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Mal’Aria ottobre 2022: allarme per i dati di Legambiente sulla qualità dell’aria nelle città italiane

21/10/2022

I dati del rapporto Legambiente sulla qualità dell’aria delle città italiane sono allarmanti, rendendo necessario agire tempestivamente per arginare l’emergenza e strutturare progetti funzionali al raggiungimento di obiettivi duraturi.

Mal’Aria ottobre 2022: allarme per i dati di Legambiente sulla qualità dell’aria nelle città italiane

Qualche giorno fa è stato pubblicato il rapporto autunnale di Legambiente Mal’Aria ottobre 2022 realizzato nell’ambito della campagna europea Clean Cities, un network di associazioni ambientaliste europee che ha come principale obbiettivo il raggiungimento di una mobilità urbana ad emissioni zero.

 

Il dossier ha tracciato lo stato dell’inquinamento atmosferico nelle principali città italiane fornendo dati allarmanti, in virtù dei quali è necessario agire tempestivamente non solo per arginare l’emergenza, ma con progetti strutturati che portino al raggiungimento di obbiettivi duraturi.

 

Occorre precisare che le condizioni climatiche 2021/2022 (mancanza di piogge e temperature sopra la media stagionale) hanno indubbiamente influito sullo stato attuale dell’aria nel nostro paese, ma si tratta solo di un fattore che bisogna tenere in considerazione, ma che non può essere sicuramente ritenuto determinante.

 

Danni alla salute dei cittadini e danni economici 

 

In generale, comunque, i dati del 2022 sono peggiori di quelli del report di febbraio dello stesso anno e di quelli degli anni passati, sintomo che le misure prese per migliorare la qualità dell’aria che respirano i cittadini italiani sono state inefficaci o comunque scarse.

 

L’Agenzia europea per l’ambiente ha rilevato che nel 2019 ci sono stati 49.900 decessi prematuri causati da polveri sottili, 10.640 riconducibili al biossido d’azoto, e 3.170 dovuti all’ozono.

 

Dunque, presumibilmente i danni sanitari che produrrà l’inquinamento atmosferico saranno ancora più alti visto che i dati del 2022 sono addirittura peggiori di quelli del 2019.

 

A questo devono aggiungersi anche i danni economici visto che le mancanze dello Stato italiano nelle politiche di tutela ambientale hanno causato diverse procedure di infrazione, di cui 16 solo in materia ambientale e per due specifiche proprio nell’ambito dell’inquinamento atmosferico l’Italia, a titolo di sanzione, rischia di perdere 2 miliardi di fondi.

 

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I dati sulla salubrità dell’aria nelle città analizzate da Legambiente 

 

L’analisi dell’associazione ambientalista ha interessato 13 città italiane. La scelta è stata effettuata innanzitutto perché per queste era possibile avere agevolmente i dati relativi ai principali agenti inquinanti, ma anche perché, in queste città, negli ultimi anni, Legambiente aveva fatto tappa con una campagna itinerante legata alla Clean Cities, proprio con l’obbiettivo di fare il punto sulle politiche di risposta all’inquinamento atmosferico. Inoltre, 9 dei capoluoghi del rapporto sono quelli selezionati per partecipare alla Missione europea per la neutralità climatica al 2030.

 

Dunque, visto che si trattava di città che in qualche maniera erano state sollecitate alla sensibilizzazione sul tema ambientale era possibile aspettarsi dati complessivamente più positivi.

 

L’analisi delle 13 città prese in esame in questo report, nella parte relativa ai principali inquinanti atmosferici (polveri sottili – PM10 e 2.5, e biossido di azoto – NO₂), evidenzia come in molti casi la situazione sia già da codice rosso e in molti altri casi sia già critica e bisognerà intervenire da subito per evitare di peggiorare la situazione.

 

In tutte le città per il 2022 sono già stati registrati diversi sforamenti delle medie giornaliere ammesse e guardando alla media annuale la situazione è ancora meno confortante perché nessuna delle città è in linea con i parametri indicati dall’OMS come tutelanti per la salute in relazione al PM10, NO₂ e al PM2.5.

 

In relazione al PM10, infatti le città analizzate hanno una media annuale in corso eccedente il valore OMS che oscilla dal +36% di Perugia, passando per città come Prato (+50%), Firenze (+52%), Bari (+53%), Bologna (+58), Roma (+65%), Catania (+75%), Parma (+84%), Bergamo e Palermo (+87%), fino ad arrivare al +121% di Torino e Milano (+122%).

 

Per il PM2.5 la situazione è ancora più grave, infatti, lo scostamento oscilla tra il +123% di Roma fino al +340% di Bergamo e Torino, passando per Bari (+150%), Catania e Firenze (+160%), Bologna (+200%), Milano (+300%).

 

Per l’NOl’eccedenza dei valori medi registrati rispetto al valore suggerito dall’OMS varia tra il +97% di Parma fino al +253% di Genova o il +257% di Milano.

 

ZTL, LEZ e investimenti del PNRR 

 

Il rapporto infine ha verificato, per ciascuna città presa in considerazione, alcuni indici ritenuti significativi in materia di politiche per la difesa dell’ambiente.

 

La valutazione è legata principalmente alla mobilità, poiché una delle principali cause dell’inquinamento atmosferico è la circolazione dei veicoli. Dunque, l’adozione di ZTL e di Low Emission Zone, ad esempio, è ritenuta utile ai fini della riduzione delle emissioni nocive, ma d’altra parte deve essere accompagnata da un incremento dei mezzi pubblici e di soluzioni alternative per la mobilità dei cittadini.

 

I fondi stanziati dal PNRR, anche se non sono ancora tutti destinati a progetti specifici, potranno supportare tutte queste città nello sviluppo di soluzioni volte a ridurre le emissioni nocive nell’atmosfera, ma è evidente che i singoli progetti dovranno essere parte di un piano più ampio a livello da nazionale per essere effettivamente efficaci e produrre effetti significativi.

 

Il “futuro dell’aria” in Italia 

 

I rapporti annuali di Legambiente, a cui devono aggiungersi i numerosi dossier delle associazioni territoriali, continuano a fornire ormai da anni dati allarmanti che non accennano a migliorare e per i quali è urgente che il nostro paese faccia un cambio di passo rilevante.

 

È quanto richiesto anche dall’ Unione europea che non solo ha determinato limiti specifici per le immissioni nocive nell’atmosfera, ma sta coinvolgendo gli Stati membri in progetti a lungo termine che hanno obbiettivi sfidanti come le “emissioni zero”.

 

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