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Tumori al seno, ancora troppo divario tra regioni italiane. Gli esperti: “rafforzare prevenzione e servizi”

21/10/2022

Nella lotta contro il tumore al seno l’Italia mostra progressi significativi. Eppure, non ovunque e non tutti accedono a screening e cure entro tempi ragionevoli. Consulcesi lancia un nuovo corso di formazione volto ad aggiornare i camici bianchi.

Tumori al seno, ancora troppo divario tra regioni italiane. Gli esperti: “rafforzare prevenzione e servizi”

182mila nuovi casi ogni anno. Sono questi i dati relativi ai tumori che colpiscono la sola popolazione femminile in Italia. Parliamo della seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari. Ad oggi tra le donne, quello alla mammella rappresenta il tumore più diffuso, pari a circa il 45% di tutti i casi riscontrati tra queste e il 15% tra uomini e donne.

 

Sebbene l’ultimo report “I numeri del cancro in Italia 2021” collochi il nostro Paese al di sopra della media europea per mortalità da cancro (con un -13% tra gli uomini e -10% tra le donne) e mostri un miglioramento della sopravvivenza, questo ci ricorda anche del pesante impatto della pandemia da Covid-19 che ha portato ad una riduzione significativa di operazioni e delle diagnosi rispetto al 2019, con un conseguente aumento dei casi di tumori che al momento dell’individuazione erano già in stato avanzato.

 

Per l’esattezza, – come anche riportato dalla Fondazione Veronesi e dall’ISS – la riduzione dell’offerta dei programmi di screening organizzati si è tradotta in 4 milioni di inviti in meno e oltre 2 milioni e mezzo di esami saltati nel 2020, che solo in parte sono stati compensati dal ricorso a test di screening su iniziativa spontanea.

 

Per questo diventa ancora più importante rafforzare la prevenzione e la sensibilizzazione sul tema, anche attraverso una sempre più specifica formazione di medici e operatori sanitari.

 

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Screening e prevenzione: divario Nord-Sud 

“Stiamo recuperando i ritardi accumulati durante l’emergenza sanitaria, ma le liste d’attesa sono tuttora lunghe e a due anni di distanza guardiamo ancora a migliaia di diagnosi mancate”, afferma Giuseppe Petrella, oncologo e professore ordinario di Chirurgia Generale presso l’Università Tor Vergata di Roma, che aggiunge: “Ancora una volta il Paese viaggia a due velocità e alcune regioni, già in affanno prima dell’outbreak, sembra stiano avendo nuove e pesanti difficoltà, indipendentemente da quanto siano state colpite dalla diffusione del virus”.

 

A conferma della disparità che da sempre caratterizza il Paese in termini di cure e servizi, anche l’ultimo report dell’Osservatoriosalute 2021, secondo cui il Meridione ancora sconta “ritardi nell’implementazione dei programmi di screening e una prevalenza più sfavorevole per alcuni fattori di rischio oncologico rilevanti, quali fumo e obesità. Le regioni meridionali si avviano a diventare quelle a mortalità e incidenza più alta per alcuni tumori frequenti.”

 

Secondo anche quanto riportato dal Sole24Ore a settembre di quest’anno, da un rapporto FAVO (Federazione associazioni di volontariato in oncologia), nel 2021 le coperture dello screening oncologico nelle Regioni del Nord e del Centro Italia si aggiravano attorno a circa l’85% mentre nelle Regioni del Sud non raggiungevano il 70%, “con coperture minime per alcune Regioni come il Molise 63% o la Campania e la Calabria 65%”.

 

Preoccupanti in modo particolare i dati relativi alle mammografie, che vedono ancora tassi di partecipazione bassi. Come riporta ancora il quotidiano infatti, “nella maggior parte delle regioni del Meridione la metà delle donne iscritte al SSN non esegue la mammografia, nemmeno spontaneamente”, contribuendo a rendere il carcinoma della mammella tra la più frequente neoplasia, responsabile del 14,3% delle morti per tumore nelle donne.

 

Colmare il divario relativo ad assistenza e cura lungo la Penisola, dunque, dovrebbe essere tra le priorità della lotta ai tumori, spiega il dottore, che accanto ad una “maggiore prevenzione attraverso anche l’opera di sensibilizzazione da parte dei medici di famiglia deve includere un incremento dei servizi di screening offerti che tenga conto delle differenze geografiche, economiche e sociali che ancora impediscono una prevenzione capillare”.

 

Novità: le nuove linee guida europee

Di disuguaglianze e diritto d’accesso ai programmi di screening ne parla anche il nuovo documento della Commissione Europea in materia di diagnosi precoce dei tumori.

 

All’interno del “nuovo approccio allo screening oncologico” la Commissione ribadisce come quelli per il tumore mammario, cervicale e del colon-retto devono essere offerti (almeno per il 90%) alla popolazione più a rischio entro il 2025.

 

Tra le molteplici novità contenute nel documento, inoltre, l’ampliamento della fascia di donne alle quali si raccomanda la mammografia e il Pap test, e l’estensione fino ai 74 anni dei test di diagnosi precoce per il cancro del colon-retto (ora dai 50 ai 69 anni). Sono stati infine inseriti nuovi esami per la diagnosi precoce che includono quello al polmone, della prostata, e per il carcinoma gastrico, oltre alla raccomandazione di screening a fumatori ed ex fumatori tra i 50 e i 75 anni.

 

Formazione e aggiornamento nella lotta contro il cancro 

“Un importante aggiornamento soprattutto perché arriva a distanza di quasi 20 anni dalle ultime linee guida europee, durante i quali molto di più è stato scoperto in termini di cause e tipologie di tumore”, commenta Petrella che da anni si occupa di tenere aggiornati gli altri professionisti della salute attraverso corsi ECM come quello intitolato “Patologia mammaria: prevenzione, diagnosi e terapia – la storia di Francesca” lanciato con Consulcesi in occasione del mese della prevenzione per il tumore al seno.

 

“Sulla base delle nuove conoscenze è fondamentale allora rivedere i trattamenti terapeutici, così come le strategie per la diagnosi precoce, partendo proprio dai programmi di screening per valutare se effettivamente questi includono tutti coloro che sono più a rischio, con test che sono quanto più rapidi possibili” – prosegue l’esperto che nel corso di formazione approfondisce le ultime novità in materia, da quelle farmacologiche fino alla diagnostica e alla chirurgia plastica.

 

In questo contesto, “è fondamentale il lavoro d’équipe: dal medico di base che deve per primo promuovere la prevenzione attraverso visite e stili di vita corretti, fino a quello dei vari specialisti coinvolti nelle diverse fasi che portano al raggiungimento della guarigione. Tutti avranno bisogno delle più recenti conoscenze per poter contribuire a ridurre l’incidenza dei tumori e il loro impatto sulla vita del singolo e della comunità della quale questo è parte”, conclude Petrella ribadendo l’importanza dell’aggiornamento continuo oltre l’obbligatorietà imposta dalla Legge.

 

Il corso “Patologia mammaria: prevenzione, diagnosi e terapia – la storia di Francesca” è l’ultima proposta aggiunta a un vasto catalogo di corsi in materia di cancro e prevenzione offerto da Consulcesi e disponibili fino al 31 dicembre 2022, termine ultimo per l’acquisizione dei crediti obbligatori per il triennio 2020-2022. Aperto a tutte le professioni medico-sanitarie, la formazione multimediale comprende anche un film-formazione e materiale d’approfondimento.