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Ex specializzandi e lavoro, cresce la platea dei ricorrenti. Lo Stato rischia di sborsare miliardi

Sette miliardi o quattro: si parla di queste cifre quando si immagina il totale dei risarcimenti che lo stato potrebbe esser chiamato a versare ai medici ex specializzandi che non hanno ricevuto il pagamento delle borse di studio o dei contributi e le altre voci contrattuali per gli anni tra il 1983 e il 2006; a questi 160 mila medici ora si sono aggiunti quelli immatricolati alle scuole tra il 1978 e il 1982 per una sentenza di Cassazione. Fin qui, come riepilogano gli avvocati di Consulcesi, 97mila medici hanno fatto ricorso. Ma quanti avrebbero diritto in tutto? Nelle ultime settimane, dopo una ricerca con la Fnomceo, Consulcesi ha accertato che nel gruppo dal 78 all’82 in realtà restano 20mila “in target” con i ricorsi: da qui una platea potenziale di 180 mila ricorrenti, 160 più 20 mila. Se tutti ricorressero, considerato che le sentenze producono in media 40mila euro a ricorrente, si arriverebbe ad un esborso di oltre 7 miliardi. Se invece si restasse agli attuali oltre 97mila ricorsi, lo Stato rischierebbe “solo” 3,7 miliardi, beninteso ove lo Stato inaugurasse una transazione come prevista dal disegno di legge unificato avviato in senato dopo l’approvazione della mozione Aiello. La cifra lieviterà in entrambi i casi se invece lo Stato continuerà a difendersi nelle aule dei tribunali dove fin qui oltre alle borse gli è stato chiesto di versare mora e interessi. 

L’indennizzo – Non tutti i ricorrenti chiedono la borsa. Quelli del periodo 1993-2006 chiedono oneri previdenziali ed assicurativi. Si potrebbe pensare che si tratti di somme minori e invece no, sono più pesanti: stando al decreto 368 del 1999 ci sono 14mila euro di differenza tra quanto ha guadagnato ogni specializzando e quanto gli sarebbe spettato. A questi 14mila euro vanno aggiunti gli oneri previdenziali e assicurativi e la cifra crescerebbe notevolmente; anche per questi specialisti il Ddl prevede l’indennizzo da 13mila euro ad anno frequentato.

Ricorsi & ddl – Si è scritto che all’indomani dell’approvazione del disegno di legge in senato chi non ha fatto ricorso può ancora ricorrere. Ciò è vero, spiega il presidente Consulcesi Massimo Tortorella: “Fatta la legge verrà fissato un termine a breve entro cui si potrà chiedere la transazione. Potrà richiederla solo chi all’entrata in vigore della legge avrà presentato domanda giudiziale per il riconoscimento del rimborso dovuto. Resta, comunque, aperta la possibilità di proseguire o avviare il contenzioso anche attraverso le vie legali anche dopo l’entrata in vigore della legge. L’accordo transattivo rimane indubbiamente la soluzione migliore: in termini di risparmio per lo Stato e di tempi rapidi per i medici. I recenti sviluppi politici della vicenda hanno prodotto un netto aumento dei ricorsi. In molti vogliono mettersi al sicuro, non correre il rischio di esser tagliati fuori dai rimborsi. Per questo, sollecitati da diversi OMCeO, Enti, Associazioni e Società Scientifiche, stiamo per lanciare a breve una nuova azione collettiva”.

Orari lavoro – Il cielo si schiarisce dunque per lo Stato? Non del tutto. Si è appena aperto il capitolo dei ricorsi dei medici ospedalieri per il mancato rispetto della direttiva europea sugli orari di lavoro nel settore pubblico negli anni 2004-09. Anche qui si è ipotizzata una spesa ingente, intorno ai 3 miliardi, per una platea di oltre 100 mila medici dipendenti pubblici per una media di 80 mila euro a medico, ammettendo che faccia ricorso (contro lo Stato e non contro l’azienda sanitaria) circa metà degli aventi diritto. 

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Con la recentissima sentenza della Cassazione, via libera ai rimborsi anche per i medici che hanno iniziato la specializzazione dal 1978

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