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Farmacisti: le leggi desuete che regolano gli Ordini obbligano a una doppia contribuzione

30/05/2022

Farmacisti: le leggi desuete che regolano gli Ordini obbligano a una doppia contribuzione

L’Italia è all’undicesimo posto in Europa per numero di farmacie sul territorio e il terzo per numero di farmacisti a pari merito con la Spagna. Dunque, già i numeri ci danno un’idea del ruolo rilevante che questi professionisti ricoprono nel nostro paese e che, peraltro, è stato ulteriormente “certificato” durante la pandemia perché, insieme ai medici di medicina generale, i farmacisti sono stati in prima linea nel supporto sanitario alla cittadinanza svolgendo un ruolo di sostegno alla sanità pubblica che in quel momento era gravata da difficoltà e problemi mai affrontati prima.

Attualmente il 70 % dei farmacisti in Italia è costituito da dipendenti, e già da qualche anno la categoria ha iniziato a rivendicare normative più eque e adeguate ai cambiamenti che hanno caratterizzato la professione nell’ultimo decennio. Le questioni riguardano l’entità della remunerazione, che in particolar modo nel caso delle farmacie rurali è spesso sproporzionata rispetto alle ore di lavoro e, la gestione previdenziale che per molti ordini professionali ha subito adeguamenti costanti che hanno tenuto conto delle mutate condizioni della professione e del mercato del lavoro, mentre per i farmacisti è rimasta pressoché invariata.

Sei un farmacista dipendente? I nostri legali stanno valutando come supportare i professionisti che pagano la doppia contribuzione INPS-ENPAF attraverso un’azione legale.

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Farmacisti dipendenti e doppia contribuzione

Sicuramente una delle tematiche più sentite è quella della doppia contribuzione. Infatti, in quanto lavoratori dipendenti i farmacisti devono essere iscritti all’INPS, ma contestualmente facendo parte di un ordine professionale sono tenuti obbligatoriamente a pagare le quote dell’ENPAF.

In sostanza pur percependo un’unica retribuzione sono costretti a pagare una doppia previdenza.

Le motivazioni di questa situazione paradossale sono riconducibili all’art. 3 dello Statuto dell’ENPAF e all’art. 21 del D.Lgs. 233 del 13 settembre 1946, che rende inscindibili le iscrizioni all’Ordine e all’ENPAF.
In termini economici si tratta di importi annuali rilevanti, circa 4.600 euro l’anno che si riducono a circa 700 euro in caso di disoccupazione inferiore a cinque anni, ma arrivano a circa 2,300 euro dal sesto anno in poi.

Contributi silenti o improduttivi

A questo deve aggiungersi anche il caso dei cosiddetti contributi silenti o improduttivi cioè i contributi di coloro che non raggiungono la soglia dei trent’anni di versamenti necessari per generare un trattamento pensionistico minimo. In questi casi i versamenti sono a fondo perduto anche nella considerazione che dal 2004 è stata espressamente vietata la restituzione dei contributi a coloro che non hanno maturato i requisiti necessari per ottenere la pensione ENPAF.

Riforme e soluzioni

Queste criticità hanno portato negli anni un enorme malcontento nella categoria e una conseguente fuga dall’albo, solo nel 2018 hanno richiesto la cancellazione ben 2500 farmacisti al di sotto dell’età pensionabile.

Si tratta dunque di un sistema che necessita urgentemente di una riforma e, in effetti, sono state presentate alcune proposte di legge negli ultimi anni con l’obbiettivo di risolvere le incongruenze del sistema pensionistico e portare finalmente la categoria nel futuro.

La strada è ancora lunga e sarà necessario valutare anche i danni economici subiti da tutti coloro che, fino ad oggi, sono state vittime di un sistema obsoleto e contraddittorio, ma cominciano ad intravedersi spiragli di un nuovo corso.

A seguito delle numerose segnalazioni ricevute, si sta valutando con i nostri Legali come tutelare al meglio la categoria, se del caso anche con la promozione di specifici contenziosi, per i quali il termine di prescrizione è di cinque anni dall’ultimo versamento effettuato, ed entro tale termine potrebbe essere possibile richiedere la restituzione dei contributi versati oltre ad un possibile risarcimento del danno.

La migliore delle soluzioni sarebbe sicuramente quella di una riforma che risolva le criticità passate e future, ma se tarderà ulteriormente sarà inevitabile l’avvio dei contenziosi per tutta la categoria che, anche senza considerare la richiesta risarcitoria, potrebbero portare il singolo farmacista a recuperare oltre 25.000 euro.