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Sanità, governo ai ripari

In mano al Mef l’assunzione di circa 5mila unità tra medici e infermieri

Su orari di lavoro soluzione tampone in Stabilità

 

 

Il governo corre ai ripari per evitare la crisi del comparto sanitario. E lo strumento è la legge di Stabilità al vaglio della camera: nel momento in cui il testo arriverà in aula sarà presentato un emendamento ad hoc. La norma tampone, frutto di un accordo arrivato nei giorni scorsi tra il Ministero della Salute e quello della pubblica amministrazione, è in attesa del via libera da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dovrebbe prevedere lo stanziamento di risorse per circa 5mila assunzioni tra medici e infermieri.

E proprio sulle modalità e i tempi di assunzione si giocherà l’ennesima partita. Il piano del governo, ammesso e non concesso che il dicastero di via Venti settembre garantisca le coperture finanziarie, essendo inserito nella legge di Stabilità non andrà a regime prima del 1°gennaio 2016. Ovvero, più di un mese dopo l’entrata in vigore, a partire da ieri, della regola delle 48 ore di lavoro a settimana e delle 11 ore di riposo consecutive per tutto il comparto sanitario. E, in questo caso, la questione da valutare sarà la differente gestione del problema da parte delle regioni in regola e da parte degli enti sottoposti, invece, a piano di rientro. Se, infatti, le prime per la scelta del personale medico e infermieristico da assumere potranno attingere dalle graduatorie degli ultimi concorsi fatti, quelle sottoposte a piano di rientro, dovranno necessariamente prevedere dei nuovi concorsi. Il tutto con costi e tempi differenti. Ed è soprattutto il fattore tempo ad essere critico. Bene che vada, infatti, difficilmente le risorse umane e materiali vedranno la luce prima della prossima primavera.

 Un timore espresso a più riprese anche da Consulcesi, società impegnata nella difesa dei camici bianchi che resta in attesa di vedere la proposta del governo messa nero su bianco. “Le tardive trattative tra Governo, Regioni e Sindacati non hanno portato a nulla” ha precisato la società, “difficile, quindi, credere anche ad una soluzione in extremis che porti allo sblocco del turnover per consentire al personale sanitario di non superare le 48 ore settimanali e godere di almeno 11 ore di riposo tra un turno e l’altro, come prescrive la legge“. Resta, quindi, da vedere come verrà gestita la fase transitoria. Oltre al fattore tempo, sarà necessario valutare, poi, la questione precari in merito alla quale i profili critici non mancano. Una eventuale loro stabilizzazione, infatti, per quanto accolta di buon grado dai sindacati di categoria, non farebbe comunque venire meno il problema della carenza di personale. E’ necessario, quindi, evitare che tramite la stabilizzazione di una parte delle risorse, le Regioni non provino ad aggirare il problema. Su questo punto, però, sarà necessario attendere la stesura definitiva della proposta dell’esecutivo. “Se, effettivamente, il governo riuscirà a trovare le risorse per prevedere l’assunzione del personale necessario almeno ad arginare l’emergenza sarebbe già una cosa positiva“, ha spiegato il presidente Cimo, Riccardo Cassi, “resta da vedere, però, come sarà gestita la fase transitoria. Non è da escludere, a questo punto, che le Regioni avanzino una nuova richiesta di deroghe che eventualmente andranno attentamente valutate. Resta il fatto, però, che anche nella migliore delle ipotesi“, ha concluso Cassi, “difficilmente la situazione potrà essere arginata prima della primavera“. In attesa di conoscere i dettagli del piano di Governo, è convocata per oggi la conferenza delle Regioni, nel corso della quale la Basilicata, nonostante la chiara posizione dei sindacati di categoria, continuerà a chiedere deroghe all’applicazione del nuovo orario. Più incline, invece, all’idea del Governo, dovrebbe essere la Regione Molise che vorrebbe avanzare richiesta di autorizzazione a procedere con nuovi concorsi. 

 

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