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Qualità dell’aria: perché nel 2023 sono aumentate le proteste?

09/01/2024

I disastri climatici del 2023 e la conseguente presa di coscienza da parte dei cittadini hanno portato a drastiche e importanti azioni, anche collettive, con la nascita di diversi movimenti pro-ambiente, compreso il network Aria Pulita, oggi in prima fila nella lotta al cambiamento climatico e all’inazione politica per arginare i danni.

Qualità dell’aria: perché nel 2023 sono aumentate le proteste?

All’alba del 2024 risulta ancora difficile guardare in maniera oculata all’impatto della crisi climatica nel 2023, anche se già alcuni bilanci possono essere considerati per la loro oggettiva criticità e gravità. Non è una novità, ad esempio, ribadire che secondo numerosi studi scientifici, i cambiamenti climatici accelerano sempre più rapidamente, portando ad un aumento delle temperature globali, una maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi e una grave perdita di biodiversità. Un effetto immediato della crisi climatica è stato, infatti, un aumento dell’intensità e della frequenza degli eventi estremi, come tempeste più violente, inondazioni, siccità e incendi boschivi. Ciò mette a rischio la sicurezza e l’integrità delle infrastrutture, delle comunità e delle aree agricole, con conseguenti danni economici e sociali significativi.

 

La perdita di habitat e la diminuzione della biodiversità continuano a compromettere l’equilibrio degli ecosistemi, influenzando la disponibilità di risorse e compromettendo servizi ambientali cruciali per la nostra sopravvivenza, come la purificazione dell’acqua e la regolazione del clima.

 

La crisi climatica ha anche un oggettivo e preoccupante impatto diretto sulla salute umana. L’aumento delle temperature favorisce la diffusione di malattie trasmesse da insetti, come la malaria o la dengue, mentre l’inquinamento atmosferico causa problemi respiratori e cardiovascolari. Inoltre, gli eventi meteorologici estremi causano vittime e displacement di intere comunità.

 

A tutto questo, si aggiungono le conseguenze economiche gravi: le perdite agricole a causa della siccità o delle inondazioni che comportano, a volte, carestie e aumento dei prezzi dei prodotti alimentari; le industrie legate alle energie fossili potrebbero perdere valore e creare disoccupazione; le energie rinnovabili che diventano sempre più importanti, ma che necessitano di grandi investimenti per una transizione efficace.

 

Clima e i peggiori disastri del 2023

 

Se volessimo soffermarci sugli eventi che si sono tradotti nei peggiori disastri climatici del 2023, potremmo affidarci alla classifica che Wired ha fatto proprio pochi giorni addietro, annoverando il 2023 come l’anno più caldo di sempre ovunque nel mondo e la colpa è “solo dell’uomo”. A dirlo è stato il sesto rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change, il Panel intergovernativo sul cambiamento del clima), uscito nel 2022 che ha parlato di origine antropica, cioè umana del nostro inquinamento, sottolineando che le catastrofi stanno colpendo i Paesi che hanno inquinato e inquinano meno e che esistono ancora dei negazionisti. Tra gli eventi più catastrofici sono rientrati: la siccità in Catalogna, la peggiore dell’ultimo secolo; le alluvioni in Cina, le peggiori degli ultimi 60 anni; il ciclone Mocha tra Bangladesh e Myanmar; il ciclone Freddy in Monzambico; il monsone in Malesia; la torrida estate lunghissima europea; il gelo in Afghanistan; l’alluvione in Emilia-Romagna; la siccità in Amazzonia; gli incendi alle Hawaii.

 

Accanto ai disastri, le inopinabili conseguenze registrate a fine anno anche da Save The Children che parlano di 12 mila persone che hanno perso la vita a causa dei disastri climatici, il 30% in più rispetto allo scorso anno e un aumento iperbolico della povertà nei Paesi più colpiti.

 

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La presa di coscienza e la reazione civile

 

Il cambiamento climatico è talmente evidente che lo viviamo nella nostra quotidianità e non possiamo ignorarlo perché eventi, temperature, cambio di abitudini ci inducono a considerarlo ogni giorno di più, sviluppando quelle forme di “ecoansia”, di cui si parla sempre più spesso.

 

Chi ha consapevolezza e coscienza di quanto sta accadendo ha notato, inevitabilmente, che il cambiamento climatico aggrava l’incidenza di disturbi di ansia, depressione, insonnia e stress post traumatico. La preoccupazione mentale sta assumendo sempre più grandi dimensioni a livello psicologico, obbligando a innumerevoli azioni sul clima per la costruzione di un futuro sostenibile, della riduzione di emissioni di gas serra e per un repentino cambiamento delle abitudini che possono peggiorare ancora di più la situazione.

 

I cittadini più consapevoli e che, spesso, vengono presi dall’ecoparalisi sono i giovani dai 16 ai 31 anni, gli stessi che stanno costituendo dei movimenti pro-clima e contro l’inazione politica sul punto.

 

L’attivismo climatico ha fortunatamente preso il sopravvento, a volte in maniera talmente violenta da rendere necessaria un’azione normativa pesante come il decreto contro gli eco-vandali. Condannando lo scempio alla storia e all’arte italiana, l’obiettivo delle proteste è però da sposare e coincide con quello portato avanti da diverse organizzazioni:

 

  • Fridays for Future;
  • Ultima Generazione;
  • Gli studiosi e gli scrittori che stanno riportando nei loro scritti quanto sia importante fare la nostra parte per il clima: Giorgio Parisi, Edith Widder, Stella Levantesi, Susan Clayton, Matteo Innocenti, per citarne alcuni.

 

L’inquinamento climatico interessa il mondo e, quindi, anche la nostra Italia

 

Il 2023 è stato l’anno più incisivo anche per la diffusione della corretta informazione e per il dialogo tra i macro-enti e i politici locali. Il rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente ha chiesto – talvolta imposto – ai Governi, le politiche per la protezione come la creazione di “zone di aria pulite” intorno alla scuola, alla luce del fatto che sono circa 1200 i ragazzi che hanno perso la vita.

 

 

Tra le aree più inquinate, anche la Pianura Padana. Ma sul punto, i risultati di un’indagine hanno sottolineato che in Italia e in città come Milano, Bari e Napoli meno del 5% dell’area entro 300 metri dalle scuole è verde. Va meglio a Roma, Firenze e Bologna, dove la percentuale è tra il 5 e il 10%. Ma sempre troppo poco.

 

Un altro grave problema che il PNRR ha consentito di far emergere riguarda il suolo e la sua protezione. Mentre il nostro Paese si impegna con il PNRR nella protezione del suolo, emergono dati gravissimi sulla cementificazione dei campi agricoli per diversi usi. Tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, centinaia di ettari di suolo agricolo vengono trasformati per realizzare poli logistici collegati a porti e aeroporti, presso i caselli autostradali, gli snodi ferroviari.

 

Mentre il mondo si mobilita, anche i cittadini italiani fanno la loro parte: a Milano i residenti propongono di chiudere il centro ai veicoli ma il Sindaco nega la possibilità e mira a riduzioni di emissioni di gas serra in altro modo; a Roma, continua ad aumentare l’insofferenza die cittadini, anche alla luce di recenti fatti di cronaca come l’incendio di Malagrotta; i dati parlano di “ecoansia” soprattutto in riferimento ai cittadini di Roma, Milano e Napoli.

 

La nascita e il contributo di Aria Pulita

 

Per rispondere all’esigenza di “giustizia climatica”, per provare ad agire in maniera efficace e costante contro l’inazione politica e proponendo vere ed attuabili esigenze, Consulcesi ha compreso da anni che serviva prendere coscienza e intentare azioni anche e soprattutto a livello globale.

 

Così, nel 2023 nasce Aria Pulita il network che raccoglie tutte le istanze dei cittadini e che in sei mesi ha ottenuto oltre 1 milione di richieste per un’azione collettiva con Milano apripista e con un’importante percentuale di richieste proveniente da Roma.

 

Proprio a dicembre, è stata ufficializzata l’iscrizione a ruolo della prima azione collettiva e sono stati quindi depositati i ricorsi per violazione dei limiti di PM10 e di NO2. “Ora il giudizio è pendente dinanzi al Tribunale di Milano e in attesa che venga assegnato alla Sezione e al Giudice”, spiegano i legali di Consulcesi.

 

Cristina Saja, giornalista e avvocato