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Orari medici e riposi negati, lo Stato rischia miliardi. Reginato (Fems): Ssn deve assumere subito

Centomila medici del servizio sanitario interessati potenzialmente dal mancato rispetto della direttiva Ue orari di lavoro, per ore in più che in termini pecuniari globalmente si traducono in 40-80 mila euro a medico: dopo la vicenda degli specializzandi non retribuiti o mal pagati fra 1978 e 2006 – i cui risarcimenti oggi sono la prima voce di spesa della Presidenza del Consiglio – lo Stato rischia di sborsare altri 4-6 miliardi più interessi ai medici. Altri dati, più puntuali, arrivano dal pool di avvocati di Consulcesi, che segnala come da inizio anno ai 5 mila ricorrenti di cui ha raccolto il patrocinio tra il 25 novembre e capodanno 2015 se ne siano aggiunti altri 2 mila, con un tasso che potrebbe incrementarsi. “I medici hanno la netta percezione di aver subito per lunghi anni una grossa ingiustizia da uno Stato che ha approfittato del loro senso di responsabilità“, dice Massimo Tortorella, presidente Consulcesi.

Pur compiuta materialmente dai vertici di Asl e ospedale, la violazione si contesta allo Stato, al quale va chiesto il risarcimento. La direttiva è del 2003, andava applicata dal 2004 e invece lo è stata undici anni più tardi dopo che nel 2012 l’Unione Europea aprì una procedura di infrazione nel nostro paese. Dopo il 25 novembre 2015 invece la contestazione va fatta direttamente all’azienda sanitaria. “Il parlamento dovrebbe sbrigarsi ad emanare una legge per disciplinare i rimborsi così come dovrebbe affrettarsi per gli specializzandi non retribuiti dal ’78 in poi. Sentenze alla mano, la strategia dell’Avvocatura dello Stato di dilazionare, di dirottare dai tribunali amministrativi a quelli ordinari, di resistere fino in Cassazione, di far durare le cause 15 anni, come avvenuto in Toscana per i giovani medici, tende a rivelarsi deleteria“, dice Enrico Reginato presidente della Federazione europea dei medici specialisti – Fems, che aprì la questione degli inadempimenti italici in sede “europea”. “Tra l’altro, agli interessi e alla rivalutazione si potrebbe aggiungere la richiesta di farsi risarcire gli anni di attesa oltre la durata “giusta” dei processi, con la procedura sancita dalla Legge Pinto, che consente di chiedere altre somme allo stato attraverso i Tribunali“.

Il diritto calpestato non è difficile da provare, in genere c’è traccia sia online sia nei fogli presenze di tutte le timbrature, e se non si hanno i dati, gli uffici personale li rilasciano. I ricorsi devono essere relativi a riposi non goduti tra il 2008 ed il 25 novembre 2015. Non a partire dal 2003, perché quell’anno l’Italia si era adeguata alla direttiva, ma poi la Finanziaria di fine 2007 escluse il personale sanitario dalle disposizioni di Bruxelles. “Dal 1° gennaio 2008 – spiega Reginato – la legge 161/2014 ha escluso dai benefici della direttiva Ue solo i medici dipendenti in quanto equiparati ai dirigenti della Pubblica amministrazione, anche se non sono retribuiti per obiettivi. Quanto alla prescrizione, dovrebbe scattare da febbraio 2019, da quando il nostro paese fu deferito dall’Ue per non aver applicato la direttiva nemmeno dopo sollecitazione della Commissione, gli anni precedenti”. Reginato non è del tutto soddisfatto di come sono cambiate le cose dal 25 novembre scorso. “Per evitare tagli a servizi nelle aziende si considera “ordinario” che il medico lavori 48 ore, cioè il massimo settimanale, contro le 38 ore previste dal contratto; penso di sollecitare nuovamente l’attenzione delle istituzioni Ue. Lo Stato italiano deve aprire nuovi bandi ora e non nel 2017, e non importa se le risorse si fatica a trovarle: la classe medica continua a invecchiare per il mancato turn-over, quando la stanchezza degli operatori si traduce in un errore, come mi insegnano 15 anni di esperienza da perito, costa milioni in risarcimenti ai pazienti. Assumere costa molto meno“.