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Migliaia di medici di famiglia potrebbero fare causa allo Stato

Riguarda coloro che dal 1993 hanno subito disparità di trattamento rispetto ai colleghi specializzandi

Migliaia di medici di Medicina Generale che dal 1993 hanno subito disparità di trattamento rispetto ai colleghi specializzandi, potrebbero decidere di rivolgersi al giudice chiedendo un risarcimento a titolo forfettario che può  arrivare fino a 50mila euro per ogni anno di specializzazione. Il pool di legali di Consulcesi, che si è già attivato presso i Tribunali di tutta Italia, annuncia la nuova azione collettiva per il 13 aprile riservata ai medici di famiglia penalizzati dallo Stato. I medici di famiglia devono, dunque, fare i conti con gli effetti dell’imbuto formativo con un ricambio generazionale reso ancora più complicato dalla disparità di trattamento economico, fiscale e  assicurativo che subiscono tutti gli MMG durante la formazione post laurea. Il pool di legali di Consulcesi si è già attivato presso i Tribunali di tutta Italia per rivendicare il loro diritto sancito da direttive Ue, non correttamente recepite e attuate.

Il Corso di formazione specifica in Medicina Generale è stato, infatti, previsto con la legge 30/07/1990 n. 212, in attuazione della direttiva n. 86/457/CEE ed è un titolo necessario per svolgere l’attività di Medico Chirurgo di Medicina Generale. I partecipanti al corso percepiscono una borsa di studio pari a quella prevista per gli specializzandi con il D.lgs n. 257/91 (11.603 euro circa all’anno: D.M. 7 marzo 2006). Il pool di legali di Consulcesi definisce la questione come trattamento discriminatorio rispetto i colleghi specializzandi. Nello specifico le principali differenze sono le seguenti: gli specialisti (a partire dall’anno accademico 2006/2007) ricevono una retribuzione annua di circa 26mila euro, sono esentati dal pagamento dell’IRPEF, non sostengono gli oneri assicurativi per i rischi professionali e godono di contributi versati per ogni anno di specializzazione. I medici di medicina generale, al contrario, sono borsisti e ricevono circa 11mila euro l’anno con una modalità vecchia di vent’anni, senza l’adeguamento del 2006 che è stato riservato alle borse destinate agli specializzandi; pagano l’IRPEF sulla borsa già tassata, che in tal modo assume valenza di reddito percepito, senza però godere del calcolo del triennio di specializzazione ai fini pensionistici e, infine, pagano i contributi e provvedono a proprio carico alla copertura assicurativa per i rischi professionali.