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Ex specializzandi, rimborsi a due vie

Per i medici ritardatari possibili o il ricorso o la transazione

 

 

 

 

Rimborsi possibili anche i medici ritardatari. Per tutti i camici bianchi che tra il 1978 e il 2006 non hanno ricevuto il corretto trattamento economico nel corso degli anni di specializzazione resterà valida la possibilità di adire la giustizia anche dopo l’entrata in vigore del ddl che prevederà la possibilità di transare. Con la differenza, rispetto ai colleghi che al momento della conversione in legge del testo avranno già presentato ricorso, di avere due opzioni a loro disposizione. La prima consistente nella classica via giudiziaria che potrà portarli ad avere, soprattutto in caso di percorsi di specializzazione più lunghi, un rimborso maggiore comprensivo degli interessi maturati negli anni, con la possibilità, però, anche di andare incontro a una pronuncia sfavorevole e a una causa da anni. La seconda, invece, consistente nell’accettare una transazione con i criteri previsti da quello che sarà il dettato normativo, ovvero, se le regole dovessero restarne quelle previste nel testo originario,13mila euro l’anno per ogni anno di specializzazione, pagati tutto in un’unica soluzione.

Cifre alla mano, in base ai dati forniti da Consulcesi, la società italiana leader nella difesa dei camici bianchi, al momento sono 180mila i medici che tra il 1978 e il 2006 non hanno ricevuto il corretto trattamento economico e, di questi, circa 97mila hanno già presentato ricorso e potrebbero avere accesso diretto ai rimborsi sotto forma di transazione. Una cifra che, però, potrebbe anche essere destinata a diminuire col tempo considerando il lasso di tempo necessario prima che il ddl diventi legge. Partendo da questa base di calcolo, risulterebbe che circa 80mila medici avrebbero ancora la possibilità di presentare le proprie istanze alla giustizia scegliendo la doppia via. E, nel caso in cui l’opzione selezionata fosse quella della transazione, l’esborso per le casse dello Stato, calcolato su una media di tre anni di scuola di specializzazione e sull’ipotesi difficilmente verificabile che tutti facciano effettivamente ricorso si aggira intorno ai 3,2 mld. Una cifra non di poco conto ma comunque inferiore agli oltre 10mld potenzialmente in ballo per l’erario se la proposta transattiva non dovesse vedere la luce.

A pesare sulle casse dello Stato però, sempre dal comparto sanitario rischia di arrivare un’altra voce da circa 3 mld di euro, ovvero quella legata ai ricorsi per il mancato rispetto delle regole delle 48 ore di lavoro massimo settimanale e delle 11 ore di riposo consecutive tra il 2008 e la fine del 2015. Il percorso di adeguamento messo in moto con la legge di stabilità per il 2016, infatti, porterà i suoi frutti solo sul lungo periodo. A tal proposito Consulcesi ha fatto sapere come, al 31 gennaio 2016, risultino essere più di 5mila i medici che già hanno presentato ricorso, per una media di indennizzo ciascuno che può aggirarsi fino a 80mila euro. Numeri alla mano, quindi, sono più di 100mila i medici che operano nel comparto pubblico, ammettendo che meno della metà faccia ricorso, per una media di 80mila euro ciascuno, il totale per le case dello Stato sarebbe di circa 3mld di euro.

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