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Medici in “ostaggio” dei tribunali

Oltre trecentomila le cause pendenti che riguardano i camici bianchi. Ogni anno 35mila nuovi contenziosi. E c’è chi non va più in sala operatoria

Dall’assistenza medica a quella legale. È il passaggio più temuto dai camici bianchi a causa dell’imponente contenzioso che coinvolge i medici, con trecentomila cause pendenti e 35mila nuove azioni legali ogni anno in tutta Italia. Ma è nel Lazio il sintomo più allarmante avvertito dallo stesso personale sanitario in cerca d’assistenza legale. Perché, “dall’analisi delle richieste, è emerso con chiarezza che il medico più ‘preoccupato’ è del Centro-Sud – rivela il Rapporto del network legale Consulcesi & Partnersil 23% egli SOS è stato lanciato dal Lazio, il 20% dalla Sicilia e il 18% dalla Campania“. L’offensiva del contenzioso medico-legale arriva a preoccupare l’80% dei chirurghi, come ha quantificato in un’intervista a Il Tempo il professor Pierluigi Marini.

Il presidente dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi) e direttore del Dipartimento Emergenza- Accettazione e Area critica dell’ospedale San Camillo-Forlanini ha messo in guardia dalle “basse garanzie professionali, minate dall’alto tasso di contenzioso medico-legale, che in Italia viene addirittura promosso con spot televisivi“. Con conseguenze che, sommate agli effetti della riforma pensionistica quota-100, rischiano di rivelarsi dirompenti proprio “a partire dal Lazio, dove un chirurgo su cinque potrebbe lasciare gli ospedali. Perché sono all’incirca 500 quelli attualmente in organico e almeno 100 hanno maturato i requisiti richiesti (62 anni di età e 38 di contributi) della riforma per chiedere di andare in pensione. Sono sicuro che molti non lo faranno, perché chi fa questa professione la fa per passione”. Però, incontrando i colleghi in tutta Italia, riscontro un aumento di professionisti stanchi e delusi, soprattutto per questa assurda offensiva del contenzioso medico-legale che, secondo un sondaggio effettuato, preoccupa l’80% dei colleghi. C’è chi, addirittura, sceglie di non andare più in sala operatoria. E così aumenta anche la cosiddetta medicina-difensiva, quella che porta ad un eccesso di prescrizioni inappropriate, soprattutto di esami diagnostici come Tac e risonanze magnetiche.

Uno spreco che fa male anche alle case dello Stato, fra i 10 e i 15 miliardi, oltre che prolungare le liste d’attesa. Per cercare di allentare le tensioni, dal febbraio scorso l’Ordine dei medici di Roma è arrivato ad avviare un’attività di tutoring. Mettendo avvocati e consulenti a disposizione gratuita per medici e cittadini. Un’iniziativa “unica in Italia per assicurare al cittadino che ritiene di aver subito un dannno in sanità e al medico che vive una situazione di sofferenza professionale, l’assistenza adeguata e gratuita per orientarsi verso la soluzione migliore in un clima di leale collaborazione“. Sul sito dell’Ordine sono disponibili i due modelli da scaricare: uno per le segnalazioni da parte dei cittadini e uno per i medici.

Noi crediamo sia questo il nostro dovere – spiegano Antonio Magi e Pierluigi Bartoletti, rispettivamente presidente e vice presidente dell’Ordine di Roma – la leva per cambiare le cose crediamo stia nell’evitare che i cittadini e medici diventino prede di una deriva affaristica estrema che può produrre solo effetti devastanti portando in corsia e nelle camere operatorie ansie e incertezze. Il nostro obiettivo è instaurare un clima di collaborazione che miri anche a correggere gli eventi avversi che hanno portato all’eventuale errore e aiutare i colleghi che si trovano in difficoltà. La nostra è un’alternativa pubblica a chi sugli errori in sanità vede un mercato da conquistare e spremere. Togliamo spazio a chi vuole portare in sanità un clima di incertezza e farne terra di conquista per novelli cacciatori di taglie“.

Fonte: Il Messaggero