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Rinnovo contratti farmacisti e crisi occupazionale

30/11/2022

L’attuale situazione dei farmacisti in Italia, lo svilente declassamento professionale, le criticità e le possibili soluzioni, a partire dal rinnovo del contratto.

Rinnovo contratti farmacisti e crisi occupazionale

Una situazione che sprofonda sempre più nel baratro e che conduce i professionisti – ormai punto di riferimento per la collettività –  a rivedere la loro posizione.  

 

È quello che sta succedendo ai farmacisti che, nell’immaginario collettivo svolgono una professione prestigiosa con la giusta retribuzione e l’adeguato trattamento che meritano.  Purtroppo, però, la realtà è tutt’altra e il rinnovo dei contratti dei farmacisti che si avvicina rimarca sempre più una crisi occupazionale in atto che non permette a questi professionisti sanitari essere trattati in base al valore inestimabile che hanno rappresentato, e rappresentano, sia per la cittadinanza che per il nostro SSN.  

Farmacisti insoddisfatti, ecco perché

Proprio per l’importanza assunta negli ultimi mesi, il settore farmaceutico avrebbe bisogno di una nuova governance che possa valorizzare i professionisti. Ma cosa porta i farmacisti ad essere dei professionisti insoddisfatti? 

 

Le risposte sono molteplici, ma possono essere individuate in poche righe. La prima cosa che i farmacisti lamentano è la retribuzione che per i più risulta essere inadeguata. Ne segue, poi l’organizzazione del lavoro e quindi i turni massacranti e poco consoni a un normale lavoratore.  

 

 Secondo l’ultimo sondaggio effettuato da Pharmacy Scanner, in Italia ci è un evidente problema di personale.   La carenza di farmacisti in Italia e all’estero è davvero notevole e non manca la fatica sa parte delle farmacie di trovare nuovi collaboratori, in grado di supportare in maniera efficiente il carico di lavoro che aumenta sempre più. Un dato, questo, che sembra essere stato più volte menzionato per la filiera farmaceutica e non con riferimento alla categoria.  

 

Alla carente retribuzione e alla disorganizzazione del lavoro, inoltre, la survey ha evidenziato altri tipi di criticità, quali: le poche prospettive di carriera e di sviluppo professionale, la poca o scarsa formazione offerta dal datore di lavoro ai farmacisti collaboratori, la mancanza di parte variabile economica al raggiungimento degli obiettivi in farmacia e ancora il numero esiguo di laureati in farmacia, l’impossibilità e difficolta notevole a conciliare la vita privata con la vita lavorativa in farmacia, la mancanza di filosofia di welfare aziendale, il mancato riconoscimento del ruolo sanitario del farmacista e la debole rappresentanza dei farmacisti nei tavoli di concertazione.   

Quali rimedi?

I rimedi riguardano la delineazione di una nuova governance che presti ascolto alla categoria e che metta in atto soluzioni concrete per poter invertire la rotta.  

 

Secondo i titolari delle farmacie, ad esempio, la soluzione consisterebbe in quattro passaggi obbligati: 

  1. Il taglio del cuneo fiscale per poter aumentare gli stipendi e risolvere, quindi, la questione relativa alla retribuzione 
  2. Il SSN dovrebbe pensare alla formazione manageriale per i titolari delle farmacie, così da consentirne meglio la gestione e l’inserimento di obiettivi misurabili 
  3. Migliore retribuzione da parte del SSN per l’aumento degli stipendi 
  4. Maggiore coinvolgimento dello staff nella gestione della farmacia, con conseguente condivisione del rischio imprenditoriale 

Il problema della doppia contribuzione

A quanto fin qui annoverato, non va trascurato un altro problema evidentemente insormontabile per i farmacisti: la doppia contribuzione.   

 

Pur percependo un’unica retribuzione, i farmacisti sono costretti a pagare una doppia previdenza. Le motivazioni di questa situazione paradossale sono riconducibili all’art. 3 dello Statuto dell’ENPAF e all’art. 21 del D.Lgs. 233 del 13 settembre 1946, che rende inscindibili le iscrizioni all’Ordine e all’ENPAF. Circa 4.600 euro l’anno che si riducono a circa 700 euro in caso di disoccupazione inferiore a cinque anni, ma arrivano a circa 2.300 euro dal sesto anno in poi. Una questione irrisolta che avrebbe bisogno di trovare una soluzione in tempi celeri.  

 

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Il rinnovo dei contratti dei farmacisti

Dopo quasi 7 anni di vacanza contrattuale e diverse iniziative di mobilitazione, il 7 luglio 2022 è stata raggiunta l’intesa per il rinnovo del CCNL dei dipendenti delle c.d. “farmacie speciali”, ovvero le farmacie caratterizzate dalla gestione o dalla partecipazione degli enti locali. Il CCNL – siglato dall’associazione datoriale Assofarm e dai sindacati di categoria Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil – è applicato direttamente a quasi 6mila lavoratori impiegati nelle farmacie speciali e scadrà il 31 dicembre 2024, per una vigenza complessiva di 2 anni e mezzo. 

 

Tra l’altro, per tutto il personale ci sarà un periodo transitorio, fino a fine 2025, in cui sarà possibile salire di livello anche senza avere il titolo di studio richiesto per l’area di arrivo. 

 

Secondo Assofarm si tratta di un’occasione per importare un modello di farmacia che va incontro agli auspicabili ed opportuni nuovi orizzonti a cui il sistema farmaceutico del nostro Paese è chiamato con l’avvio della farmacia dei Servizi e l’intenzione di strutturare la farmacia come presidio sanitario di vicinato (il c.d. principio di prossimità).