”, continua Magni. Gli effetti, infatti, sono molto spesso un mix di reazioni e possono andare dai disturbi gastrointestinali a reazioni cutanee spesso difficili da interpretare.

“In casi di allergie, il latte può essere sostituito da bevande a base di proteine vegetali o latte senza lattosio, anche se soprattutto per il bambino queste avranno un valore nutrizionale diverso e vanno quindi considerate con cautela”, spiega Magni.

Il corso ECM FAD dedicato al latte

Di molti altri miti – dalla correlazione tra latte e cancro a quella con il diabete – che ancora avvolgono la bevanda-alimento, nonché di prodotti con i quali è possibile sostituirla in caso di problemi di digestione parlano ancora i due esperti nel corso dedicato al latte vaccino e rivolto a medici e personale sanitario.

Questo, che va ad aggiungersi all’ampio pacchetto di corsi accreditati di Consulcesi Club, dà la possibilità agli esperti della salute, oltre che di acquisire le competenze necessarie per sfatare false credenze e pregiudizi, di aggiornarsi in materia di intolleranze, regolamenti e controlli di sicurezza del latte.

“Il latte è un alimento complesso, nel quale il calcio non è il solo nutriente importante. Questo e i derivati prodotti caseari, se consumati nelle corrette quantità, contribuiscono alla salute e alla prevenzione di patologie. La disinformazione mediatica, soprattutto sul web è dilagante, e nei confronti del latte assistiamo a una vera e propria campagna diffamatoria. È importante radicare il nostro sapere e le nostre abitudini sull’evidence based medicine”, conclude Andrea Ghiselli.