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Morbo di Alzheimer: tra nuove ricerche e prospettive si celebra la Giornata Mondiale

20/09/2022

L’Alzheimer e altre demenze si stanno diffondendo in modo preoccupante, in Italia come nel resto del mondo. Sebbene non esistano ad oggi cure in grado di arrestare il progresso della malattia, molte cose possono essere fatte in termini di prevenzione e diagnosi precoce.

Morbo di Alzheimer: tra nuove ricerche e prospettive si celebra la Giornata Mondiale

Considerata ormai un’epidemia globale, in tutto il mondo colpisce 55 milioni di persone, che si stima diventeranno 139 milioni entro il 2050. Parliamo della demenza, termine generico sotto cui vengono raggruppate varie forme di degenerazione progressiva e irreversibile delle funzioni cerebrali.

 

Secondo una delle più recenti ricerche condotta nel 2019 dall’Institute of Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington ma pubblicata sulla rivista Lancet solo quest’anno, in Italia sarebbero oltre 1 milione e 480mila le persone che convivono con la demenza e, in linea con la crescita mondiale, si prevede quasi un raddoppio di tale cifra entro il 2050 con “circa 900mila persone in più che avranno bisogno di assistenza e supporto post-diagnostico”.

 

Tra le diverse forme di demenza senile, il morbo d’Alzheimer rappresenta la tipologia più diffusa, interessando oltre la metà delle persone affette da demenza.

 

Solo l’Alzheimer in Italia oggi interessa circa il 20% della popolazione ultrasessantenne, per un totale di oltre 630mila casi.

 

“Sebbene non vi siano ancora terapie farmacologiche in grado di arrestare la progressione dei sintomi o intervenire sui danni celebrali già fatti dalla malattia, molto di più può, e anzi deve, essere fatto in termini di prevenzione e diagnosi precoce”, afferma Maria Cristina Gori che in occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer con Consulcesi lancia un nuovo corso ECM “La malattia di Alzheimer. Novità terapeutiche e ultime scoperte scientifiche aperto a tutti i professionisti della salute.

 

“Perché, come sempre più ricerche dimostrano, accanto a fattori di rischio genetici lo sviluppo delle demenze è legato anche allo stile di vita: dall’obesità, alla sedentarietà, al fumo, alla depressione, ipertensione, diabete, basso livello di istruzione. È dunque importante aumentare la coscienza pubblica su come è possibile abbassare il rischio di sviluppare tali patologie, oltre che aumentare il sostegno ai tanti malati e alle loro famiglie”, aggiunge la neurologa e psicoterapeuta.

 

A conferma dell’importanza della prevenzione primaria e secondaria, un crescente numero di ricerche dimostrano come è possibile salvaguardare oltre al corpo anche la mente attraverso una vita attiva, sana ed equilibrata.

 

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L’attività fisica riduce il rischio di demenza

 

Mentre la ricerca verso la sintetizzazione di farmaci in grado di agire sul declino mentale prosegue tra grandi entusiasmi e forti scetticismi, come quelli che hanno riguardato il recente Aducanumab, molto di più si sa in termini di prevenzione.

 

Tra le più recenti e significative scoperte, quella condotta su un campione di 78mila e 500 adulti residenti nel Regno Unito monitorati usando “wearable trackers”, dispositivi di monitoraggio indossabili. Lo studio “Association of Daily Step Count and Intensity With Incident Dementia in 78430 Adults Living in the UK”, pubblicato su JAMA Internal Medicine e JAMA Neurology, conferma come l’attività fisica non solo faccia bene alla nostra salute complessiva ma sia anche un modo per ridurre concretamente il rischio di sviluppare una forma di demenza.

 

Secondo i risultati con 10mila passi al giorno “si potrebbe ridurre il rischio di demenza di circa il 50%, di malattie cardiovascolari e di tumore dal 30 al 40%”, come riporta il quotidiano inglese The Guardian. Oltre al numero di passi, secondo i ricercatori fare ulteriormente la differenza potrebbe essere la velocità di percorrenza.

 

“Sebbene sono sicuramente necessarie ulteriori indagini e i risultati potrebbero non essere generalizzabili ad altri gruppi etnici – la popolazione campionata era per la maggior parte bianca – questa ricerca si va ad aggiungere ad una già vasta quantità di dati che confermano il rapporto tra attività fisica e una migliore cognizione”, commenta la dottoressa Gori.

 

“Inoltre, questo documento presenta un ulteriore punto di forza perché basato su una rilevazione oggettiva, il conteggio dei passi appunto, piuttosto che su dati riferiti dai partecipanti”.

Alimentazione: dalla dieta Mediterranea alla “MIND diet” 

Insieme allo sport però, altri fattori influenzabili dall’uomo possono contribuire a prevenire il morbo d’Alzheimer e le altre forme di demenza. Un crescente numero di ricerche dà sempre più rilevanza all’alimentazione suggerendo che cibi contententi acidi grassi polinsaturi omega-3, come pesce e frutta secca oleaginosa ma anche carne di pollo ,“hanno la capacità di ridurre i tassi sanguigni della proteina beta-amiloide che è associata ai problemi di memoria e alla malattia di Alzheimer”.

 

Se i benefici della dieta Mediterranea sono ormai conclamati – è del 2020 l’ultimo studio che la definisce tra le diete più utili a ridurre il rischio di deterioramento e declino cognitivo – nuovi studi in materia guardano alla cosiddetta “MIND diet”: un mix di dieta Mediterranea con la dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension), volta a ridurre l’ipertensione basata primariamente sulla massima riduzione delle quantità di sale e sul consumo di cibi vegetali.

Il ruolo del MMG dalla prevenzione alla gestione dell’Alzheimer 

“Alla luce di quanto sappiamo oggi su questo tipo di patologie, è fondamentale ripensare l’approccio medico basandolo sulla prevenzione attraverso una maggiore promozione di stili di vita corretti, sport e un’alimentazione adeguata”, aggiunge la Gori.

 

I medici di medicina generale inoltre, spiega la dottoressa, ricoprono un ruolo cruciale anche nella diagnosi precoce poiché “il processo neuropatologico che conduce alla demenza di Alzheimer esordisce anche decenni prima della comparsa dei primi sintomi cognitivi” interventi e terapie saranno significativamente più efficaci quanto prima verranno messe in atto, permettendo verosimilmente di rallentare e posticipare l’esordio dei sintomi.

 

“Infine – conclude l’esperta unendosi all’appello mosso dalla Federazione Alzheimer Italia in occasione della Giornata Mondiale – è necessario lavorare per identificare e diffondere linee guida uniformi e chiare e colmare le pesanti disparità che ancora sussistono tra le diverse regioni italiane in relazione all’assistenza e alle cure delle persone affette da queste patologie, implementando per esempio servizi di telemedicina”.

 

Ad alzare il livello di conoscenza e consapevolezza attorno all’Alzheimer, come alle altre demenze, contribuiscono allora Giornate come quelle che si celebrano il 21 e il 22 settembre (che a partire da quest’anno diventerà la Giornata Nazionale della Neurologia) e corsi di formazione come quello promosso da Consulcesi che ripercorrendo, l’epidemiologia e la fisiopatologia del morbo, giungono agli ultimi sviluppi terapeutici.

 

Tra le caratteristiche del corso multimediale “La malattia di Alzheimer. Novità terapeutiche e ultime scoperte scientifiche” affidato all’esperienza di Maria Cristina Gori, il film-formazione “Pollicino”, pellicola diretta da Cristiano Anania e interpretata da Christian Marazziti che si inserisce nel già vasto catalogo dei corsi a disposizione del personale medico attraverso il provider accreditato Ecm.