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La fiction (gratuita) su ebola che racconta come contrastare il virus

Il progetto e-bola lesson aiuta professionisti sanitari e gente comune a diffondere conoscenza. Il medico italiano sopravvissuto: “Passi avanti contro l’epidemia”

 

Da oggi un film racconta come contrastare ebola, la peggiore epidemia del 21esimo secolo: resiste da 40 anni e non si riesce a debellare anche a causa delle mutazioni del virus. Il progetto the e-bola lesson è stato presentato mercoledì mattina all’auditorium del Ministero della Salute. L’idea del film è di Massimo Tortorella, CEO di Consulcesi, produttore del film, per la formazione a distanza del personale sanitario (con il corso e-bola, composto da 78 slie e 13 video, si possono acquisire 16 crediti ECM). Il progetto nasce dalla collaborazione tra la Falcon Production, una casa di produzione internazionale specializzata nella realizzazione di pellicole informative per i professionisti sanitari, e Sanità in-Formazione, società leader in Europa.

Fabrizio Pulvirenti, il medico siciliano che ha contratto il virus dell’ebola mentre prestava servizio in Sierra Leone, dove lavorava per conto di Emergency, spiega come questa fiction gratuita può contribuire a contrastare ebola. “È una fiction, non un documentario – precisa Pulvirenti-. Si tratta di un tassello importante nella lotta contro ebola perché la fiction è accessibile a tutti, sia al personale sanitario sia alla gente comune. Di fatto, una pellicola come questa serve a diffondere conoscenza, un fattore fondamentale perché solo la conoscenza ci può fornire gli strumenti per contrastare il virus di ebola”.

Ci sono rischi che ebola arrivi anche in Italia, per esempio attraverso l’immigrazione clandestina dall’Africa?

Assolutamente no: ebola non può arrivare con i barconi perché il viaggio degli immigrati dura almeno due mesi e il tempo di incubazione è di tre settimane. Dopo questo periodo di incubazione la persona infettata muore nel giro di dieci giorni, oppure riesce a sopravvivere“.

Quali sono gli indici di sopravvivenza se si viene colpiti da ebola?

Siamo riusciti a raggiungere il tasso del 40 percento. Nelle epidemie precedenti l’indice di sopravvivenza era del 10-20 percento a seconda del ceppo di ebola. Ora riusciamo a salvare un numero maggiore di persone infette grazie a una formazione professionale adeguata e alla terapia intensiva“.

Quali sono i suoi ricordi di quei 37 giorni di malattia e del ricovero allo Spallanzani di Roma? 

I miei sono ricordi precisi. Sono stati momenti particolarmente intensi, penso al momento in cui mi è stato comunicato il contagio. E poi a quello in cui ho avuto accesso alla terapia intensiva. È stata un’emozione risentire la mia compagna, le nostre figlie. E ricevere le telefonate del Presidente della Repubblica e del ministro Lorenzin”

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Ho ripreso a lavorare nel reparto di malattie infettive all’ospedale di Enna, e al tempo stesso dato ad Emergency la disponibilità per ripartire per una qualsiasi località, dove possa servire il mio intervento. Anche in Sierra Leone, un paese dove ho vissuto forti emozioni”.

 

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Fonte: www.corriere.it