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Medicina generale: perché sta perdendo il suo appeal

28/02/2023

Per i medici di medicina generale meno burocrazia, più risorse, aumento dei massimali dei pazienti in carico e supporto dei professionisti sanitari. La ricetta dell’Emilia-Romagna funziona?

Medicina generale: perché sta perdendo il suo appeal

“È cambiato il mondo, ma non le regole”. È in una frase che Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale della Fimmg (Federazione dei medici di famiglia), sintetizza le criticità con cui i medici di medicina generale devono fare i conti quotidianamente. L’inquadramento contrattuale è regolato da una legge approvata agli inizi degli anni ’90 (ai sensi dell’art. 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421 e dell’art. 8 d.lgs 30 dicembre 1992, n. 502 mediante accordi collettivi nazionali), mentre i pazienti e loro esigenze, nell’arco di oltre trent’anni, sono decisamente mutate.

 

Medico di medicina generale tra nuove sfide e cambiamenti

 

“Assistiamo ad un progressivo invecchiamento della popolazione e ad un incremento di patologie croniche e comorbidità – spiega Bartoletti -. Ancora, il progresso tecnologico ha accorciato i tempi di degenza ospedaliera, demandando all’assistenza territoriale e domiciliare i casi non gravi. Cambiamenti radicali dei bisogni di salute dei cittadini che, negli anni, non sono stati supportati da un adeguamento della medicina generale”. Lacune di gestione e organizzazione della rete di cure intermedie e domiciliari presenti da qualche decennio, ma emerse con maggiore chiarezza durante la pandemia da Covid-19.

 

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Il modello Emilia-Romagna

 

E, come spesso accade in sanità, queste carenze si sono trasformate in differenze territoriali: c’è chi si è rimboccato le maniche, trovando le giuste soluzioni, e chi è rimasto indietro. Tra le risposte elaborate per la gestione dell’emergenza, spicca quella dell’Emilia-Romagna. La Regione ha sottoscritto un accordo con Fimmg, il Sindacato Nazionale Autonomo dei Medici Italiani, il Sindacato Medici Italiani e la Federazione CISL Medici per individuare misure straordinarie per uscire dall’emergenza acuita dalla pandemia e, al tempo stesso, sperimentare soluzioni che possano essere efficaci anche in futuro.

 

5 minuti ad ogni paziente, sono sufficienti?

 

“L’accordo stipulato in Emilia-Romagna è senza dubbio promettente. Ma potrebbe esserlo ancora di più cambiando le obsolete normative su cui si basa la medicina generale – commenta il vicesegretario nazionale della Fimmg -. Un medico di famiglia dovrebbe, in linea teorica, dedicare 5 minuti ad ogni paziente, avendo a disposizione tre ore di lavoro giornaliere. Un tempo sufficiente per alcuni, ma del tutto inadeguato per visitare chi si trova in condizioni di salute precarie, a causa di patologie croniche, gravi a o di comorbidità. Il contratto del medico di medicina generale non prevede ore di lavoro straordinario che, se effettuate, non avrebbero né un riconoscimento economico, né puramente formale. In altre parole, la medicina generale è una specializzazione sempre meno attraente e gratificante: anche gli stipendi sono fermi alle cifre di trent’anni fa”.

 

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Le professioni sanitarie accanto al medico di medicina generale?

 

Il modello di medicina generale promosso in Emilia-Romagna oltre a meno burocrazia, più risorse e aumento dei massimali dei pazienti in carico, prevede anche che il MMG riceva un supporto da infermieri e professionisti sanitari. “Il supporto delle professioni sanitarie è senz’altro utile, ma dovrebbe essere garantito in base ai reali bisogni dei cittadini. Sarebbe inutile, ad esempio, offrire l’assistenza infermieristica laddove la presenza della professione è già ben radicata a livello territoriale. Al contrario, sarebbe doveroso garantirla, attraverso lo studio del medico di medicina generale, laddove il SSN non garantisce servizi di prossimità ai cittadini”, dice Bartoletti

 

La riforma della medicina generale

 

Tuttavia, la riforma della medicina generale non dovrebbe solo rispondere ai bisogni di salute, vecchi e nuovi, dei cittadini, ma anche aumentare l’attrattiva per una professione che sta via via perdendo il suo appeal. “Vogliamo che il medico di medicina generale sia un reale filtro tra il territorio e l’ospedale o che si limiti a fornire prescrizioni per farmaci, visite ed esami specialistici? – chiede Bartoletti -. Nel primo caso potremmo seguire il modello tedesco dove i medici di medicina generale effettuano anche esami diagnostici di primo livello. Nel secondo, quello spagnolo, in cui i medici sono dipendenti pubblici. In Spagna, però, l’uniformità del servizio non ha riscosso grande successo: a Madrid molte case della salute hanno già chiuso i battenti per la carenza di medici. È molto probabile, dunque, che solo imitando il modello tedesco potremmo rivitalizzare la medicina generale e – conclude vicesegretario nazionale della Fimmg – attirare un numero adeguato di giovani medici verso questa professione”.

 

 

Isabella Faggiano, giornalista professionista