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Giornata del personale sanitario, fotografia della situazione dei professionisti. Cosa c’è da fare

16/02/2023

Giornata del personale sanitario, fotografia della situazione dei professionisti. Cosa c’è da fare

La giornata di lavoro di un professionista sanitario è difficile da ridurre ad un monte orario. C’è il tempo in studio, in ospedale, in clinica o al distretto che è quantificabile; ma c’è anche tutto il tempo impiegato a studiare le patologie, ad aggiornarsi per dare sempre il servizio migliore ai propri pazienti e a rassicurarli – via telefono, telemonitoraggio o semplice sms – che rimane sommerso.

 

In Italia un milione e 500 mila professionisti hanno scelto di mettersi al servizio degli altri, pur conoscendo le difficoltà di questa decisione. Ogni anno, il 20 febbraio, la giornata viene dedicata al personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e ai volontari in Italia. Per ringraziarli, ma anche per mettere in luce la loro situazione professionale.

 

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Professionisti sanitari: pre e post Covid

 

Specie in virtù del grande sacrificio, di vite prima e lavorativo poi, esercitato per far fronte all’emergenza Covid. Sono 379 i medici morti per il virus Sars-CoV-2 (dati Fnomceo) e, al settembre 2022, Fnopi contava 90 infermieri che hanno perso la vita. Caduti di una guerra silenziosa, che solo dopo tre anni concede tregua.

 

Ma pur con il rientro della situazione emergenziale, le carenze di personale sono un problema quanto mai attuale per il nostro Sistema sanitario nazionale. Nei prossimi cinque anni, l’Italia perderà 45 mila medici tra mmg e ospedalieri. “Perderà” nel senso che rimpiazzarli sarà difficile sul momento, visto che il ricambio generazionale non copre il grande esodo che causeranno i pensionamenti. Entro il 2028 saranno andati in pensione 80.676 medici (33.392 medici di base e 47.284 medici ospedalieri) secondo i dati Fimmg.

 

Carenze di personale e nuove leve: cosa non torna?

 

Le nuove leve, i giovani iscritti alla facoltà di Medicina e poi alle specializzazioni, hanno affrontato anni difficili. I più piccoli spesso rinunciatari al loro sogno, di fronte a oltre 60 mila iscritti per meno di 10 mila posti per studiare Medicina. Numeri che solo la pandemia ha portato a rialzare, sebbene non di molto.

 

Ma anche i neolaureati poi, bloccati nell’incubo dell’imbuto formativo creato da posti ancora più scarsi nelle specializzazioni. Problematica che, ancora una volta, solo l’emergenza Covid ha avviato a una risoluzione. Ora il ministro della Salute Orazio Schillaci, di concerto con la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, promette di aumentare ulteriormente le possibilità di accesso a Medicina (i posti provvisori sono poco meno di 15.000 per il 2023). Andando questa volta a rivalutare i fabbisogni regionali, che negli anni si sono sempre tenuti al ribasso, da cui i numeri per i neostudenti di Medicina sono tratti.

 

Infermieri e carenze: un problema annoso

 

Tra gli infermieri la carenza di personale è già una realtà da qualche anno. Secondo FNOPI, mancano oltre 65 mila professionisti per portare a regime il Ssn (45% al Nord, 20% al Centro e 35% al Sud). Il rapporto infermieri-abitanti in Italia è uno dei più bassi in Europa: 5,6 infermieri per 1000 abitanti. Le 15 mila unità in più concesse in pandemia sono solo andate a coprire le carenze generate dai tagli ingenti degli anni precedenti. Ora si richiede uno sforzo ulteriore, ma viste anche le condizioni di lavoro di tanti, i più giovani non sono attratti da questa prospettiva.

 

Eppure, i nuovi standard del Piano nazionale di ripresa e resilienza e il dm 77 sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale, prevedono almeno 20 mila nuove figure: gli infermieri di famiglia. Come ingaggiarli?

 

Il PNRR: fondi ci sono, ma le risorse?

 

La riforma del Ssn, aiutata dai fondi del PNRR, prevede nuove strutture sul territorio su cui distribuire i pazienti cronici e non gravi: case della comunità e ospedali della comunità. Mentre negli ospedali si punta a migliorare le strutture e ad introdurre tecnologie più moderne. Le capacità economiche per realizzarle ci sono, ma risorse e competenze devono andare di pari passo. Non c’è innovazione senza personale.

 

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Gli stipendi: un confronto con l’Europa

 

Personale che, come abbiamo detto, non è a livello ottimale e che ogni anno perde almeno 1000 medici verso l’estero (dati Fnomceo), dove lavorare è più attraente e meno stancante. Secondo i dati Ocse, i medici italiani guadagnano mediamente 110 mila dollari l’anno (102 mila euro). Mentre in Olanda si arriva a 190 mila dollari, in Germania a 187 mila dollari, in Gran Bretagna a 155 mila e in Belgio a 140 mila. Allo stesso modo, gli infermieri italiani guadagnano in media 39 mila dollari all’anno (36 mila euro). In Lussemburgo invece sono 104 mila dollari, in Olanda 71 mila, in Spagna 56 mila e in Gran Bretagna 48 mila.

 

Stress e speranze nel futuro

 

I dati che il sindacato Cimo ha registrato nel 2022, in questa ottica, non sono un caso. Sette medici ospedalieri italiani su 10 si dicono “molto stressati”. Il 73% racconta di lavorare più di quanto previsto dalle 38 ore settimanali. Il 43% dei medici protagonisti del sondaggio aveva dagli 11 ai 50 giorni di ferie accumulati, il 18% addirittura più di 100.

 

Ad oggi solo il 2% dei giovani medici che lavorano da meno di 5 anni ha aspettative alte riguardo alla propria carriera e solo il 3% riguardo alla propria retribuzione. Percentuali che non si spostano di troppo per chi lavora da più di 15 anni: solo il 14% spera per la propria carriera e solo il 2% per il proprio stipendio.

 

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Aiutare gli operatori sanitari: insieme

 

Nella giornata dedicata al personale sanitario è d’obbligo una riflessione sulle condizioni in cui i nostri professionisti lavorano ed esercitano. Per le loro istanze bisogna lavorare e spendersi tutti. Perché queste persone, con il loro lavoro, difendono il bene più prezioso per uno stato funzionante: la salute dei cittadini.

 

Mettere gli operatori nelle condizioni di lavorare al meglio è un salto di qualità per tutto il Paese, a cui si dovrebbe puntare insieme con la politica e gli Ordini coinvolti. In Italia solo nel 2022 la sanità è stata eccellente, da sud a nord, in molteplici occasioni.

 

Sanità eccellente in Italia: una panoramica

 

Un cuore di 60 grammi ha salvato la vita ad un bambino ricoverato da mesi grazie all’equipe del Bambino Gesù di Roma: il primo trapianto in cui il trasporto di cuore a temperatura controllata è stato utilizzato a livello pediatrico.

 

All’Ospedale Niguarda di Milano è stato rimosso un aneurisma gigante con un esoscopio chirurgico in 3D. All’Ospedale di Belluno l’equipe ha portato a termine per la prima volta un intervento di chirurgia vascolare di endoprotesi, con uno scheletro metallico rivestito da tessuto (STENT). Al San Raffaele si sperimenta l’intelligenza artificiale applicata alla clinica, in un esperimento unico in Europa che coinvolge team multidisciplinari.

 

All’IRCCS Candiolo è stata individuata la firma genomica basata su una piccola molecola di RNA e prevedere una risposta alla terapia ormonale nelle pazienti con carcinoma mammario ormono-sensibile, dando loro il trattamento più efficace. A Padova c’è stato il primo trapianto di reni su un paziente altamente immunizzato da un farmaco innovativo. Al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il mese scorso, è stato eseguito il primo trapianto di polmone da donatore vivente in Italia.

 

La sanità ha dimostrato, ancora e di nuovo, di valere tutti gli sforzi possibili. Facciamoli insieme.

 

Buona giornata dell’operatore sanitario!

 

Gloria Frezza, giornalista professionista